Prove moto

Prova in pista: Ducati 996 2001

Edoardo Licciardello 03 maggio 2001    Invia ad un amico


Incredibile Ducati 996! A distanza di sette anni dalla sua apparizione sul mercato (come 916), riesce ancora ad emozionare ogni volta che si sale in sella. Come il vino buono, migliora con l'età, ereditando anno dopo anno le modifiche apportate alla versione "cattiva" dell'anno precedente (ovvero 996SPS) che a sua volta attinge direttamente dalle esperienze del reparto corse. Nessuno stupore, quindi, per la comparsa dell'ammortizzatore Ohlins al retrotreno e per il trattamento TIN che risplende sugli steli della forcella. Modifiche da poco, ma che bastano per tenere, anno dopo anno, la 996 al livello delle dirette concorrenti. Aspettando il travaso delle meraviglie provate sulla 996R alla versione per comuni mortali...

Varano de Melegari, circuito stretto e tortuoso, non è certo l'ideale per un ripasso delle doti dinamiche della Ducatona, ma la 996 non risulta troppo a disagio nemmeno sullo stretto, aiutata da un granitico avantreno che permette di osare anche sulle curve lente (dove risulta difficile tenere in trazione la ruota posteriore) e da un motore ormai perfetto per fluidità d'erogazione, capace di togliere d'impaccio in ogni occasione. L'impegno fisico richiesto è elevato per gli standard attuali, ma fa piacere rendersi conto che, se si è disposti a fare un po' di fatica - e magari a giocare un po' con le regolazioni ciclistiche, tenere nel mirino le concorrenti più recenti non è affatto impossibile.

La prova in pista, purtroppo, si è svolta in condizioni meteo sfavorevoli: vento e temperatura intorno ai 10 gradi non vanno molto d'accordo con le Pilot Sport di primo equipaggiamento, impedendo qualsiasi velleità di saggiare l'efficacia delle rinnovate sospensioni. Facile però confermare gli storici pregi della bicilindrica quattro valvole di Borgo Panigale: stabilità, impostazione di guida, impianto frenante.

La posizione in sella, pur essendo un martirio su strada, in pista permette di giocare a piacimento con il peso del corpo: gli avambracci trovano nel serbatoio un ancoraggio perfetto in piega, e sia pure con una certa fatica - specie nello stretto, dove gli spostamenti del corpo devono essere fulminei - si riesce a giocare a piacimento con il proprio peso.
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