La Tecnica

Ducati 999R Factory: bella a metà

Federico Porrozzi 28 ottobre 2004    Invia ad un amico


Questo articolo è stato gentilmente concesso dalla rivista "Moto Magazine" ed è pubblicato sul numero 4 in edicola dal 20 ottobre.



Foto Studio Zac

Appena uscita sul mercato, in molti l’hanno guardata storcendo il naso. Eppure, ad analizzarla bene, c’erano tutti i presupposti perché diventasse la nuova regina delle Supersportive: tecnologia avanzata e design d’avanguardia facevano della 999 il vero gioiello della stagione 2003. Gli appassionati, ed i nostalgici delle forme seducenti della 998, però, continuavano a guardarla con facce dubbiose.



In realtà, sarebbe stato difficile per qualsiasi Casa progettare e proporre la moto cui sarebbe passato il testimone, pesantissimo, della serie da leggenda disegnata da Massimo Tamburini, che parte dalla 916 ed arriva alla 998. La Ducati, con Terblance a capo del progetto grafico, ha voluto convincere tutti della bontà della sua scelta e si è affidata alla 999 per tornare a vincere il mondiale Superbike, dopo che Edwards e la Honda erano riusciti a strapparglielo nel 2002, alla fine di una sfida epocale con Troy Bayliss.

Un obiettivo raggiunto a metà dalla Casa di Borgo Panigale, che lo scorso anno, affidando le 999 al talento inglese Neil Hodgson ed allo spagnolo Ruben Xaus, ha vinto sì il titolo mondiale, ma non ha di certo convinto con il cronometro. Le gomme erano le stesse Michelin utilizzate da Bayliss l’anno precedente, eppure i tempi non sono stati migliorati su nessuna pista.

L’accoppiata Hodgson-Xaus non valeva il manico dell’australiano? E’ possibile: ma è anche vero che lo scorso anno nel paddock del campionato Superbike mancavano gli altri Costruttori e la Casa di pneumatici più forte del “circus”, la Michelin, assisteva esclusivamente le Ducati ufficiali. Al paragone con la vecchia 998, però, non pensava quasi nessuno, perché al di là dei tempi registrati, le due rosse riuscivano a tagliare il traguardo con un eternità di vantaggio rispetto agli avversari.

Questa stagione, con l’arrivo del monogomma Pirelli, i risultati si sono livellati e forse la squadra ufficiale ha trovato più difficoltà rispetto agli altri ad adattare le nuove coperture alla moto bolognese. Resta il fatto che gli avversari si sono avvicinati, Vermeulen e la Honda hanno fatto rivivere agli uomini in rosso brutti ricordi (vedi Edwards) e tutti hanno rispolverato il confronto con la 998, stimolati anche dalle prestazioni di “Frankie” Chili, ben più veloce in sella al vecchio modello, con il quale si è dimostrato spesso in grado di duellare nel gruppetto dei migliori.

E’ anche vero, però, che le poche volte che i due alfieri Ducati, Laconi e Toseland, non hanno rischiato di gettare al vento il titolo finendo a gambe all’aria (ed è accaduto spesso), la 999 si è rivelata superiore alle avversarie. Gianluca Nannelli, che quest’anno ha corso sia con la 998 che con la sorella più giovane, ha dichiarato che il nuovo modello è molto più performante del vecchio, ma è più difficile da mettere a punto, perché offre la possibilità di un numero infinito di regolazioni.

Forse è proprio questo il “problema” della 999. Una moto complicata, pensata per la pista e che pochi piloti riescono a sfruttare al 100% del suo potenziale. Il prossimo anno, messa a confronto con tutti gli altri Costruttori schierati ufficialmente nel mondiale Superbike, sarà possibile valutare con esattezza il suo reale valore. E se poi a guidarla dovesse essere un vero top rider (si parla del ritorno di Troy Bayliss…) ci sarebbero tutti i parametri per capire di che pasta è fatta l’eclettica Ducati 999.

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