Prove moto
Prova Aprilia RST Futura: una sport touring all'italiana
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Il risveglio del mercato motociclistico ha - fortunatamente - spinto altri costruttori a gettarsi nella mischia, così oggi è possibile scegliere tra varie sport touring: giapponesi o europee, a due, tre o quattro cilindri, più o meno sbilanciate verso una delle due "specialità".
Una delle proposte più recenti è l'Aprilia RST 1000 Futura, basata su motore e ciclistica della RSV mille; come potrete immaginare, partendo da una base simile il lato "sport" difficilmente deluderà le aspettative. E per il "touring"? Continuate a leggere, avrete delle sorprese...
Design, cura costruttiva ed altre menate...
Con la RST 1000, i designer di casa Aprilia hanno inaugurato la tendenza degli spigoli, puntualmente riproposta - sia pur in maniera meno esasperata - da altri costruttori sui modelli 2002.
La linea della RST è disegnata da tratti netti e decisi, che generano sfaccettature e tagli per movimentare le ampie superfici della carrozzeria: è quasi incredibile come questa esasperazione stilistica possa convivere con la ricerca della massima funzionalità. Il tormentato design della carenatura, ad esempio, non pregiudica la protettività del generoso cupolino o l'efficienza del bel faro polifocale in materiale plastico.
Ma diamo un'occhiata più approfondita a questa moto così "strana". La vista di tre quarti anteriore rende giustizia al lavoro degli "stilisti" di Noale, risultando piacevole ed abbastanza equilibrata. L'ampia carenatura sembra voler fagocitare la ruota anteriore, nascondendo componentistica di pregio come la forcella rovesciata, il doppio disco Brembo Serie Oro o il cerchio a razze sdoppiate. Il design del faro ripropone - giustamente - i tre elementi che caratterizzano la produzione Aprilia, risultando aggressivo ed attuale.
Non convincono, al contrario, gli specchi retrovisori: in questo caso si è esagerato un po' con gli spigoli, e gli indicatori di direzione integrati non fanno che appesantire l'insieme. Purtroppo, oltre a non convincere sul piano estetico, sono pure poco funzionali: il campo inquadrato è ristretto, alle alte velocità vibrano un po' troppo, le regolazioni sono difficoltose - a causa della distanza dal posto guida - ed infine gli ingombri li espongono ad urti indesiderati in situazioni quali sorpassi, guida in città e manovre di parcheggio. A loro parziale discolpa va detto che sono molto più robusti di quanto sembri.
Continuando ad esaminare la zona del cupolino, destano un po' di perplessità l'antiestetico fissaggio del plexiglass con viti a vista e il materiale plastico utilizzato per la realizzazione del faro. Riguardo quest'ultimo elemento, temiamo un po' per la resistenza ad eventuali graffi e per la conservazione della trasparenza nel tempo.
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