Prove moto
Prova anteprima: Moto Morini 9 1/2
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E se oggi il nostro sogno è la fuga dal superfluo, l'avversione per l'orpello, l'essenza di un concetto, due ruote, un motore potente e una sella, allora viaggiamo su una nuda.
I condizionamenti non razionali, che ce ne fanno preferire una od un'altra, possono essere legati ai ricordi che il nome della moto e il marchio sul serbatoio ci fanno riaffiorare alla mente.
Un quarto di secolo fa circa, i diciottenni appassionati avevano una possibilità di scelta molto inferiore, rispetto ai neo-maggiorenni di oggi. Pochi modelli si spartivano il mercato italiano delle moto stradali fino a 350 cc (allora questa era la cilindrata limite per i minori di ventun'anni, inoltre l'IVA gravante sulle moto fino a 380 cc era ridotta, e ciò favoriva molto la diffusione dei mezzi di questa categoria). Tra queste c'era Yamaha, con l'RD350, sulla sella della quale ognuno di noi aveva almeno un amico che adesso ci osserva con beata benevolenza dalle celesti praterie. C'erano le Guzzi V35, Imola e non.
E c'era la Morini 3 1/2, che era riuscita a guadagnarsi una eccellente fama di moto parsimoniosa, efficace ed affidabile, ma è rimasta tra i ricordi belli degli appassionati anche e soprattutto per il suo pulito e rassicurante design.
Così i diciottenni la sognavano. I più fortunati potevano averla, gli altri si incantavano a guardarla e poi ne archiviavano l'immagine in quell'angolo del cuore dove vengono riposti i desideri irrealizzabili.
Un brutto giorno uscì di scena per dare spazio ad una figliastra, che si chiamava K2, moto che, per quanto provasse a dare un tocco di modernità ai concetti già espressi dalla 3 1/2, non riuscì a riproporre lo stesso appeal.
Nel nome c'è il destino, si sono certamente detti i neonati signori Morini, e per la nuda che inaugura il nuovo corso dello storico marchio hanno rispolverato e vitaminizzato l'antico appellativo di successo.
Su questa moto i richiami al passato sono sapientemente miscelati con tocchi di modernità: le ruote a raggi e le coperture con il disegno degli antichi Phantom sono messe lì a bella posta per far vibrare le corde del sentimento dei nostalgici. Il bel telaio a traliccio, il forcellone e la sospensione asimmetrica vogliono invece ricordarci che i tempi sono cambiati; così anche il motorone, adesso un bicilindrico a 87° da 1187 cc che, per quanto volutamente poco spremuto, tira fuori centodiciassette cavalli ordinatamente scalpitanti. Una volta erano fantatecnica, e adesso sono quasi pochi.
Le moto Morini sono scomparse dai listini delle riviste motociclistiche per circa un decennio (ultima apparizione su Motociclismo di ottobre 1995, con la dimenticata Excalibur). Il marchio è risorto dopo un lungo sonno, che aveva tutte le apparenze di una morte, un paio di anni fa, con la Corsaro, che ha ripreso il nome di una centoventicinque di successo nei primissimi anni Settanta.
E ora la 9 1/2. Perché una specie di nuda un po' scrambler, di grossa cilindrata e di prezzo medio alto? Scorriamo il listino delle moto che potremmo, con qualche forzatura, paragonare alla nuova Morini, per esborso richiesto e tipologia, in rigoroso ordine alfabetico.
A: Aprilia Tuono. B: Benelli Tnt, Bmw R850, D Ducati Monster e Multistrada.
G: Ghezzi & Brian? No, c'è qualche zero di troppo nella colonna degli Euro! H: Harley? Nessuna, sono due piaceri di guida troppo differenti. Honda CB1300, Hornet 900, K: Kawasaki Z1000, G: Guzzi Griso e Breva, T: Triumph Speed Triple, eccetera eccetera eccetera. Quale potrebbe essere, allora, il motivo per cui un motociclista decide di spendere la cifra di 11400 Euro per la 9 1/2, con tutta la concorrenza che c'è?
In realtà la Morini ha una sua spiccata personalità che non la rende completamente sovrapponibile ad altre moto. E' un po' narcisa, come una nuda moderna dev'essere. Garantisce un bell'assetto non troppo caricato in avanti, come si addice a una moto che vuole portarti in giro senza stancarti troppo. Non ha protezioni aerodinamiche significative (l'efficace cupolino è optional), perché, comunque, tu sei un duro e non ne hai bisogno. Al massimo avrai bisogno di una cura per epicondili o epitrochei infiammati.
Ma la chiave del suo auspicato successo sarà in parte da ricercare nel suo richiamo agli anni Settanta, epoca gloriosa per il marchio e, inevitabilmente, per chi entrava in età da moto in quel decennio. Il difficile sarà quindi riuscire a conquistare quella fetta di pubblico del tutto insensibile alle nostalgie, e più attenta a verificare il value for money della sua moto. Beh, un open day dai concessionari Moto Morini potrebbe aiutare molto. Le persone leggono le riviste motociclistiche e fanno proprie le impressioni di guida altrui, però tutti quanti sarebbero più contenti ancora di poter provare di persona la moto prima di acquistarla.
Gli scarabocchi cromatici spesso sono usati dai designer per nascondere linee non troppo convincenti. Fortunatamente la 9 1/2 ne è completamente esente, e l'occhio è appagato dal disegno senza fronzoli. Alcuni vedono un richiamo troppo sfacciato alla Monster di Galluzzi, a me sembra invece che la Morini abbia una sua personalità ben distinta, e oltrettutto le sue quote geometriche, e quindi la posizione di guida che offre, mi paiono più adatte a un motociclista di un metro e ottantaquattro rispetto alla presunta rivale di Borgo Panigale.
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