Prove moto

Honda VFR 1200 F

Carlo "Guerra" Martini 01 febbraio 2010    Invia ad un amico


La più attesa ed acclamata tra le sport tourer del 2010 è arrivata. Dal 28 gennaio la Honda VFR 1200 F è in vendita nelle concessionarie. I devoti del marchio non hanno potuto osservarla in occasione dell'ultima edizione dell'EICMA, snobbata dai vertici di Tokio, ma ora è qui, pronta a farsi scansionare, amare, criticare, ignorare, desiderare dal pubblico italiano.

Il primo impatto sorprende: quelle che in fotografia sembrano carene dalle forme giunoniche sono in realtà piuttosto snelle e sinuose, l'interasse non è chilometrico, la seduta è bassa e accessibile. Il caratteristico fanalone ne rende lo sguardo immediatamente distinguibile da quello delle concorrenti, tuttavia la ricerca dell'originalità estetica ad ogni costo non è certo l'obiettivo principale che tecnici e designer Honda si sono prefissati.

Gli indicatori di direzione anteriori sono insieme alle luci di posizione, integrati negli specchietti, quelli posteriori sono affiancati al piramidale trasparente del fanalino, montato su un esile codino portatarga. La sella ha un'imbottitura sottile, così da consentire un maggior feeling tra moto e pilota nell'utilizzo sportivo. Per sollevarla, bisogna inserire la chiave di accensione nell'apposito blocchetto sopra la targa. Non esiste vano sottosella; c'è spazio per il solito lucchetto a U, per il libretto d'uso e manutenzione, per la batteria e nient'altro.

La cura del dettaglio e la precisione negli assemblaggi, tipiche di Honda, trovano sulla nuova VFR l'ennesima conferma, e anche le parti nascoste alla vista, come l'interno della carena, sono realizzate e montate con il massimo scrupolo.

Scansionata al microscopio, la moto non si presta facilmente a critiche, e anche i palati più fini e ipersensibili possono tranquillamente glissare sulle saldature ai lati del telaio. Belle le pinze radiali a sei pistoncini, accattivante il monobraccio con albero cardanico, utili gli attacchi per le valigie laterali, incorporati nelle fiancate, apprezzabili per la semplicità del loro disegno.

Piacevole anche la protezione integrata alla base del serbatoio, nell'area di contatto tra la vernice e la cerniera della giacca del pilota. Il proprietario della VFR non è così costretto ad appiccicare nella zona di strofinio i classici inserti protettivi che dopo qualche mese di esposizione alle intemperie spesso si scollano, lasciando antiestetici residui.

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