La via della seta

Da Maku a Takab 29-07-01

Giacomo Cavalli 29 luglio 2001    Invia ad un amico


Il paesaggio, lasciataci alle spalle una Turchia verde e gialla, è cambiato enormemente non appena entrati in Iran, in modo del tutto improvviso. La terra appare molto più arida. Le montagne giallognole e marrone si abbandonano ad ampi spazi desertici, alle loro pendici non più campi coltivati né erba né alberi, neppure animali al pascolo, eccetto piccolissime aree. Le montagne sono subito alte, montagne aride e di deserto. Avevano tutta l'aria di non ricordare una pioggia da molti mesi. Sarà vero? Ci troviamo nelle regioni dell'Azerbaijan, sotto l'Armenia.

Maku questa mattina appare ancora più rumorosa, ma forse a causa della luce del giorno anche più facile ed amichevole. Certo l'effetto è strano. Non sappiamo di preciso dove andare e ci muoviamo in strade senza alcuna indicazione. Ovunque ci sono case basse, mattino in evidenza non del solito colore rosso, ma chiaro, quasi bianco. Piccole tende alle volte aprono la strada ai negozi, sempre molto poveri. La gente ci guarda ed osserva.

Abbiamo caricato le moto e partiamo. Vorremmo riuscire a visitare le rovine di Bastam e la Cattedrale Nera di Ghara Kelisa. Il primo sito, uno dei più antichi in Iran, dista appena sei chilometri dal secondo e ci sembrano a portata di mano. Dobbiamo fare però benzina. Siamo fortunati, troviamo subito un primo distributore. Io e Alessandro riempiamo subito taniche e serbatoi, che erano rimast ormai vuoti. A. Boselli e Pasquale decidono di proseguire per trovarne un secondo alla ricerca di benzina verde. Infatti un ometto ci garantisce che ne avremmo trovato un secondo poco chilometri più avanti.

Pasquale decide di accompagnare A. Boselli, così noi rimaniamo lì mentre loro si incamminano. Di lì a breve avremo la nostra prima amara lezione iraniana. In questo paese sarà sempre assolutamente necessario rifornirsi nei centri abitati, raramente pompe di benzina si trovano lungo la strada. A causa di questo imprevisto siamo costretti a rallentare di molto la nostra corsa. Infatti Pasquale ed A. Boselli hanno ancora sufficiente benzina e ci convinciamo del fatto che ne troveremo senz'altro avanti, del resto così ci è stato detto.

Poche decine di chilometri dopo saremo costretti a svuotare le nostre taniche nei loro serbatoi, ormai vuoti. Inoltre ci siamo dovuti incamminare verso Khoy a velocità ridotta nel tentativo di ridurre al minimo i consumi. Dovremo raggiungere il paese successivo, quello di Ghara Zeya-ed-Din, per riuscire a fare rifornimento.

Ci rendiamo conto che non riusciremo mai a trovare della benzina verde, e lungo tutto il nostro soggiorno in Iran il Super Tenerè dovrà viaggiare con benzine rosse più pesanti.

La strada è difficile e non buona, asfalto non percorribile a più di 70-75km/h, a meno di non voler consumare velocemente le nostre mitiche MICHELIN, che finora non sembrano avere risentito dei già tanti chilometri percorsi, a guardarle appaiono ancora nuove. Gli Iraniani scopriamo essere da subito essere pessimi guidatori, molto distratti e pericolosi. Un camion rovesciato versa sulla strada grano e frumento ed occupa quasi la metà della corsia alla nostra sinistra. Tiriamo diritto.

Le indicazioni stradali sono praticamente inesistenti. Decidiamo di mantenere al massimo una velocità pari ad 80km/h, salvaguarderemo i nostri MICHELIN T66 e gli eviteremo inutili sofferenze. Purtroppo, a causa dei numerosi ritardi accumulati non riusciremo a vedere né Ghara kelisa né Bastam, distavano ormai entrambi a più di 60km da Ghara Zeya-ed-Din. Tra andare e tornare questo avrebbe aggiunto circa 120km in più alla tappa giornaliera, condizione che ci avrebbe probabilmente messo nell'impossibilità di completare il programma così come era stato pianificato da Roma.

Ripartiamo amareggiati con il solo simpatico ricordo del distributore di benzina dove ci siamo fermati e dove abbiamo comprato frutta e gomme da masticare a piccoli bambini che ci si affollavano intorno ed offrivano pomodori e gomme americane. In ogni caso ci siamo allontanati troppo, un pizzico di rabbia e delusione serpeggia tra noi. Il paesaggio è variegato. Nessun albero, ma di tanto in tanto su questa specie di deserto roccioso non completamente arido si aprono punti di verde, tanto da confondere le nostre idee sulla natura del posto in cui ci troviamo.

Nel paese in cui ci troviamo, prima di raggiungere il distributore, ci fermiamo in una sorta di alimentari per acquistare dei meloni e pomodori. Abbiamo fame. Ricordiamo di essere stati letteralmente sopraffatti dalla curiosità della gente, dalla loro ospitalità, da bambini con enormi occhi scuri e curiosi. Questi Iraniani, nonostante le tensioni politiche e le nostre paure, sembrano simpatici.

Purtroppo non sarà quello il solo errore della giornata. A causa delle scarse indicazioni superiamo accidentalmente la città di Khoy. Nostra intenzione era proseguire lunga la riva destra del lago di Orumiye marciando verso il Sud del paese. Saremmo dovuti arrivare nella città di Orumiye per poi raggiungere Mohammad Yar e Meyando'ab, nel Sud dell'Azerbaijan.

Non ci siamo riusciti. Non appena ci rendiamo conto di essere andati oltre, verso Tabriz, dobbiamo decidere se ripercorrere indietro circa 70km oppure proseguire in avanti, e ritornare verso il lago di Orumiye superata la stessa Tabriz. Ci fermiamo all'ombra di un paio di grossi alberi. A pochi metri da noi vecchissimi camion di colore verde ed una piccola casa in mattoni con una grande apertura, forse una bottega ma non ci è chiaro cosa vendano o cosa facciano.

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