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Prove moto

Aprilia Dorsoduro: SMV a chi?

(17 aprile 2008)

Edoardo Licciardello


DORSODURO. E BASTA.

Non è di sicuro facile scegliere un nome per una moto. Finché si rimane nel terreno delle sigle si gioca sul sicuro, se suona bene basta. Con i nomi è più dura. Il nome dev’essere evocativo, deve richiamare tanto le linee della moto che le sensazioni che si vogliono legare. Un nome può essere grintoso o rassicurante, evocare immagini di orizzonti lontani, o di panorami sahariani, o magari invece tranquillizzare, trasmettere classe ed eleganza. In Aprilia hanno rischiato grosso. Perché hanno battezzato questa SMV con un nome tutto particolare. Potrei scommettere che al di fuori della provincia di Venezia, nessuno ha pensato al sestiere che ospita, tanto per dirne una, il Guggenheim Museum, ma piuttosto doppi sensi a sfondo sessuale. E non vi dico – tanto ve lo potete immaginare da soli – in quanti modi è stato storpiato il nome dell’ultima nata in quel di Noale anche solo nella prima ora di chiacchiere fra giornalisti alla presentazione.

 

Ma è un nome che si ricorda, a differenza – giustamente – della sigla SMV. Che, quando si smette di ridacchiare con quell’infantile divertimento da film di Pierino, è duro, cattivo, quasi minaccioso. E si adatta divinamente alle linee tese ed aggressive, ma allo stesso tempo eleganti, della supermotard-bicilindrica-stradale secondo Aprilia. E non fa pensare ad una moto tranquilla, anonima, modesta, perché la Dorsoduro non lo è. E’ accessibile, tanto come prezzo quanto da un punto di vista prestazionale. E grazie alla geniale possibilità di scegliere tre diverse mappature, è come un abito double-face, adatto a tante situazioni. Ma questo lo vedremo dopo, quando parleremo della guida: non vorrete mica che vi racconti tutto subito. Intanto, accontentatevi di sapere che una moto del genere poteva farla solo Aprilia. Per tanti motivi, uno fra tutti quello di saper prendere la tecnologia e metterla al servizio del motociclista senza vuotargli il portafogli senza motivo. Ma anche per la coniugazione di uno stile diverso dagli altri senza cadere nell’esagerazione kitsch, operazione che, diciamolo, non sempre è riuscita ai designer di Noale, ma che negli ultimi tempi ha sempre maggior successo.

Per farci vedere la moto e raccogliere consensi è bastato un gesto di Leo Mercanti, che allo scorso salone di Milano ha svelato la Dorsoduro senza fare troppo rumore. Per farcela provare, e permetterci dunque di fare il rumore che ai motociclisti piace di più – il gasante ringhio di un motore sportivo, invece, Aprilia ha scelto lo splendido palcoscenico delle colline etrusche. Lasciate che vi racconti vedere com’è andata.
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