Prove moto
In pista: Benelli Tornado Novecento Tre
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L’opportunità è di quelle che capitano di rado. Un’intera giornata con la pista di Misano prenotata per le prove libere e quattro Benelli Tornado Novecento Tre (che d’ora in poi chiameremo semplicemente Tornado) a disposizione nostra e degli appassionati. Un modo molto serio e professionale da parte di Benelli di far conoscere un prodotto esclusivo, pensato e realizzato per dare il meglio soprattutto nella guida in pista, dove si può apprezzare in tutta sicurezza il notevole potenziale.
Quando l’azienda di Pesaro decise di investire notevoli risorse nella realizzazione di un progetto così ambizioso, tutti noi pensammo si trattasse di un impresa titanica. Progettare una moto completamente nuova per entrare a testa alta nel mercato delle ipersportive di razza, sfidando i colossi giapponesi e confrontandosi inevitabilmente con i marchi storici italiani, è un compito che farebbe rabbrividire persino i manager più propensi al rischio.
Evidentemente in Benelli erano ben consapevoli del valore dei loro uomini e della bontà del progetto, che eredita dal modello degli anni '70 sia il nome sia la grinta. Sulla Tornado si è detto molto e i pareri sono spesso contrastanti. Chi esprime giudizi positivi, esaltandone le doti di guida e le caratteristiche del motore, chi invece la trova una moto carente in termini di potenza e con una ciclistica inferiore rispetto alla concorrenza.
In queste pagine, oltre a presentarvi la moto da un punto di vista statico, cercheremo di spiegarvi le nostre sensazioni dopo oltre 30 giri di pista, in cui ci siamo avvicendati in tre alla guida (con livelli di esperienza diversi) per cercare di dare un giudizio il più possibile realistico.
Scultura a due ruote
Come tutte le moto italiane anche la Benelli Tornado sa trasmettere già da ferma forti emozioni, merito di un’estetica molto ricercata e personale unita a componentistica di alto livello. Il frontale è fortemente caratterizzato dal faro posto in verticale, incastonato tra le due aggressive prese d’aria, soluzione ormai presente anche su molte concorrenti. Il faro si incunea di prepotenza nel cupolino, sul quale trovano posto i due splendidi specchietti retrovisori verniciati in tinta con la carrozzeria.
Ai lati, il cupolino prosegue fino in prossimità della sella a formare le due semicarene, che integrano le frecce e ulteriori prese d’aria . In basso è ancorata la semicarena inferiore, che copre quasi completamente sia il telaio sia il motore. A dare ulteriore originalità alla linea contribuisce poi il design ricercato del serbatoio bicolore, con la sella che si incunea per parecchi centimetri sotto la sporgenza per permettere al pilota di inserirsi perfettamente nella linea della moto. Dura e profilata per lasciare ampia libertà di movimento, la sella è separata da quella del passeggero da uno sbalzo che funge anche da appoggio imbottito.
La Tornado può inoltre facilmente essere trasformata in monoposto applicando un coprisella in tinta con la carrozzeria. In entrambi i casi nella vista posteriore dominano le enormi ventole di raffreddamento. Sebbene apprezzabile da un punto di vista della progettazione e dell’innovazione stilistica, la coda è la parte che personalmente mi è piaciuta meno. La necessità di dimensionare correttamente le ventole, che estraggono l’aria calda generata dal radiatore posto sotto la sella, ha per forza di cose obbligato gli ingegneri a progettare una coda molto massiccia, che nemmeno l’esile faro e il bel portatarga riescono a snellire.
A parte questo giudizio, del tutto personale, sono molti i componenti che invece si fanno notare per la pregevole fattura, come il forcellone oscillante scatolato con capriata di rinforzo, il terminale di scarico a sezione ovale, i cerchi Brembo in lega di alluminio e le pedane di pilota e passeggero. Da segnalare anche la facilità con cui è possibile rimuovere i componenti superflui per l’uso in pista, come specchietti, pedane passeggero, frecce posteriori e supporto targa. A livello di strumentazione la Tornado offre un grande contagiri analogico, il termometro dell’acqua, un moderno cruscotto digitale e la consueta serie di spie.
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