La via della seta

Da Erzurum all'Iran 28-07-01

Giacomo Cavalli 28 luglio 2001    Invia ad un amico




Siamo svegli presto. L'albergo è stato un'esperienza sufficientemente infamante per qualità e pulizia, ma di meglio non era possibile fare. Di fronte a noi c'erano altre due pensioni, ma avevano tutta l'aria d'essere perfino peggiori della nostra. Di primissima mattina, verso le cinque, Giacomo ha sentito uno dei motorini di avviamento delle moto girare, almeno così ha creduto.

Si è vestito di corsa ed è sceso per le scale precipitandosi in strada. E' quasi inciampato nell'ometto "No Alì Babà" che dormiva di traverso davanti alla porta di ingresso della pensione e che svegliandosi e rotolando su se stesso ha esclamato sopraffatto dal sonno "No problema No problema". Appena arrivato in strada sembrava tutto in ordine. E' rimasto lì circa dieci minuti facendosi notare dai pochi che ci ha detto trafficare con sacchi e carretti vari, poi è risalito in camera senza più riuscire a chiudere occhio.

Siamo partiti dall'albergo verso le 8.30 con le moto pronte e cariche. Fino alla frontiera ci saranno ancora circa 350Km. Oggi tappa relativamente corta perché supponiamo di perdere molto tempo tra dogane e controlli vari. La colazione, veloce, la facciamo in una specie di piccola pasticceria centrale, all'apparenza pulita. Sembra anche ben frequentata da turchi che hanno tutta l'aria di appartenere ad un ceto elevato, comunque, le paste, non sono un gran che. Ci portano due caffè con latte bollenti ed imbevibili, altri due freddissimi col ghiaccio dentro.

Tiriamo giù qualche accidente, forse uno di troppo. Usciti dal locale ci dirigiamo verso le moto a circa 5 metri dall'ingresso della pasticceria. Non appena tolto il cavalletto veniamo fermati da un paio di agenti del traffico che pretendono da noi circa 2.000.000 di Lire Turche a testa. Sembra che si debba pagare una sanzione per avere dimenticato od ignorato di pagare una sorta di custodia o pedaggio per il parcheggio, proprio di fronte alla vetrina attraverso la quale osservavamo le moto divorando la colazione. Non è ben chiaro.

Cominciamo a discutere con le due guardie vestite di blu, sembrano abiti da operai più che da agenti. Sembra non ci sia nulla da fare finché un ragazzo, giovane, improvvisamente non accosta di fianco a noi con una macchina sportiva, nuova, che da queste parti dev'essere assai costosa. Ne esce fuori piuttosto agilmente pur essendo di stazza rilevante, afferra i quattro bigliettini che ci hanno messo in mano e davanti ai contravventori li riduce in piccolissimi pezzetti di carta e ci fa cenno di ripartire. Ce ne andiamo increduli.

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