Prove moto

Prova su strada: Ducati Monster S2R

Marco Dabizzi 17 novembre 2004    Invia ad un amico


A distanza di ben dodici anni dalla presentazione della prima Ducati Monster, che fece la sua apparizione al Salone di Colonia del 1992, arriva sulle strade l'ultima evoluzione di una moto che negli anni ha sempre saputo coniugare immagine sportiva e guida dinamica con la praticità di utilizzo ed il fascino di un modello senza tempo.



Il concetto che sta alla base della prima M900 come di questa S2R è dunque sempre lo stesso: una moto talmente essenziale da sconcertare (un telaio, un motore e poco più), una guidabilità eccezionale ed un motore che fa della coppia e delle caratteristiche di erogazione più che della potenza massima il suo punto di forza.

COM'E' FATTA

All'apparenza la Ducati Monster S2R sembra una versione meno spinta della cattivissima S4R, dotata dell'inesauribile bicilindrico a L di 996cc che equipaggiava il top della gamma sportiva Ducati. La S2R infatti utilizza il ben noto e collaudato bicilindrico raffreddato ad aria da 800cc e con distribuzione a due valvole per cilindro.

Questo propulsore ha misure caratteristiche di 88x66mm per una cilindrata totale di 802,84 cc, ed è alimentato da un sistema di iniezione controllato eletronicamente che gestisce anche gli anticipi dell'accensione. Nonostante l'architettura tradizionale, il Desmodue 800 i.e. vanta alcune soluzioni costruttive particolarmente interessanti, come la realizzazione del circuito di raffreddamento che presenta il passaggio dell'olio dal carter sinistro alla frizione (che si trova nel carter destro) ricavato all'interno della fusione, senza quindi antiestetiche tubature esterne e soprattutto con un aumento dell'affidabilità ed una diminuizione dei costi di assemblaggio.

Particolare attenzione è stata posta anche verso l'affidabilità globale, soprattutto grazie a bielle di nuova concezione. Queste infatti presentano un disegno che meglio si presta ad evitare difetti durante la delicata fase di stampaggio, ed hanno una superficie trattata con il procedimento detto vibroburattatura con agente chimico, analogamente a quelle montate sul motore 1000 DS, che le rende più lisce ed uniformi e riduce notevolmente le microimperfezioni superficiali.

Il cambio a sei marce ha forcelle e tamburo selettore progettati per facilitare gli innesti dei rappprti, ed è accoppiato ad una versione evoluta della frizione APTC.

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