Prove moto
Yamaha Teneré: un classico sempre di moda
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Accolta con grandissime aspettative, ma anche con molte riserve, dagli amanti delle Teneré “storiche”, comprendendo anche l’ultima XTZ 660 uscita di produzione nel 1999, il nuovo modello è stato fin troppo bistrattato. Questo anche a causa di alcuni difetti di gioventù che sulla moto in prova erano totalmente assenti, a dimostrazione che Yamaha è corsa ai ripari apportando le modifiche del caso.
Da possessore di una XTZ 660 del 1991 posso dire che dopo averla provata a fondo anche in fuoristrada la nuova Tenerè soddisfa le aspettative e l’unico vera delusione è rappresentata dal peso, addirittura superiore a quello del vecchio modello. In molti hanno criticato anche il motore, magari paragonandolo a quello del KTM 690, ma non dimentichiamoci che la Teneré costa sensibilmente meno anche in virtù del fatto che in Yamaha hanno riutilizzato, ovviamente modernizzandolo, il vecchio propulsore Minarelli raffreddato a liquido. Ci sta quindi che prestazioni e pesi non siano allineati, ma nel complesso la "Tenerina" (come è affettuosamente chiamata dai suoi estimatori) è in linea con lo spirito iniziale. Una moto abbastanza economica e molto versatile, con cui percorrere tranquillamente migliaia di chilometri su strada ma anche avventurarsi in fuoristrada. Merito della ruota anteriore da 21” e di tanti piccoli accorgimenti che la rendono adatta anche all’offroad che non sia solo fatto di strade bianche.
Estetica ed ergonomia
Osservando, ma ancora di più usando tutti i giorni, la nuova Tenerè si scoprono alcune trovate geniali abbinate a scelte discutibili. La linea nell’insieme è riuscita e a nostro avviso le viste migliori sono quelle frontale e di tre quarti, con lo stiloso cupolino che offre un buon riparo dall’aria e il capiente serbatoio da 22 litri ben raccordato con gli altri elementi della carrozzeria. A limitare i danni in caso di caduta ci pensano le protezioni, realizzate in materiale plastico e facilmente sostituibili, sia sul serbatoio sia attorno al motore. Abbinate alle maniglie posteriori e alle protezioni per le marmitte fanno sì che anche in caso di caduta a bassa velocità, come avviene tipicamente in fuoristrada, la moto si adagi su di esse cavandosela al più con qualche graffio. Non mancano alcune piccole finezze, come la protezione posta in corrispondenza dl pedale del freno per evitare che questo possa andare a rovinare il carter in caso di caduta, o il gancio traino ricavato sulla piastra inferiore della forcella. Un po’ sottotono il pedale del freno a altri piccoli dettagli. Il serbatoio, per esempio, si riga molto facilmente solo con lo sfregamento dei vestiti, almeno nella versione nera che abbiamo provato.
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