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Piloti e protagonisti

Kevin Schwantz

(12 giugno 2000)

Edoardo Licciardello



Schwantz con la Suzuki Campione del Mondo
Sabato 17 Luglio 1995, nella sala stampa del Mugello, si è potuto assistere ad un episodio quantomeno singolare: un ragazzo biondo, con la faccia da bambino, in lacrime davanti alle telecamere annunciava il suo ritiro dal mondo delle corse su due ruote.
E la maggior parte di quelli che erano presenti, duri professionisti di quel mondo, facevano fatica a trattenere le lacrime anche loro, commossi e consci del fatto che il Motomondiale stava perdendo un protagonista, che tanto aveva dato allo sport e che in cambio aveva ricavato solo tante fratture ed un agognato titolo mondiale, vinto però nello stesso momento in cui il suo più grande rivale ed amico aveva concluso la sua carriera su una sedia a rotelle.

Un episodio quasi senza precedenti, perché si è trattato di un pilota senza precedenti, almeno nell'era moderna.
Nessuno come lui ha saputo accattivarsi il pubblico per la sua spettacolarità senza polemiche, per la sua faccia sulla quale, se non campeggiava una smorfia di dolore per l'ennesimo infortunio, era difficile non vedere un sorriso.
E a questo punto è chiaro perché, a distanza di più di quattro anni da quel giorno, tanti cupolini delle moto di appassionati sfoggiano ancora con orgoglio il numero 34.

Se qualcuno non lo avesse ancora capito, stiamo parlando di Kevin Schwantz. Nato a Paige, in Texas, classe 1964, mostra subito un talento innato per le moto. Passione probabilmente ereditata dallo zio assieme al numero 34, che all'epoca gestisce una concessionaria Yamaha e lo assiste quando, giovanissimo come tutti quelli della sua generazione, muove i primi passi nel mondo delle corse fuoristrada.

Gareggia nel trial, nel dirt-track e raggiunge un discreto successo nel Supercross (arriva a lottare per la qualificazione nel campionato nazionale, notoriamente covo di piloti velocissimi), ma sono le gare su asfalto che lo renderanno quella celebrità che è diventato. E sono quelle in cui incontrerà quello che sarà il suo acerrimo rivale - ma allo stesso tempo amico - per tutta la sua carriera: Wayne Rainey.

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