Prove moto

Prova in pista: Honda Hornet 600

Edoardo Licciardello 24 febbraio 2004    Invia ad un amico


INTRODUZIONE

Bisogna aver passato gli ultimi anni vivendo in un eremo per non aver notato il prepotente ritorno della moda naked già dalla metà degli anni ’90. Se da una parte modelli senza carena anche di un certo prestigio non sono mai mancati nei cataloghi delle quattro sorelle giapponesi, è stata Ducati, con la sua Monster, a sdoganare l’immagine della moto nuda anche presso il pubblico attento all’immagine sportiveggiante che tanto fa vendere qui in Italia.

Dando a Cesare quel che è di Cesare, ovvero riconoscendo a Ducati questo pesante contributo alla moda attuale, bisogna però riconoscere anche il fenomeno Hornet, moto che dal 1998, anno in cui è stata lanciata sul mercato, ha goduto di un successo strepitoso, arrivando a diventare un’icona di mercato con una popolarità e un carisma degni di prodotti europei o statunitensi, ai quali il pubblico è solitamente più propenso ad attribuire “fascino” di quanto non faccia verso le moto del sol levante.

La Hornet ha conquistato indifferentemente customisti in cerca di migliori prestazioni dinamiche, motociclisti occasionali che volevano un mezzo da sfoggiare al bar e sportivi stufi dei manubri bassi o che magari cercavano la moto insospettabile con cui bastonare le “carenate” sui passi di montagna e valorizzare le proprie doti di guida.

Visto che della 600 Honda è stato ormai detto di tutto e di più per quanto riguarda l’uso stradale e le possibilità di personalizzazione, abbiamo pensato di verificare quanto sia davvero eclettica la naked di Hamamatsu portandola in pista: utilizzo sicuramente un po’ alieno al suo DNA ma che d’altra parte non deve essere stato del tutto trascurato in fase di progetto, visti i risultati che abbiamo ottenuto…

DESCRIZIONE

La Hornet nasce dalle “ceneri” della Honda CBR600F a carburatori. Pur essendosi notevolmente evoluta nel corso degli anni, il suo quadricilindrico bialbero a quattro tempi denota chiaramente le sue origini, mantenendo gli attacchi del precedente modello. Non modernissimo tecnicamente, come del resto si evince facilmente dall’impiego dei quattro carburatori in luogo dell’iniezione elettronica ormai imperante, non fa comunque rimpiangere unità più sofisticate. La rinuncia alle ultime sofisticherie, del resto assolutamente non penalizzante su una moto come la Hornet, contribuisce del resto a contenere i costi, pratica graditissima a tutti i potenziali acquirenti.

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