Prove moto

Harley-Davidson V-Rod: la custom del nuovo millennio

Giorgio Papetti 22 marzo 2005    Invia ad un amico


Venticinquesimo modello nella storia ormai più che centenaria del glorioso marchio, per la prima volta su una Harley-Davidson fa la sua comparsa un motore estremamente performante e caratterizzato da soluzioni tecnologiche, prima fra tutte il raffreddamento a liquido, che fino a quel momento non erano mai state prese in considerazione. Anche telaio e ciclistica hanno compiuto un notevole balzo in avanti, tanto da rendere la V-Rod una custom molto agile e maneggevole, a dispetto delle dimensioni importanti e del peso tutt'altro che contenuto.



Il salto generazionale ha fatto storcere il naso a molti puristi, fedeli soprattutto al vecchio motore raffreddato ad aria, ma dopo averla provata a fondo possiamo dire che la V-Rod è una Harley-Davidson in tutto e per tutto, a cominciare dalle incredibili emozioni che è in grado di suscitare sia in movimento sia da ferma. Come tradizione per la casa americana è anche una moto molto ben costruita, con ampio uso di materiali pensati per durare nel tempo. I parafanghi, i convogliatori d'aria del radiatore, i piccoli pannelli incastonati nel telaio e il guscio del finto serbatoio (quello vero è posizionato sotto la sella) sono per esempio realizzati in alluminio.

Elementi in acciaio, cromature e parti verniciate si mescolano dando vita a una forma assolutamente inconfondibile. Lunga, sinuosa e aggressiva nella sua semplicità, la V-Rod sembra una special uscita dall'estro di qualche preparatore deciso a trasformare una moto di serie in una vera e propria scultura a due ruote. Uno status symbol da esibire certo, come qualsiasi altra Harley-Davidson, ma che in questo caso è anche tutto da godere grazie alle eccellenti prestazioni del motore e alla piacevolezza della ciclistica.

Nessun'altra è come lei

Da qualsiasi angolazione la si osservi la V-Rod è difficilmente confondibile con altre moto. Lateralmente il colpo d'occhio è notevole; a colpire maggiormente, oltre ovviamente al possente bicilindrico, sono le forme complesse del telaio, i due silenziatori sovrapposti, lo splendido supporto per il parafango anteriore, le ruote lenticolari e le geometrie definite dall'insieme cruscotto, faro e forcella.

Geometrie che si apprezzano ancora di più analizzando la vista frontale, dove nell'estetica gioca un ruolo di primaria importanza anche il massiccio radiatore che arriva fin sotto il telaio, il bel parafango con la piastra che si innesta a formare una superficie liscia e la particolare conformazione del faro a due lampade alogene (molto efficace), completamente carenato e ottimamente integrato nel cruscotto malgrado l'assenza del benché minimo cupolino.

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