Prove moto
Suzuki GSX 1300 R Hayabusa Model Year 2008. Born to run.
(23 maggio 2008)
I primi esemplari di Suzuki Hayabusa in vendita sul mercato italiano risalgono a marzo 1999. La casa di Hamamatsu presentò la GSX 1300 R con l'evidente intento di surclassare i vertici prestazionali raggiunti dalla Honda CBR XX Super Blackbird. Una lotta senza quartiere tra volatili: il falco pellegrino (questa la traduzione italiana del termine "hayabusa") andava a spodestare il super merlo nel Ghota delle moto dalle potenze stratosferiche, in grado di sfiorare e superare la quota 300 del tachimetro.
La strada intrapresa da Suzuki per portare al top l'Hayabusa fu quella tradizionale del motore plurifrazionato di elevata cubatura. Niente soluzioni tecniche roboanti e rivoluzionarie, ma una raffinata spremitura tecnologica finalizzata ad ottenere un propulsore molto potente ma altrettanto sfruttabile.
La Suzuki Hayabusa del 2008 ripropone le caratteristiche che resero unica la sua progenitrice, con parecchi ritocchi qui e là a livello tecnico, di finiture e di design, di cui potete leggere sul sito www.suzuki.it.
E' fatta così.
La GSX 1300 R pare idealmente inscritta in un’ellisse, e il profilo della moto ne percorre i contorni senza soluzione di continuità, dall’estremità del faro al portatarga.
Lo sguardo della moto è incarognito ed elegante a un tempo. L’Hayabusa è acquattata sulla ruota anteriore, pronta a sbranare chiunque abbia l’ardire di provocarla. La panciuta carena, chiusa intorno al parafango anteriore, cela quasi completamente il propulsore. Si può solo sbirciarlo dalle prese d’aria, poste a fianco dell’ideogramma aviario, riportato sui due lati con la trascrizione nell’alfabeto occidentale.
La parte posteriore è la più personale e discutibile, in particolar modo se la moto è in configurazione monoposto.
I designer Suzuki si sono ben guardati dall’adeguare l’Hayabusa 2008 all’attuale tendenza stilistica ad alleggerire il retrotreno e a protenderlo verso l’alto. Au contraire, il codone asportabile, i fianchetti con gli indicatori di direzione integrati, il fanalino a becco, sono tutti elementi che concorrono a rendere basso e voluminoso il didietro. Questa originalità lascia perplessi alcuni dei tanti passanti che si ammassano con cupidigia ed eccitazione intorno all’Hayabusa ferma sul cavalletto. In effetti, potrebbe capitare che Mister Magoo (l'ipovedente dei disegni animati) cavalchi la moto alla rovescia, confondendo la linea affusolata del retrotreno con il musetto di un moderno scooterino.
I più, comunque, sono stregati. La moto è cattiva come poche. Inoltre il suo nome ha creato intorno a sé un alone di leggenda tale per cui tantissimi profani (che magari, come Magoo, hanno difficoltà a comprendere da che lato si monta) vanno in visibilio scoprendo di avere davanti la più recente versione della moto citata nel Guinness World Records Book per il suo primato velocistico (GWR 2005, pag. 135), e talvolta restano delusi se scoprono che la velocità massima del modello attuale è limitata elettronicamente ai duecentonovantanove.
L'Hayabusa 2008 gentilmente concessa a Motocorse dalla Suzuki Italia di Robassomero (TO) è nera e arancione metalizzato. La moto è disponibile anche in un altra livrea bicolore, nera e grigio metallizzato. Very bad, in entrambe le sfumature cromatiche.
Ci accostiamo alla moto con il rispetto, la riverenza e la circospezione d’obbligo per una cavalcatura mediamente pesante, giustamente costosa, straordinariamente potente. L’Hayabusa, però, come una signora di classe, è bravissima a mettere a proprio agio chi le si avvicina senza presunzione, e ci invita subito a salire.
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