La via della seta

Da Erzurum all'Iran 28-07-01

Giacomo Cavalli 28 luglio 2001    Invia ad un amico


La strada è molto bella. Sono circa le 9.40. Non vediamo di raggiungere le pendici del monte Ararat prima di raggiungere il confine Iraniano. Costeggiamo alla nostra sinistra un'alta parete rocciosa ed alla nostra destra un corso d'acqua quasi completamente prosciugato. Oltre il corso d'acqua ancora montagne. Pensiamo al Kurdistan perché c'è molta polizia in giro, caserme ed esercito, eppure non siamo ancora giunti in prossimità di regioni "calde" toccate da sangue e guerriglia.

Ci troviamo, verso le 12.30 nei pressi di Ortakoy, piccolissimo paese con le classiche case di fango rosso unite a costruzioni più povere in mattone. Vicine sopravvivono vecchi capannoni industriali in completo stato di abbandono. Poco subito dopo il paese troviamo un ponte di eccezionale bellezza del XV sec. Giacomo ed A. Boselli si fermano per alcune foto, altri due procedono.

Riparte anche Alessandro quasi subito per raggiungere gli altri due, mentre Giacomo si ferma ancora un paio di minuti per ammirare la bellezza del ponte. E' rosso in mattoni con lunghe campate giungere da una parte all'altra le sponde del fiume. Quando Giacomo riparte e raggiunge gli altri li trovi fermi accostati a destra, moto spente sul cavalletto . Una pattuglia della polizia li ha fermati, accosta anche lui senza proseguire. Hanno sequestrato i nostri passaporti e pretendono circa 40USD/cd per una contravvenzione che, per la seconda volta, a nessuno sembra chiara o motivata. In ogni caso si tratta di un bel mucchio di soldi.

Non sembriamo avere via di uscita. Mostriamo ogni genere di tesserino possibile e ragionevolmente tentiamo di dissuaderli. Gli agenti sono irremovibile e non vogliono restituirci i documenti. Ormai siamo fermi da più di 30 min. Improvvisamente si ferma una macchina. Ne escono due persone, una di loro è grassa ed alta, senza barba e capelli molto scuri. Rivolgendosi ancor prima a noi che ai poliziotti chiede da dove veniamo, chi siamo cosa succede. Parla solamente tedesco. Per fortuna Giacomo ne ha studiato a sufficienza per spiegare all'uomo come stanno andando le cose. Siamo un po' preoccupati.

Giacomo parla con calma, in modo che i poliziotti non possano insospettirsi troppo. Uno sguardo rapido all'orologio: sono già trascorsi quasi 50minuti. Vediamo l'uomo avvicinarsi decisamente al poliziotto in macchina, i nostri documenti sul cruscotto, inavvicinabili. Cominciano a discutere. Il turco "buono" si rivolge a noi improvvisamente dandoci "del tu" in tedesco, strano, poco prima aveva usato la forma di rispetto "Sie". Con tono duro ci dice di aspettare tutti dall'altra parte della strada. Ci allontaniamo. E' passata un'ora.

I due continuano a discutere un po' animatamente ancora per circa 5 min. Al termine della discussione il nostro difensore afferra la portiera della propria macchina, l'apre e ci rimonta sopra avviandola. Parte senza salutarci al contrario dell'altro, quello che viaggiava con lui. Sentiamo poi aprirsi le portiere dell'ultima macchina rimasta parheggiata dall'altra parte della strada, quella della polizia. L'agente, sudato e visibilmente seccato in volto ne esce fuori , attraversa la strada e ci raggiunge. Ci riconsegna i passaporti, ci fa cenno di proseguire ed andarcene. Non possiamo crederci.

Siamo in ritardo di quasi un'ora e mezza sulla nostra tabellina di marcia, sono le 13.45 e decidiamo di fermarci dove possibile non prima di altri 60-70Km, bere un sorso d'acqua e mangiare qualcosa, ammesso che se ne trovi. Non beviamo nulla da circa tre ore ed è caldissimo, siamo stati fermi a lungo sotto un sole bollente. Date possibili medie orarie su questa strada, pensiamo ad una sosta verso le 14.45, e così sarà, fatta eccezione per un bellissimo ponte sospeso in corda, lungo circa centro metri, trovato lungo la strada dove ci fermiamo pochissimi minuti per un paio di rapide foto. Davvero impressionante.

Raggiungiamo affamati una piccola zona di sosta. E' una piccola Kantina. Poco più avanti ce n'è un'altra e prima di decidere dove potersi fermare Giacomo e Pasquale si sono spinti fin là per capire se fosse meglio. Hanno fatto retromarcia, decisione presa. Mangiamo lì un Kebap di carne di pecora, una piccola e scarna insalata. Devo dire il peggiore che abbiamo mai provato e che ricorderemo in seguito. Pezzi si solo grasso con una minima frazione di carne galleggiavano praticamente nell'olio. Era davvero incredibilmente grasso e troppo duro. Commettiamo anche l'errore di non chiedere prima il prezzo e ci rifila circa 9.000.000 di Lire Turche di conto in tutto. Circa il doppio di quello che avremmo comunque dovuto pagare.

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