La Tecnica

GPM, ovvero il paese dei balocchi. Desmo

Marco Galante 11 maggio 2005    Invia ad un amico


Pietro Gianesin è un sessantenne in ottima forma “Tanto che ancora riesco ad inserire gli anelli ferma valvola nelle apposite sedi senza occhiali” sempre indaffarato attorno ad un bicilindrico -rigorosamente Ducati - ma che, da buon signore qual è, trova comunque il tempo per fare due chiacchiere con chi passa per la sua officina. Lo stabile dove ha sede la GPM è, innanzitutto, il paradiso di ogni ducatista, perché qui, oltre a esservi autentici gioielli quali 996 SPS, 999 R o 998 RS, nascono i Desmo che per potenza sono secondi solo a quelli sfornati dal reparto corse della casa bolognese.

GPM, da sempre, vuol dire preparazioni motoristiche su base Ducati, ma nel passato del tecnico vicentino ci sono stati pure i quattro cilindri, in particolare gli Yamaha 750 che equipaggiavano le Bimota YB5 e che fino all’89 si distinsero nell’allora neonato campionato del mondo Superbike; ma per Pietro, da sempre attratto dai Ducati “Una delle prime moto su cui misi le mani e che guidai fu un Cucciolo” il futuro era il Desmo, un motore che aveva iniziato a conoscere nei primi anni ’70 “Soprattutto sistemando le moto degli amici, anche perché ero uno dei pochi che metteva mano su quei motori”.

Aperta una normale officina nel 1978, dal ‘90 il motorista veneto decise di concentrarsi, per quel che riguardava la pista, solo sulle moto di Borgo Panigale, e tre anni dopo estesa la sua decisione pure alle moto stradali. “Scelsi di lavorare esclusivamente su moto Ducati anche perché ormai avevo molta esperienza su quei motori e mi ero fornito di tutti gli attrezzi dedicati ai Desmo bolognesi, senza contare che con l’azienda stessa ho da sempre un ottimo rapporto, basato su un profondo rispetto ed una sincera amicizia, che ancor oggi ci permette un utilissimo scambio di informazioni – il figlio di Pietro, che ha seguito le orme del padre, è stato il primo ad accorgersi dei problemi ai nuovi strumenti di diagnosi forniti dalla Ducati – sia in un senso che nell’altro.

E qui, per capire chi è il tecnico Gianesin, basti sapere che ogni organo meccanico ha la sua chiave dinamometria dedicata, che la tensione delle cinghie di distribuzione è regolata con un frequenzimetro “E nei motori veramente spinti la regolazione si fa rigorosamente a caldo” e che se un motore messo sul banco non sforna un numero minimo di cavalli, lo si smonta e lo si rimonta fino a che i conti non tornano “Purtroppo nel nostro ambiente c’è tanta gente che non sa fare il suo mestiere, e così capita di trovarsi a che fare con moto provviste di fantomatici scarichi artigianali che creano buchi da 20 cv, oppure può succedere di vedere esperimenti mal riusciti con componenti di dubbia origine…”

Gianesin, per evitare che il lavoro d’altri venga spacciato per suo, si è premunito e dal 1990 ogni bicilindrico che passa per le sue mani è numerato, così che circa quel motore si abbia a disposizione ogni tipo di informazione, sia a livello di rendimento che di manutenzione ma soprattutto a livello di eventuali elaborazioni, semplificando così anche la ricerca di eventuali problemi e relative soluzioni.

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