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La via della seta

Da Istanbul ad Ankara 25-07-01

(25 luglio 2001)

Giacomo Cavalli


Ci svegliamo la mattina contenti di avere finalmente le moto di nuovo a posto. Perfino sul Gilera abbiamo fatto un piccolo intervento sull'Alternatore che difettava nella qualità dell'avviamento elettrico. Ora sembra davvero tutto in regola. La sera prima della partenza per Ankara, ci invita a cena Francesca, simpatica corrispondente di Motocorse in Turchia, che ci vizia e coccola un po'. Durante la cena, ci consigliano di percorrere l'A5 e non l'autostrada, di cui parlano come di una lingua di catrame nel bel mezzo del nulla.

Uscire da Istanbul richiede quasi un'ora, ma alla fine siamo sul grande ponte sospeso il cui pedaggio vale ben 2.000.000 di Lire Turche. Purtroppo alla fine del ponte siamo costretti ad imboccare l'autostrada e non l'E5. E' vero: quest'autostrada e' davvero noiosa e per nulla bella. Ne facciamo appena qualche decina di chilometri ed alla prima occasione, non appena riusciamo a trovare le indicazione per l'E5, ne usciamo sempre con direzione Ankara.

La strada ci porta ora dentro villaggi tra camion vecchi e fumosi, corse di somarelli e macchine la cui età non precisata si ferma sulle orme di vecchi modelli FIAT marchiati TOFAS. Ad Ankara arriviamo presto e con quasi tre pieni di benzina. Decidiamo di dormire in centro, gli alberghi non sono cari e si possono avere camere decenti con circa 5-6 dollari a testa. Per cena andiamo in centro, in cerca della "movida", ma dopo un paio di Kebap ce ne torniamo in albergo stanchi e comunque poco attratti da una città che non sembra avere davvero nulla di speciale, a parte il Museo Etnografico che visiteremo il giorno dopo. In compenso, quel giorno, lasciata l'autostrada, l'E5 e' stata molto divertente.

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