Prove moto

Prova in pista: Suzuki GSX-R 600

Leonardo Norsa 15 aprile 2004    Invia ad un amico


La categoria delle “seicento” esiste oramai da 15 anni. Chi non si ricorda il classico CBR600 a sfondo bianco con la sella verde o viola? All’epoca i cavalli erano circa ottanta e la moto era già sportiva, ma la posizone in sella e le quote del telaio ne facevano un mezzo adatto anche alle medio/lunghe percorrenze: vederne una con un bauletto montato sul codino non è mai stato uno shock.

Facciamo ora un salto nel 2004: i cavalli sono diventati quasi centoventi, il peso è diminuito drasticamente e tutta la progettazione del mezzo avviene sfuttando appieno tutto il know-how aquisito sui campi di gara. L’uso di materiali ricercati, normalmente esclusiva dei mezzi da competizione, come il magnesio o il titanio oramai è stato esteso alla produzione di serie, e l’idea di una moderna seicento con un bauletto montato scatena l’ilarità generale...

Cosa ha stimolato un’evoluzione tanto specialistica e univoca?

Ovviamente il motivo non è uno solo, ma piuttosto una somma di fattori. Dal punto di vista dei produttori un fattore determinante è rappresentato dai progressi fatti nell’uso e nella lavorazione di materiali sempre più resistenti e leggeri, associati all’inevitabile e umanamente innato stimolo di superare i progressi fatti dalla concorrenza (quale migliore pubblicità del poter affermare “la più veloce seicento al mondo”?). A questo si aggiunge che i passi avanti fatti nelle cilindrate superiori hanno talmente allontanato il limite prestazionale delle moto da quello di un pilota amatore, che molti appassionati preferiscono rivolgere le loro attenzione a mezzi che, da una parte sono più vicini alle loro capacità di guida, e dall’altra sono più economici da gestire.

Ricordiamo inoltre che su molte piste - a parità di pilota - una seicento è pressochè imbattibile in virtù della maneggevolezza che ben compensa il gap di potenza. Diamo quindi uno sguardo alla più potente seicento del 2004: la Suzuki GSX-R 600.

Estetica

Le linee sono quelle della versione da 1000 centimetri cubici presentata nel 2003 ora estese a tutta la gamma. La moto è molto snella (in particolare dalla vista posteriore), il telaio ora infatti passa sopra al motore e non più attorno consentendo un profilo molto più raccolto. Questo risparmio di ingombro laterale abbinato al rastremato e affilato codino (a dire il vero quasi identico a quello del Kawa 636...) e al nuovo cupolino con i fari disposti verticalmente dona alla moto un look compatto e aggressivo.

Le linee affilate delle plastiche sono ben esaltate dalle grafiche di questa versione con i classici colori Suzuki: bianco e blu con scritte in arancione scuro. Le prese d’aria ai lati del faro riprendono la forma della parte alta del gruppo ottico creando un’effetto singolare: questa moto non ha tanto uno “sguardo”, caratteristica del doppio faro affiancato, ma piuttosto ha un “muso” da robot, ricorda tanto le maschere dei soldati bianchi di “Guerre Stellari”! Il codino in versione monoposto e il faro a led posteriore sono perfettamente integrati.

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