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Prove moto

Kawasaki Z750 Test Ride

(04 marzo 2008)

Gianluca Zanelotto


First look
“Dov’è l’altra metà?” Ebbene sì, abituato a mezzi di ben altra stazza, in sella alla Kawasaki Z750 m’è parso per più di qualche attimo che mancasse parte della moto. Invece no, è proprio compatta, piccina, un 750 con dimensioni da 600, forse anche meno. Compattezza che però non inficia la posizione di guida.
Ma torniamo a guardarla da “fuori”: il colore è un bellissimo arancione metallizzato chiamato  Pearl Wildfire Orange, con buona verniciatura di abbondante spessore. La linea è sempre quella tipica della serie Z, moderna, spigolosa, dal serbatoio sfaccettato ed il codino sfuggente che punta in alto, completato da un bel fanalino posteriore ottimamente integrato nella linea del mezzo. Sicuramente è una linea molto moderna, che si rifà ai personaggi meccanici dei Manga giapponesi e che non mancherà di piacere alla fascia più giovane di utenza. Se devo fare un appunto personalmente avrei preferito una scritta Kawasaki sul serbatoio di maggior pregio, ma giusto per cercare il pelo nell’uovo. Uovo che comunque si pone ad un prezzo che fa perdonare facilmente piccolezze come questa.
Ma torniamo in sella (duretta): la posizione è caricata in avanti nonostante il manubrio in un solo pezzo e moderatamente rialzato, le pedane li, esattamente dove ci si aspetta che siano su una moto stradale, quindi una posizione sportiva ma non eccessiva, insomma il viaggio te lo puoi fare meglio che sulla tipica supersportiva di ultima generazione.
I comandi di freno e frizione (a filo la seconda) sono morbidi, non ho neppure bisogno di regolarne l’inclinazione, vanno già bene così.
Nonostante i miei 175 cm d’altezza anche i piedi poggiano saldamente a terra, quindi una sella ad altezza ragionevole, sono infatti 815mm da terra, diciamo che anche una ragazza da 160-165 dovrebbe toccare in modo soddisfacente.

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