Prove moto

Prova completa: Z1000, je t'aime!

GooFaster.com 17 febbraio 2003    Invia ad un amico




Finalmente è suonata la sveglia alla Kawasaki: fine dei piccoli ritocchi alla sua immortale ZX-6R (del nuovissimo modello ne parleremo molto presto) e fine delle riproposte in chiave naked, seminaked, o più o meno evocativa delle sue massicce ZRX. Moto stupende, intendiamoci, gustose da guidare, da possedere e da vedere, ma ormai datate dal punto di vista tecnico, e soprattutto nella guida. Le ZRX restano, ma ora sono affiancate dall'estrema, frizzante, sensuale, stimolante Z1000.

Cosa ci si attende, oggi, da una naked che si possa dire davvero nuova, oltre ad un buon passo in avanti nell’estetica? Un motore compatto, rabbioso sotto e potente in alto. Ma soprattutto una ciclistica agile e nervosa. Ma allo stesso tempo precisa e sicura. Chiediamo troppo? Si direbbe proprio di no, perché questa volta la Zetamille chi ci ha proprio soddisfatto. E abbondantemente. Quasi in tutto. Cosa dite, siamo incontentabili? Mah, può anche darsi...

Cuore racing

Di naked tradizionale c’è il manubrio, ampio ma nemmeno tanto; il resto, invece, arriva da una sportiva pura. Il serbatoio non è solo bello per il suo taglio nervoso, ma anche ben studiato. Permette di infilare le gambe nelle svasature anche se si è di taglia più che abbondante, di stringere bene i fianchi della moto, di muoversi come si vuole senza schiacciarsi nulla particolarmente sensibile. E poi piacciono le pedane, discretamente arretrate, comode e basse, e la sella, stretta e inclinata in avanti. Che quindi spinge verso il serbatoio, proprio nella posizione giusta per passare all’attacco. Ecco perché in sella alla Z1000 vengono dei pensieri strani: e ora che faccio, vado a passeggio? Non diciamolo nemmeno per scherzo...

E poi, per togliersi qualsiasi dubbio, basta dare un’occhiata alle caratteristiche tecniche. Le quote ciclistiche sono “sospette”: l’interasse (1420 mm), l’avancorsa (101 mm), e l’inclinazione del cannotto di sterzo di (24°) tradiscono la voglia della Z di diventare una nervosa sportiva. E poi c’è il quattro cilindri sedici valvole ad iniezione: 127 CV a 10.000 giri e 9,7 kgm a 8000 giri dichiarati promettono scintille e, almeno sulla carta, un’erogazione da brivido.

Troppo Nervosa. Anzi, no, stabile!

Bilanciamento dei pesi, geometria, posizione di guida... è difficile individuarne la ragione, ma lo sterzo, sebbene si avverta ben caricato, si nota subito leggerissimo, pronto a far guizzare la grossa Z nervosamente tra una curva e l'altra. E il peso che si avverte è minore di quello reale (che non è nemmeno elevato: i kg a secco dichiarati sono 189). Sarà per questo che i primi giri, in attesa che le Bridgestone vadano in temperatura (nella mattina l’asfalto ghiacciato della pista non era particolarmente invitante), si percorrono in punta di gas, prendendo le misure con la rapidità con la quale la Z1000 va alla corda e diventa leggera nei cambi di direzione.

Mano a mano che si spinge, le incertezze svaniscono: la Z1000 ripaga infatti con sempre maggiore sicurezza; più la si maltratta e più regala solidità; più si spinge a fondo e più l’appoggio si irrobustisce, anche alla massima inclinazione (non particolarmente elevata nella guida in pista) permessa dalle pedane e dal terminale di scarico che, soprattutto nelle “spanciate” nelle curve in appoggio, lascia un’eccitante (per chi segue) scia di scintille.
Ecco, insomma, un bell’esempio di ciclistica sportiva! Quella che al primo assaggio appare nervosità, che sembra sconsigliare la guida spigolosa, che suggerisce prudenza, si trasforma molto presto in agilità ed efficacia sul misto: un bel centro, Kawasaki!

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