Prove moto

Sherco 3.0i-F: la moto per tutti

Giorgio Papetti 27 gennaio 2010    Invia ad un amico


Sherco ha lavorando molto bene sulla gamma enduro (come del resto sulle trial) e dopo essere rimasti favorevolmente impressonati dalla 250, che abbiamo provato a fondo l'estate scorsa, eravamo parecchio curiosi di poter testare la 300, cilindrata che tanto si avvicina a quel concetto di moto totale che tutti vanno cercando. Diciamo subito che non si è trattato di un vero e proprio test, ma di una prima presa di contatto che ci ha permesso di coglierne le differenze più evidenti rispetto alla versione di minor cubatura dalla quale deriva. Il terreno di prova, il fetucciato ricavato accanto alla pista da motard del Circuito internazionale di Ottobiano, non è infatti sufficiente per valutare una moto da enduro, specialmente in un'ottica amatoriale e non racing come facciamo noi di solito. Mancavano infatti le insidie tipiche dell'enduro outdoor che sono sempre un utile riferimento per capire la bontà di un progetto nel suo insieme. Va però anche detto che il tracciato era decisamente tosto, con profonde buche e canali che uniti al fondo sabbioso davano pareccho filo da torcere spremendo a fondo i motori.

Ancora più docile

La Sherco 3.0i-F ha in realtà una cilindrata di 290 cc, ottenuta sostituendo il cilindro alla 250. Per il resto la moto è praticamente identica. Ciclisticamente la 300 riprende in tutto e per tutto l'agile 250, caratterizzata da un ottimo telaio in acciaio e da sospensioni tarate più per l'amatore che non per il pilota. Questo non può essere che un vantaggio visto che la più piccola ci aveva stupito per la facilità di guida e le ottime doti di arrampicatrice, anche nel brutto. La 300 si conferma una moto agile e facilissima da guidare, anche se ci è sembrato abbia perso un po' di reattività. Il cambio di registro riteniamo sia da imputare al fatto che sulla 300 si deve imparare a usare il cambio in modo differente. Se con la 250 per andare forte si doveva andare sempre a cercare il limitatore, qui si può sfruttare meglio il sottocoppia, così come tenere una marcia più alta anche nelle curve. Probabilmente il pilota che riesce a entrare e uscire veloce dalle curve e ad affrontare gli ostacoli a velocità sostenuta risulta più veloce con la 250, mentre l'amatore, che magari rallenta molto in ingresso di curva o davanti all'ostacolo e poi deve ripartire, troverà probabilmente nella 300 quel pizzico di aiuto in più. Anche entrando lenti infatti, magari con la marcia sbagliata, basta aprire il gas senza i patemi che si avrebbero con un 450 e lasciare che la moto riprenda velocità. Potendo sfruttare una marcia in più si riesce anche ad avere maggiore trazione. Nel sabbione di Ottobiano, per esempio, usando la seconda spesso  si andava a far slittare il posteriore mentre con la terza si poteva andare via in progressione facendo strada in modo molto più semplice e proficuo, stancandosi anche meno. Anche con la cilindrata maggiorata il sistema di iniezione funziona molto bene, senza alcun ritardo nell'apertura del gas o fastidiosi fenomeni di on-off. Anche su questo modello troviamo inoltre il pratico switch al manubrio per selezionare le due possibili mappature: hard e soft.

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