Piloti e protagonisti

Wayne Rainey: quel giorno a Misano

Mike1964 18 dicembre 2002    Invia ad un amico


"Ricordati che oggi hai un compito preciso" gli ha detto Kenny prima della gara.

Già. Ma come si fa ad eseguire tale compito se hai appena ottenuto la pole, corri in casa ed il compito in questione consiste nel far vincere il tuo compagno di squadra?

Nonostante questo, il pivello è un professionista; non per niente ha già vinto tre titoli mondiali nelle classi inferiori; ed appena il mese scorso ha lasciato di stucco il suo team, andando a vincere la sua prima gara in 500 davanti al suo caposquadra: nessuno gli aveva detto di non farlo, forse non avevano nemmeno considerato che ne avesse le capacità...

Ora che se ne sono accorti, l'ordine è tassativo, e lui lo rispetterà.
Da parte sua il Campione non è del tutto tranquillo; sa riconoscere i cavalli di razza e quel tipo sfrontato va un po' troppo forte per i suoi gusti. Un comprimario non avrebbe mai osato fare quel che il pivello ha fatto a Donington, sapendo che c'era il titolo in ballo.

Per il Campione questo è un problema: ha vinto tre titoli consecutivi, mettendoci sempre un po' di suo in più. La Casa madre sembra non volerne sapere: "Ma se vinci, perchè ti lamenti?" gli dicono. Non sanno di quanto sia difficile sopperire ogni volta alla lacune tecniche della moto col coraggio e la determinazione.
No, un nuovo avversario da battere, per di più interno, è proprio l'ultima cosa che ci vuole.

Le moto sono schierate sulla linea di partenza; solo 21 millesimi di secondo separano il pivello dal Campione; ma sono millesimi a favore del pivello.

Si parte!

La coppia biancorossa si porta immediatamente in testa. Kewin insegue in terza posizione; un sorprendente John è quarto, sulla moto rossa. Mick è indietro.
Ma il pivello è sempre li.
Il fiato sul collo.

Un Campione è un Campione, non può accettare di non essere il più veloce.
"Non pensare alla moto, guida sui problemi" pensa tra se; lui è fatto così. Non si arrende mai, non molla mai, anche se non c'è speranza, anche se è scritto che non ce la puoi fare. Perchè lui è un Campione, sa di esserlo. E nessuno può guidare una Yamaha come lui. E' così che ha vinto tre titoli consecutivi, contro ogni pronostico e contro ogni speranza.
Contro la sua stessa moto.
Il pivello è ancora li.
Inizia il decimo giro.

Forse sotto il casco un sorriso sta affiorando sulle labbra del Campione. Ce la sta facendo. Per la quarta volta consecutiva.
Ancora una volta è stato più forte di tutti, più forte degli avversari, più forte della moto, più forte del destino.
Ancora quel pivello alle spalle...
All'improvviso il mondo impazzisce.
Il pivello vede la bestia selvaggia che si scatena davanti a lui e disarciona il domatore.
Nessuna pietà, nessuna compassione, nessun rimorso.

Il mostro meccanico libera la sua rabbia, il Campione è una bambola di pezza, nient'altro che una bambola di pezza.
Dolore.
Lancinate, profondo, insopportabile.
Si continua...

Ma la bambola resta li, sul prato. Qualcosa si è spezzato in lei. Il mago dei giocattoli accorre subito. Lo fa sempre; lui sa come riparare quei fragili esseri, quelle meravigliose creature fatte di nervi, coraggio, forza e volontà. Ma stavolta la sua faccia è di pietra. La bambola non potrà più camminare.

Il pivello libera tutta la sua gioia.
Il caldo pubblico italiano lo porta in trionfo.
Un'euforia incontenibile lo esalta, lo pervade, lo ubriaca mentre sale sul gradino più alto del podio.
Ancora non sa del dolore.
Ancora non sa del filo spezzato.
Ancora non sa della bambola.

Misano, 5 settembre 1993.
Luca Cadalora vince il suo secondo gran premio in 500.
Wayne Rainey entra nell'olimpo degli eroi, ma non camminerà più.
Kevin Schwantz è campione del mondo.

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