Piloti e protagonisti

Valentino Rossi: che spettacolo la stagione 2004!

Edoardo Licciardello 25 ottobre 2004    Invia ad un amico


Il mondiale 2004 di Valentino Rossi non è iniziato a Welkom. E non è nemmeno iniziato il 26 Gennaio a Sepang, come qualcuno potrebbe pensare. Se vogliamo davvero dare una data – o meglio, un periodo – per l’inizio di questa sfida, conclusasi domenica scorsa in Australia e che non aspetta altro che una ciliegina sulla torta sabato prossimo a Valencia, possiamo guardare alla pausa estiva dell’anno scorso.

E’ in quel momento che si è iniziata a concretizzare l’ipotesi del cambio di casacca di Rossi. Di un Rossi stanco dell’aria che respirava in Honda, di venire trattato come un dipendente qualsiasi (parola di un allora quattro volte campione del mondo, in predicato di aggiungere un quinto titolo alla sua collezione) quando era invece convinto di essere lui il vero valore aggiunto della Honda RC211V. Lui a fare la differenza – nella guida e nello sviluppo – fra la moto imbattibile e le inseguitrici.

I giapponesi sono imperscrutabili, e come ci insegnano cinematografia e letteratura non è automatico che chi riconosce la propria colpevolezza sia effettivamente il responsabile e non stia invece coprendo un superiore. Ma in questo caso, pur con lo scontato mea culpa di Kanazawa, pare proprio che il principale responsabile delle tensioni fra Rossi e l’HRC sia stato Nakajima, che nella sua arroganza non ha mai voluto credere che fosse davvero Valentino Rossi il fattore vincente della “sua” RC211V. D’altra parte, quando si dominano gli ultimi dieci anni (con l’eccezione del 2000, facilmente considerabile errore di percorso) del mondiale, è abbastanza facile cadere in certi eccessi di sicurezza. Ma la mancanza di memoria storica è sempre un errore. Nessuno, in HRC, si ricordava evidentemente di tal Wayne Rainey.

La stagione 2004 non fa che confermare quanto scritto dal pluricitato (spesso a sproposito) Sun Tzu, autore nel primo secolo avanti cristo dell’”Arte della guerra”. L’enunciato di base del filosofo/stratega cinese si riassume in una delle prime frasi del suo scritto. “Se conosci te stesso e conosci il tuo nemico, non dovrai mai temere la sconfitta. Se conosci te stesso ma non il tuo nemico, avrai vittorie e sconfitte in quasi ugual misura. Se non conosci te stesso né il tuo nemico, sei destinato a perdere tutte le battaglie”. L’HRC non ricade nell’ultima ipotesi: conosce abbastanza bene sé stessa, sia pure sopravvalutandosi. Ma a questo punto della stagione è impossibile non rendersi conto che il nostro caso è il secondo. L’HRC non conosceva bene Rossi. Anche se avrebbe dovuto farsi nascere qualche dubbio quando ha visto che Burgess e i suoi uomini, da anni fedelissimi Honda e loro squadra di riferimento nell’ultimo decennio, non hanno esitato a seguire Valentino nella sua avventura…

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