Prove moto

Kawasaki Z750 S: una lettera che fa la differenza

Giorgio Papetti 09 marzo 2005    Invia ad un amico


L'anno scorso avevamo provato la Kawasaki Z 750 evidenziando come a fronte di un costo molto competitivo la nuda di Akashi offre uno splendido motore e una ciclistica che, seppur semplice, è in grado di regalare belle soddisfazioni su tutti i percorsi, anche quelli più guidati. Una moto agile, potente, versatile e a suo agio ovunque, ma come tutte le naked penalizzata dalla mancanza di un cupolino degno di questo nome.


Inoltre la sella rialzata, e di piccole dimensioni, non rende certo la vita facile al passeggero, che tra l'altro non può contare sul benché minimo appiglio. Un vero peccato perché per il resto la Z 750 sarebbe una moto perfetta anche per un utilizzo a 360 gradi; pratica e facile da gestire in città, agile sui percorsi tortuosi e stabile in autostrada, dove la potenza del motore consente di tenere velocità di crociera molto elevate. Una moto nata per la guida in solitaria, insomma, che con qualche piccolo accorgimento potrebbe diventare non solo più confortevole ma anche perfetta per l'uso in coppia.

Nei paesi nordici le moto devono essere prima funzionali e poi belle, da noi generalmente è il contrario. Però qualcosa sta cambiando e gli uomini del marketing devono aver capito; sempre più persone sono alla ricerca di prodotti con un giusto prezzo e in grado di adattarsi a differenti condizioni di utilizzo; non è certo un caso che dopo Suzuki con la SV e Yamaha con la FZ, anche Honda e Kawasaki hanno deciso di sviluppare prodotti abbordabili e adatti a un pubblico più attento alla sostanza.

Ecco allora che alla Z 750 si affianca le versione S; medesimo DNA ma tanti piccoli accorgimenti che fanno la differenza, a cominciare dalla nuovissima semicarenatura in tre parti che trasforma notevolmente la moto, conferendole immediatamente una vocazione più turistica. Il nuovo cupolino, studiato per proteggere bene anche alle alte velocità, cambia radicalmente la vista frontale e assicura una protezione aerodinamica sconosciuta alla naked.

Si perde qualcosa in termini di aggressività, ma dobbiamo ammettere che i progettisti hanno lavorato molto bene, realizzando una carenatura perfettamente integrata nelle linee originali e dal design molto personale; questo è sottolineato dall'ampio plexiglass, dal particolare faro con schermo sagomato e dall'aggressivo condotto orizzontale (brevettato), in grado di ridurre ulteriormente l'impatto dell'aria alle velocità più elevate.

Nella vista laterale la moto sembra più lunga rispetto alla versione nuda, ma l'estetica è decisamente riuscita; merito sia della conformazione della carena sia della nuova sella in un solo elemento, studiata prima di tutto per garantire maggiore confort a pilota e passeggero, ma anche per armonizzarsi maggiormente con la parte anteriore. Sempre al passeggero sono dedicati i grandi maniglioni (simili a quelli della Honda VFR), che oltre a essere molto pratici si integrano splendidamente con la coda, mutuata direttamente dalla ZX-10R. Peccato non sia previsto un portapacchi di serie, accessorio che non avrebbe certo guastato vista l'indole più turistica.

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