Prove moto
Prova completa: Z1000, je t'aime!
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Finalmente
è suonata la sveglia alla Kawasaki: fine dei piccoli ritocchi alla
sua immortale ZX-6R (del nuovissimo modello ne parleremo molto presto)
e fine delle riproposte in chiave naked, seminaked, o più o meno
evocativa delle sue massicce ZRX. Moto stupende, intendiamoci, gustose
da guidare, da possedere e da vedere, ma ormai datate dal punto di vista
tecnico, e soprattutto nella guida. Le ZRX restano, ma ora sono affiancate
dall'estrema, frizzante, sensuale, stimolante Z1000.
Cosa ci si
attende, oggi, da una naked che si possa dire davvero nuova, oltre ad un
buon passo in avanti nell’estetica? Un motore compatto, rabbioso sotto
e potente in alto. Ma soprattutto una ciclistica agile e nervosa. Ma allo
stesso tempo precisa e sicura. Chiediamo troppo? Si direbbe proprio di
no, perché questa volta la Zetamille chi ci ha proprio soddisfatto.
E abbondantemente. Quasi in tutto. Cosa dite, siamo incontentabili? Mah,
può anche darsi...
Cuore racing
Di naked
tradizionale c’è il manubrio, ampio ma nemmeno tanto; il resto,
invece, arriva da una sportiva pura. Il serbatoio non è solo bello
per il suo taglio nervoso, ma anche ben studiato. Permette di infilare
le gambe nelle svasature anche se si è di taglia più che
abbondante, di stringere bene i fianchi della moto, di muoversi come si
vuole senza schiacciarsi nulla particolarmente sensibile. E poi piacciono
le pedane, discretamente arretrate, comode e basse, e la sella, stretta
e inclinata in avanti. Che quindi spinge verso il serbatoio, proprio nella
posizione giusta per passare all’attacco. Ecco perché in sella alla
Z1000 vengono dei pensieri strani: e ora che faccio, vado a passeggio?
Non diciamolo nemmeno per scherzo...
E poi, per
togliersi qualsiasi dubbio, basta dare un’occhiata alle caratteristiche
tecniche. Le quote ciclistiche sono “sospette”: l’interasse (1420 mm),
l’avancorsa (101 mm), e l’inclinazione del cannotto di sterzo di (24°)
tradiscono la voglia della Z di diventare una nervosa sportiva. E poi c’è
il quattro cilindri sedici valvole ad iniezione: 127 CV a 10.000 giri e
9,7 kgm a 8000 giri dichiarati promettono scintille e, almeno sulla carta,
un’erogazione da brivido.
Troppo Nervosa. Anzi,
no, stabile!
Bilanciamento
dei pesi, geometria, posizione di guida... è difficile individuarne
la ragione, ma lo sterzo, sebbene si avverta ben caricato, si nota subito
leggerissimo, pronto a far guizzare la grossa Z nervosamente tra una curva
e l'altra. E il peso che si avverte è minore di quello reale (che
non è nemmeno elevato: i kg a secco dichiarati sono 189). Sarà
per questo che i primi giri, in attesa che le Bridgestone vadano in temperatura
(nella mattina l’asfalto ghiacciato della pista non era particolarmente
invitante), si percorrono in punta di gas, prendendo le misure con la rapidità
con la quale la Z1000 va alla corda e diventa leggera nei cambi di direzione.
Mano a mano
che si spinge, le incertezze svaniscono: la Z1000 ripaga infatti con sempre
maggiore sicurezza; più la si maltratta e più regala solidità;
più si spinge a fondo e più l’appoggio si irrobustisce, anche
alla massima inclinazione (non particolarmente elevata nella guida in pista)
permessa dalle pedane e dal terminale di scarico che, soprattutto nelle
“spanciate” nelle curve in appoggio, lascia un’eccitante (per chi segue)
scia di scintille.
Ecco, insomma,
un bell’esempio di ciclistica sportiva! Quella che al primo assaggio appare
nervosità, che sembra sconsigliare la guida spigolosa, che suggerisce
prudenza, si trasforma molto presto in agilità ed efficacia sul
misto: un bel centro, Kawasaki!
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