Prove moto
Prova KTM 950 Adventure: fuori dal coro
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Con la fuoriuscita dal listino Honda dell’Africa Twin, sembrava proprio che l’epoca delle grosse enduro bicilindriche in grado di cimentarsi anche nel fuoristrada che richiede un certo impegno si fosse in qualche modo conclusa. Le maxi enduro attuali stanno diventando sempre più signore della strada e sacrificano la mobilità sui terreni più accidentati a favore di una maggiore facilità di guida e dotazioni in grado di competere con le più sofisticate moto da turismo.
A sfidare le leggi del marketing e le tendenze del momento ci ha però pensato KTM, una casa che il fuoristrada ce l’ha nel Dna e che preferisce mantenere una connotazione specialistica, rinunciando magari ai grandi numeri, pur di soddisfare chi desidera moto potenti, affidabili anche in presenza di condizioni estreme e con un grande carisma.
Merito quindi alla casa austriaca, che con la 950 Adventure ha sfruttato a fondo l’esperienza maturata nelle competizioni per proporre un prodotto che non è poi così lontano dalle moto portate in gara nei massacranti raid africani. I responsabili di progetto affermano che ben il 95% dei componenti è analogo a quello del modello usato nelle competizioni e osservando le caratteristiche tecniche non stentiamo a crederlo.
Design innovativo
Anche sotto il profilo del design KTM ha compiuto scelte coraggiose, dettate per lo più non dal semplice gusto estetico ma da precise esigenze funzionali finalizzate alla ricerca della massima compattezza. Il risultato può piacere oppure no, ma gli sguardi dei passanti e le numerose domande che abbiamo ricevuto nel corso della prova dimostrano senza ombra di dubbio che la 950 Adventure è una moto che non passa inosservata.
Per essere una bicilindrica da 950 cc. le dimensioni sono effettivamente molto contenute e se non fosse per il doppio serbatoio da ben 22 litri le proporzioni sarebbero quelle di una moto di cilindrata inferiore. Se per un istante immaginassimo di rimuovere l’esile cupolino a sviluppo verticale sembrerebbe quasi di trovarsi al cospetto di una moto da enduro specialistica.
Del resto la sella molto alta (ben 880 mm. nella versione standard) e protesa fino al serbatoio, le pedane correttamente posizionate per agevolare la guida in piedi, l’adozione del cerchio da 21 pollici all’anteriore, le sofisticate sospensioni e la conformazione del manubrio sono stati studiati per garantire elevate prestazioni in fuoristrada, esaltando nel contempo le doti di potenza e maneggevolezza nella guida su asfalto.
Grazie al piccolo cupolino a sviluppo verticale, che ospita il gruppo ottico a due fari sovrapposti, le aggressive griglie di raffreddamento e lo stretto parabrezza, la vista frontale è molto compatta e solo in corrispondenza delle sovrastrutture che ricoprono il serbatoio si allarga per fare posto al grande radiatore, sapientemente protetto da una griglia in materiale plastico che lo ripara dalle pietre che in fuoristrada potrebbero danneggiarlo.
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