La via della seta

Da Maku a Takab 29-07-01

Giacomo Cavalli 29 luglio 2001    Invia ad un amico




Ci svegliamo presto. Sappiamo di dover fare molta strada. Non appena lasciata Maku dovremmo riuscire a raggiungere anche un paio di siti storicamente ed archeologicamente molto importanti. Siamo un po' spaventati perché ci troviamo in Iran da pochissime ore, non conosciamo né il paese né la gente, la tensione politica potrebbe essere alta, Katami è stato appena rieletto e nel paese sembrano esserci molte tensioni. Circa tre settimane fa una donna è stata lapidata a Teheran accusata di adulterio. La sola cosa sulla quale possiamo pensare di fare un minimo di affidamento è il nostro il nostro programma, che in questi casi sappiamo contare ben poco. Non sappiamo nulla di quello che potrebbe accadere a noi od alle moto. Oggi cominceremo col misurarci con incognite di cui non conosciamo ancora l'entità, a cominciare dalla qualità delle strade che dovremo affrontare.

La sera prima, entrati in Maku, siamo stati impressionati dalla quantità di macchine che in piena notte circolano senza luci, senza segnalare direzioni, manovrano al centro della strada in modo assolutamente proibitivo a velocità inverosimili. Dai loro scappamenti fuoriesce fuori una quantità di fumo da fare invidia al più vecchio dei nostri pubblici italiani.

E' stato questo uno dei motivi per i quali abbiamo deciso di fermarci e non proseguire dopo il tramonto, a notte calata. In teoria, oggi, saremmo dovuti arrivare a Koy, a circa 70Km da Maku. Ovviamente a causa delle innumerevoli perdite di tempo del giorno precedente e della stanchezza che ci aveva orami sopraffatto non è stato possibile. Del resto non era neppure prevedibile una perdita di tempo tanto grande in frontiera cui abbiamo dovuto aggiungere ben altri 90 minuti dovuti al cambiamento di fuso orario.

L'albergo, anche se caro, circa 15$ a testa, è stato comodo e riposante. Abbiamo insistito perché cambiassero le stanze che ci avevano assegnato non appena arrivati, le prime due erano tropo vicine alla sala di intrattenimento degli ospiti. Pochi minuti per chiarirsi. Ne abbiamo girate altre quattro prima di decidere.

Quella sera, nonostante la stanchezza, Pasquale e Giacomo ne hanno approfittano per farsi un piccolo bucato. Come al solito ci siamo divisi sulla base di chi russa e di chi non russa, poco male. Pasquale oltre al bucato riesce a far saltare l'impianto elettrico della camera, lui e Giacomo rimangono al buoio. Decidiamo di non metterne al corrente la direzione.

In principio, a dire il vero, ci eravamo mossi alla ricerca di qualcosa di più economico, ma nonostante Giacomo e A. Boselli si fossero diretti alla ricerca di un secondo albergo, ne sono venuti fuori sconsolati. L'altra pensione, la Pensione Margherita, si trovava sulla strada principale del paese. Doveva avere le camere direttamente sulla strada, vetri rotti. L'ingresso al piano terra somigliava molto ad un'antica bottega da barbiere, con sedie simili a vecchie ed umili poltrone. Un uomo, non appena viste le moto, ne era uscito fuori ben contento. Grasso e con la barba lunga, camice bianco sporco. Poco dopo, negata la necessità di avere bisogno di una camera, i due avevano raggiunto già Alessandro e Pasquale nervosi ed in attesa davanti alla reception.

La mattina, ancor prima di caricare le moto, ci avviamo a fare colazione. La sala del ristorante è ampia e luminosa, piena di mosche. Qualche iraniano è già seduto a tavola. Non si vedono donne in giro. Il cameriere, uno solo, serve e si fa pagare il conto della colazione che non è incluso nel prezzo della camera. In Iran non è mai inclusa. Ci servono, con del The, una marmellata di carote molto dolce e del pane molto sottile, simile ad una spianata. Il pane si direbbe rifatto, è pessimo e gommoso.

All'uscita ci fermano tre iraniani, due dei quali donne. Parlano un corretto inglese ed un po' d'Italiano, comunque quanto basta per farsi capire. Loro se ne vanno in Turchia a trascorrere le vacanze, devono essere molto ricchi, infatti possiedono una bella macchina, e non una di queste cassette metalliche ambulanti e rumorose. Ci chiedono dell'Italia e cosa ne pensiamo dell'Iran. Rispondiamo di essere appena arrivati dal confine. Ci dilunghiamo brevemente nel racconto dei mille problemi dovuti alle perdite di tempo di frontiera. Ho ancora in mente la strada percorso subito dopo la frontiera.

pagina 1/4 Pag. successiva 
Ultime prove:
Yamaha XT1200Z Super Ténéré

Yamaha FZ8: terra di mezzo

Aprilia Dorsoduro 1200: esagerata!

Aprilia RSV4 Factory APRC SE. Incredibile.

BMW S1000RR: potenza accessibile

Harley-Davidson XR1200X Kit e ti diverti anche nel misto

Ducati Multistrada 1200S: la sportiva travestita.

Week Test: Yamaha X-MAX 250cc.

RR Enduro 2011... e brava Beta!

Triumph Sprint ST 1050: la Tourer molto Sport

Copyright © Nexus Web Services