Prove moto
Prova Triumph Tiger 955i
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Il ritmo è vieppiù serrato ed inizia il valzer dei sorpassi, ma all'uscita di una curva un'autocisterna con un paio d'auto in coda neutralizza per un istante l'abbrivio; al primo, breve rettilineo utile Oliver spalanca l'acceleratore e riesce a superare l'ostacolo, scomparendo alla vista. Pochi secondi che sembrano un'eternità ed anche alcuni di noi passano avanti: una, due, tre curve mediolente, poi un rampino destrorso, da seconda, in contropendenza.
La Tiger entra in curva granitica, tutta appoggiata sulle spalle delle Metzeler Tourance di primo equipaggiamento, ed alla corda la coppia vigorosa e morbidissima del propulsore spinge gagliarda la moto, estraendola dal tornante con la grazia di un colpo di pennello. Ora la strada è libera: una esaltante sequenza di curve da terza e da quarta, da raccordare pelando il gas e sfiorando appena i freni, lungo le quali la Tiger si "scava" la traiettoria, solida sull'avantreno. Dietro non c'è più nessuno, e Oliver è solo un paio di curve avanti, di nuovo nel mirino...
Che dite, ci è piaciuta la nuova Tiger? Visto l'approccio, la domanda è palesemente scontata: il modello 2001 della maxi enduro Triumph segna un netto passo avanti rispetto alla precedente versione, soprattutto per quel che riguarda il feeling di guida. Praticamente inalterata nell'estetica (nuove colorazioni a parte) la Tiger è stata oggetto di un profondo lavoro di affinamento che, un po' controcorrente rispetto alle altre entrofuoristrada "d'altura", non si è spinto tanto nella direzione del comfort e della protettività quanto in quello della sportività. Ciò non toglie che la si possa sfruttare in maniera eccellente anche per il turismo a largo raggio, magari attingendo alla ricchissima lista degli optional.
Anticonformista per nascita (è l'unica enduro a tre cilindri), è destinata a chi, in cambio di 20.400.000 lire, voglia non solo sostanza, ma anche una bella fetta di personalità.
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