La Tecnica

Voglia di supermotard

Giorgio Papetti 14 dicembre 2004    Invia ad un amico


Il motard è una disciplina ancora agli albori se paragonata agli altri sport motociclistici, ma è anche quella che fa segnalare i più elevati tassi di crescita e che da un po’ di tempo a questa parte sta catturando l’attenzione degli appassionati, con riflessioni positive anche a livello di vendite e di mercato.

Non è certo un caso che le più prestigiose case stiano sfornando modelli più o meno estremi destinati a soddisfare la voglia di motard. Basti pensare a Honda Fmx, Husqvuarna 610, Yamaha XT 660R, per non parlare dei mostri derivati dai modelli da competizione originariamente pensati per l’off-road.

Che il motard sia nato in Francia da appassionati che iniziarono a ricavare versioni stradali dalle moto da cross è ormai risaputo. Quello che forse è meno evidente è perché queste moto estreme, almeno nelle loro interpretazioni originali, lontane anni luce dal concetto di versatilità riescano a emanare un fascino che sta mietendo vittime anche tra coloro che hanno sempre acquistato moto ipersportive. I motivi sono in realtà molteplici e di seguito cercheremo di analizzarli dando la nostra modesta interpretazione.

Partendo dalla sfera emotiva e più irrazionale, il motivo principale è indubbiamente l’enorme fascino e aggressività che le moto racing destinate all’off-road, da cui le motard più performanti derivano, riescono a emanare. Partendo da una moto da cross o da un modello destinato all’enduro “bastardo”, si comincia col cambiare i cerchi da 18” e 21”, sostituendoli con due da 17 pollici, per poi rivedere l’impianto frenante all’anteriore rimpiazzando sia il disco che la pinza.

Questo è il primo step per trasformare una moto da fuoristrada in una motard (attenzione però all’omologazione); da qui in poi è tutto un di più, anche se la sostituzione del parafango con uno specifico è quasi d’obbligo. Il bello però inizia proprio a questo punto, quando ci si può concentrare su una miriade di interventi sempre più mirati, che rendono ogni moto unica e tagliata su misura del suo possessore. Recentemente siamo stati a Ottobiano per provare una Husvarna SMR 450 modello 2005 durante una sessione di prove libere. Ebbene in pista c’erano decine di Ktm, Honda, Husaberg, Vor, Husqvarna e vi possiamo garantire che non ce ne erano due uguali. La nostra moto di serie sembrava quasi fuori luogo al cospetto di mezzi completamente rivisti nelle grafiche e nelle componenti.

L’idea di poter personalizzare in modo così spinto la moto fa venire l’acquolina in bocca e permette di presentarsi in pista anche con mezzi con qualche anno alle spalle senza passare per sfigati. E qui veniamo al secondo motivo che a nostro avviso sta decretando il successo delle motard. Anche da ferme, sono moto che esprimono potenza, cattiveria, aggressività, sensazioni che infiammano i cuori degli utenti e che fanno sentire pilota anche chi non ha mai visto una pista.

Provate a parcheggiare una motard vera davanti a un bar alla moda, magari a fianco delle tante Hornet, Speed Triple o delle ipersportive da 170 Cv, e vedrete che gli sguardi cadranno inevitabilmente su di lei. Pazienza se l’eventuale ragazza che riuscirete ad abbordare starà più scomoda che su una R1 (ammesso di poterla portare perché molte motard sono rigorosamente monoposto); potrete sempre darle appuntamento per la sera dopo e presentarvi con una 2CV che fa tanto vintage. La vostra figura l’avrete comunque fatta.

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