Prove moto
MV Agusta Brutale 1078RR: Brutalissima
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BRUTALE, DI NOME E DI FATTO
Pochi, a fine anni ’90, si immaginavano che una moto splendida come la MV Agusta F4 potesse essere la base di partenza per un’altra realizzazione bella quanto – se non più – della sua progenitrice. E invece ecco la Brutale, modello che ha ridefinito in un batter d’occhi tutti i canoni estetici della categoria. Una moto che incanta, che si può restare a guardare – come ipnotizzati – per ore ed ore senza accorgersi del tempo che passa, facendo scorrere lo sguardo da un dettaglio all’altro, e chiedendosi quante cellule cerebrali sono state strizzate per definire una tale miriade di meravigliosi particolari.
La Brutale ha fatto scuola, dal punto di vista del look. Difficile non individuare tracce dei suoi “stilemi” – scusatemi, anch’io odio il termine, ma è quello che calza meglio – nelle varie proposte della concorrenza, che da inizio millennio a oggi ne hanno imitato, chi più, chi meno, le linee. Inutile dirlo, senza riuscire a riproporne eleganza, proporzioni e fascino.
Il motore da 750cc, paradossalmente, era l’unico elemento un po’ stonato sulla prima versione della naked MV Agusta. Il quadricilindrico a valvole radiali, nato sulla carta quasi dieci anni prima da una collaborazione con Ferrari (si, la casa automobilistica) vantava una potenza massima più che dignitosa per una naked, ma aveva un carattere troppo nervoso, appuntito, pistaiolo. La coppia ai medi regimi, elemento quasi imprescindibile per una naked, pur specialistica che fosse, era piuttosto carente, costringendo ad una guida un po’ troppo nervosa per una nuda. Certo, con una ciclistica come quella della Brutale sarebbe stato da ingrati lamentarsi troppo, ma il problema c’era. La Brutale 750, detta come vuol detta, era fantastica ma… poco brutale.
E’ stato necessario aspettare il 2005 perché MV Agusta proponesse la sua naked nella cilindrata di 910cc, sollevando universali entusiasmi. Certo, qualcuno ha iniziato a lamentarsi del fatto che, con la maggior cubatura, la Brutale era diventata decisamente più impegnativa. Situazione che non è certo cambiata con la versione 989, ma alle velate critiche del pubblico e della stampa, MV si è trovata la risposta già pronta in mano. Si chiama “Brutale”, cosa volete, un cagnolino da salotto?
Capirete quindi che più di uno, nel leggere il numero che ora campeggia trionfante fra il nome “Brutale” e la sigla “RR”, abbia deglutito sonoramente. Se già la versione da un litro era impegnativa (diciamo pure furibonda) nello scaricare a terra la notevole potenza erogata, cosa ci si poteva aspettare da una versione ulteriormente anabolizzata, e dotata di un motore che sulla F4 passa in allegria i 200 cavalli?
A poco sono servite le dichiarazioni di MV in merito al fatto che l’aumento di cilindrata era volto soprattutto a conferire alla 1078RR un’erogazione più regolare e una curva di coppia più favorevole: tanti – incluso il sottoscritto – hanno immaginato una moto al limite dell’inguidabile, se non da piloti più che esperti. Tanti – incluso il sottoscritto – possono stare tranquilli. In una splendida giornata sul tracciato di Adria, particolarmente adatto per configurazione al test di una naked sportiva, abbiamo verificato come godersi la Brutale non sia affare da principianti, ma nemmeno così difficile come temevamo. Leggete oltre…
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