Prove moto

Ducati Monster 1100: buon sangue non mente

Giorgio Papetti 09 marzo 2009    Invia ad un amico


A guardarlo distrattamente sembra in tutto e per tutto un 696, ma analizzandolo più attentamente si scopre che a cambiare non sono solo il bellissimo forcellone monobraccio e i cerchi a 5 razze a Y, oltre ovviamente al motore. Sono tanti i dettagli che rendono il Monster 1100 un modello più pregiato, oltre che più performante. A colpire positivamente è soprattutto la differenza in termini di posizione di guida rispetto al 696. Qui il fastidiosissimo effetto di schiacciamento delle parti basse contro il serbatoio è completamente scomparso e la posizione in sella è pressoché perfetta per un pilota di media statura. Solo chi è oltre il metro e ottanta farà un po’ fatica a trovare spazio, soprattutto per inserire le gambe negli svasi del serbatoio. Del resto non può che essere così visto che il Monster 1100 è una naked molto compatta, con una posizione di guida avanzata ma non troppo sacrificata. L’innalzamento complessivo della moto di 40 mm. rispetto al 696 ha permesso di eliminare un altro fastidioso difetto, rappresentato dalla facilità con cui le pedane toccavano terra. Ora la situazione è nettamente migliorata e per toccare l’asfalto occorre piegare parecchio.

Le sovrastrutture sono praticamente le stesse del 696, come identico è il cruscotto digitale caratterizzato da contagiri e tachimetro elettronici, spie varie e computer azionabile con la levetta posta sul blocchetto sinistro. C’è anche la possibilità di scaricare i dati su una chiavetta USB per poterli analizzare al computer. Chissà, in futuro avremo magari anche un bel GPS integrato per registrare i percorsi o le traiettorie in pista. Rispetto alla vecchia generazione dei Monster le finiture sono nettamente migliorate, non solo a livello di cablaggi elettrici ma anche sotto il profilo delle plastiche, delle saldature e della verniciatura. Complessivamente un quadro positivo, dove stonano solo alcuni dettagli, come le pedane per pilota e passeggero supportate da un’unica staffa che appesantisce la linea. Sinceramente sul 1100 avremmo preferito qualcosa di più sportivo, ma soprattutto la possibilità di rimuovere rapidamente le pedane del passeggero. Un altro particolare che non ci ha del tutto convinto è il faro posteriore integrato nel porta targa. In questo modo chi vorrà sostituire la parte posteriore dovrà necessariamente cambiare anche il fanale.

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