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Ciclismo |
Spidermaan
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 | Postato: 2004-07-11 23:18
Armstrong marca a uomo Ulrich...

----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
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Lo sprinter della Fassa Bortolo si è ritirato per le conseguenze della caduta di ieri, Mario per l'infezione causata dalla ferita al Giro: in Italia verrà operato.
BONNEVAL (Francia), 9 luglio 2004 - Amarezza. Come, e forse più, di quando se ne andò un anno fa. Perchè stavolta Alessandro Petacchi era determinato ad arrivare assolutamente fino a Parigi. Invece lo spezzino della Fassa Bortolo non prenderà il via nella sesta tappa della corsa francese, che oggi porterà i corridori da Bonneval ad Angers per 196 km. Gli è stata fatale la caduta nella quinta tappa di ieri, che gli ha procurato una forte contusione alla spalla sinistra. Le conseguenze, già dolorose nel corso della frazione, si sono fatte sentire nella notte e soprattutto al risveglio. Di primo mattino Petacchi è stato visitato dal medico della sua squadra, Emilio Magni. Ma il controllo è servito solo a confermare che gli risulta impossibile fare qualsiasi movimento. Da qui la decisione di non riprendere la gara e tornare in Italia.
Ecco le prime dichiarazioni del velocista spezzino: "Purtroppo oggi non posso prendere il via. Ho un problema ai legamenti e non riesco a muovere il braccio che ho picchiato ieri nella caduta. In queste condizioni e con questo tempo, non mi sento di affrontare una tappa del Tour de France. Mi dispiace veramente tanto perché ero venuto in Francia per fare una buona corsa: era partita decisamente male per me, ma c’erano altre possibilità e io ero fiducioso. Invece per una caduta stupida devo andarmene a casa. Ieri addirittura pensavo di essermi rotto la spalla e ho terminato la frazione senza mai alzarmi sui pedali. Pensavo di recuperare questa notte, invece la situazione è peggiorata. Ero venuto al Tour de France per conquistare la maglia verde, mi sarebbe bastata una vittoria, me ne vado con un infortunio".
Nemmeno il tempo di assorbire questa notizia, che è arrivata quella del ritiro di Mario Cipollini. Anche il toscano della Domina Vacanze, infatti, non si è presentato al via della sesta tappa della corsa francese. A fermarlo sono stati i problemi causati dalla ferita alla tibia che si era procurato nella caduta di Civitella Val di Chiana che lo costrinse ad abbandonare il Giro d'Italia. La ferita, che non era stata suturata, si è riaperta proprio al Tour causando un'infezione. Per cui, d'accordo con il medico della squadra Nazzareno Trobbiani, Mario e la sua squadra hanno deciso per lo stop. "Questa lesione risulta infetta con tumefazione, edema, rossore e procura all’atleta febbre dolore e lieve deficit funzionale – ha sottolineato Trobbiani, medico del team Domina Vacanze -. Ciò non permette all’atleta di forzare fisicamente la gamba né di essere competitivo. L’atleta è stato sottoposto a terapia antibiotica locale e generale, ma la ferita necessità al più presto di toilette chirurgica e nuova sutura".
Così SuperMario alle 11 del mattino ha lasciato l'hotel dove ha passato la notte in direzione di Parigi, per la precisione dell'aeroporto Charles De Gaulle dove lo attende un volo per l'Italia. Una volta tornato a casa, e in una data ancora da stabilire, sarà necessario un intervento chirurgico per pulire la ferita. "Mi dispiace abbandonare il Tour de France è una corsa alla quale tengo molto. La mia condizione fisica stava migliorando e credo che avrei lasciato il segno; già nella volata di Wasquehal avevo ricevuto buone sensazioni”, ha detto Re Leone.
"Hanno avuto sfortuna". Così Jean Marie Leblanc, patron del Tour, a proposito del ritiro di Petacchi e Cipollini. "Sapevo che Petacchi era stato vittima di una brutta caduta, ma speravo che almeno per Cipollini la situazione fosse meno seria. E' un danno per il Tour e per il ciclismo italiano, perché ora ci sono delle tappe che avrebbero potuto vincere, come hanno fatto McEwen e Nazon".
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Il texano ha in pugno la Boucle. Il suo gregario Ekimov: "Sente il Tour più di ogni altra corsa e noi ci sentiamo tutt'uno con lui". Domani la nona tappa.
LIMOGES (Fra), 12 luglio 2004 - Se il Tour è una grande fabbrica dello show-business lo si deve anche un po' a lui, che gira con due bodyguard al seguito e una star della musica come compagna, che
ha le telecamere di una tivù americana sempre puntate addosso, che dorme su un materasso nel motorhome quando il letto dell'albergo è scomodo, che non può rinunciare ai suoi piatti di pasta all'aglio e se occorre manda il cuoco a comprare filetto per tutti. Lance Armstrong non è solo il corridore più mediatico che vi sia, è la vedette di un evento da milioni di dollari che gli organizzatori della Grande Boucle stimano secondo solo ai Mondiali di calcio e alle Olimpiadi. Un grande circo dei sogni in cui il Cowboy si muove con la disinvoltura di un divo hollywoodiano e la sicurezza di chi è il padrone assoluto da cinque anni.
Lance ha il controllo di tutto quello che succede, dentro e fuori la
gara. Conosce il Tour meglio di chiunque altro e lo tiene in pugno come
uno sceriffo, capace di tessere alleanze in gruppo e creare sudditanza
psicologica nei rivali. Il record dei sei trionfi alla Grande Boucle doveva essere una corsa a ostacoli, ma finora si è rivelato un percorso in discesa, per il texano della Us Postal, che non ha sbagliato un colpo nei primi nove giorni flagellati dalla pioggia e dalle cadute. La maglia gialla
per ora è sulle spalle del galletto francese Thomas Voeckler.
Ma Armstrong si gode il giorno di riposo sapendo che nulla è cambiato nel suo regno, perché da mercoledì, quando si comincerà a salire sul
Massiccio Centrale, e più avanti sui Pirenei e le Alpi, tutto tornerà al suo posto. Un ottimismo rafforzato dalla certezza di poter contare su un gruppo di fedelissimi (di cui da tre anni fa parte anche il massaggiatore italiano Elvio Borcella), capitanato dall'amico fraterno George Hincapie e dalla serenità che ha portato nella sua vita il legame con la cantante rock Sheryl Crow, attivista no global convertita all'amore per l'uomo scelto dal presidente repubblicano Usa George W. Bush come consigliere per la lotta al cancro.
Sheryl ha seguito il Tour fino alla trionfale cronosquadre di Arras, che ha regalato la vittoria alla Us Postal e la maglia gialla ad Armstrong. Il giorno dopo era tornata al sole della California, mentre Lance decideva di non sacrificare la squadra e lasciare andare la fuga con Voeckler (salvo controllare che il ritardo non superasse i 12'33" . Tutto calcolato. Come il fatto di partire a razzo nel prologo di Liegi per spaventare i nemici Ullrich e Hamilton o di scegliere l'attacco quale miglior strategia di difesa, laddove c'era una trappola in agguato, come sul pavé di Wasqueal ("giustiziando" Mayo per poi rammaricarsi della sua caduta). Il tutto con la complicità dei suoi angeli custodi, che gli hanno aperto la strada e quando la sfortuna ci ha messo lo zampino, come nell'ammucchiata all'ultimo chilometro della tappa di Angers, lo hanno aspettato per scortarlo fino all'arrivo. "Siamo tutti molto orgogliosi del nostro leader - dice in perfetto slang il russo Viatcheslav Ekimov, 38 anni, veterano della squadra assieme a Hincapie -. Armstrong sente il Tour più di ogni altra corsa e noi ci sentiamo tutt'uno con lui". Potrebbe essere il motto di Lance.
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 | Postato: 2004-07-13 00:18
Il trentino (Saeco) e lo sloveno (Alessio-Bianchi) esclusi perché coinvolti in inchieste di doping. Leblanc: "La loro presenza non è gradita".
LIMOGES (Francia), 12 luglio 2004 - Stefano Casagranda, 31enne trentino della Saeco e lo sloveno Martin Hvastija, 34enne sloveno dell'Alessio-Bianchi, sono stati esclusi dal Tour de France. Lo ha annunciato il patron della corsa a tappe francese Jean Marie Leblanc. "Abbiamo ricevuto una lettera dalla Guardia di Finanza di Padova - ha spiegato Leblanc - in cui si diceva che Casagranda e Hvastija sono sotto inchiesta per faccende di doping. Abbiamo informato i rispettivi direttori sportivi dicendogli che la loro presenza al Tour non era gradita".
Leblanc ha aggiunto che il Tour de France, senza pronunciarsi nel merito dell'inchiesta, applica il principio di precauzione come era avvenuto per Danilo Di Luca, il 28enne abruzzese della Saeco escluso per lo stesso motivo prima del via della corsa da Liegi. Dopo otto tappe, Hvastija era 124° in classifica generale a 18'49" da Voeckler, mentre Casagranda era 155° a 26'09".
La direzione del Tour ha concluso che si aspetta un'azione giudiziaria nei suoi confronti, come ha preannunciato Bruno Cenghialta, d.s. dell'Alessio: "Accettiamo questo rischio", sono state le parole di Leblanc, che ha precisato di non aver avuto ancora risposte ufficiali a proposito dell'inchiesta di Sanremo. Affidata a un comunicato la reazione della Saeco: "Ci chiediamo se queste decisioni non abbiano l'effetto opposto rispetto a quello che gli organizzatori sperano".
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 | Postato: 2004-07-13 20:30
L'australiano fa il bis battendo in volata Hushovd e O'Grady. Simeoni, in fuga con Landaluze, ripreso ai 50 m. Voeckler sempre in giallo. Domani 10ª tappa.
GUERET (Francia), 13 luglio 2004 - Sarebbero bastati cinquanta metri di meno: non sono poi tanti dopo 160 chilometri di tappa e 125 di fuga. Cinquanta metri di meno e per Filippo Simeoni sarebbe stata probabilmente una vittoria in più, di quelle sue, poche (sette) ma difficili da dimenticare. Lo aspettava, il traguardo della nona tappa a Gueret, e aspettava pure il compagno di avventura Landaluze, spagnolo dell'Euskaltel sulla carta di un po' meno veloce di lui, per scrivere una storia da happy end se vista dalla prospettiva del 32enne laziale della Domina-Vacanze.
Ma quei cinquanta metri non si sono volatilizzati: si è invece materializzata, inesorabile, la rimonta di un gruppo che ha cominciato a fare sul serio solo quando la fuga aveva toccato i 10' di vantaggio, ma poi si è messo d'impegno per recuperare il tempo perduto. Ancora all'ultimo chilometro sembrava che non fosse aria di finali a sorpresa: per i due 15" potevano e dovevano essere un tesoro. Ma Landaluze si voltava qualche volta di troppo, tentennando e indugiando (temeva probabilmente la sconfitta in volata) quanto è bastato al plotone per inghiottire entrambi e mettere in scena la volata.
Rimasto fuori dai giochi Boonen, che si è trovato Simeoni giusto davanti, il colore della vittoria è stato il verde, quello indossato da Robbie McEwen, già primo a Namur (seconda tappa) e sempre più legittimo proprietario della maglia a punti. Bruciati di poco Hushovd e O'Grady, anche loro in odore di bis, il primo italiano è stato ancora il vicecampione d'Italia Sergio Marinangeli, compagno di squadra di Simeoni, nono (e per la 23ª volta quest'anno nei primi dieci).
Grazie all'abbuono di 8" per la terza piazza, O'Grady ha limato il suo distacco dalla maglia gialla (per il quinto giorno) Voeckler, che ora ha 2'53" sull'australiano che è secondo: è questa l'unica variazione di un certo rilievo in classifica generale, abbastanza per considerarla, sotto questo punto di vista, una giornata di trasferimento. Tutto il contrario di quello che s'annuncia essere domani: digerire i nove gran premi della montagna lungo il Massiccio Centrale, da Limoges a Saint Flour (237 km, la frazione più lunga) non sarà facile per nessuno.
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 | Postato: 2004-07-16 20:54
Sul primo traguardo in salita il varesino arriva con Armstrong e lo batte. Più staccati gli altri, Ullrich perde 2'30", Voeckler a 3'59" resta in giallo.
LA MONGIE (Francia), 16 luglio 2004 - E ora viene quasi da pensare che se doveva essere così bello, così emozionante, così alla grande, allora ci si può anche tuffare in una rima azzardata, e dire, quasi urlare, che l'impresa è valsa l'attesa. Torna a vincere dopo tre anni, Ivan Basso (la Rominger Classic 2002 non è una gara ufficiale del calendario Uci), torna ad alzare le braccia dopo aver annesso una tappa del Giro d'Austria, e nel dove, come e quando succede c'è tutto quanto gli è successo in un periodo lungo più o meno mille giorni.
Il 26enne varesino della Csc si impone al Tour de France, la sua corsa, quella che lo ha visto 11°, e miglior giovane, nel 2002 e ancora 7° lo scorso anno, e lo fa in una tappa niente affatto banale: vince a La Mongie, nel giorno del primo arrivo in quota, sui Pirenei, su una salita che non è altro che il Tourmalet mozzato degli ultimi tre chilometri. Si mette alle spalle tutti, proprio tutti, e il primo che gli vede la schiena, e lo fa immediatamente, è re Lance Armstrong V (nel senso dei Tour vinti): per gli altri ce ne vuole. Il tedesco Kloden è terzo, a 20", quarto Mancebo a 24". Poi, nel mucchio: Scarponi 8° a 1'02", Mayo 9° a 1'03", 12° Simoni a 1'32", 20° Ullrich a 2'30", 29° Heras a 2'57", 34° Hamilton a 3'27", 41° Voeckler a 3'59". Da andare a chiedere spiegazioni a chi parlava di tappa di studio, alla vigilia del secondo arrivo in salita consecutivo, domani a Plateau De Beille.
Così non è stato, perché dopo i tentativi da lontano delle seconde linee e una scalata tutto sommato tranquilla dell'Aspin, sui 12 km tutti verso l'alto che portavano a La Mongie Hamilton e Ullrich hanno fatto presto a far capire di non essere in giornata. Naturale conseguenza è stato il forcing dei postini, preludio all'attacco di capitan Armstrong, che ha dato semaforo rosso a Rasmussen e Sastre (compagno di Ivan alla Csc), prima di rispondere a un tentativo di Mancebo e tentare di andar via. Non gliel'ha permesso Basso, apparso davvero pimpante, e così i due hanno inghiottito lo spagnolo e sono andati d'amore e d'accordo verso il traguardo: lo sprint non c'è stato, Basso ha avuto il tempo di distendere le braccia al cielo e dedicare la vittoria soprattutto a mamma Nives, che è in questi giorni è in ospedale.
Non si può dire che non l'avesse detto: "Vedrete, vi sorprenderò con un attacco importante", ripeteva in tutte le salse già da un po'. Ha stretto i tempi, Basso, e ora il Tour gli sorride. La classifica vede ancora Voeckler in giallo, con 5'24" su Armstrong, secondo. Il varesino, 6°, è a 1'09" dal texano. Così i suoi rivali per il podio, suo obiettivo dichiarato: Mancebo è a 1'19", Ullrich a 3'37", Scarponi a 4'01", Hamilton a 4'22", Heras a 5'18", Simoni a 5'25", Mayo a 6'42". Tutti alle sue spalle. Come è stato oggi, salendo a La Mongie.
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 | Postato: 2004-07-19 21:53
Dieci giorni in giallo per il 25enne campione di Francia che ha ancora 22" di vantaggio su Armstrong alla vigilia delle Alpi: "Ho realizzato una missione".
NIMES (Francia), 19 luglio 2004 - Se gli aveste detto prima del Tour che avrebbe vestito la maglia gialla per dieci giorni e superato i Pirenei con 22" di vantaggio in classifica su Armstrong, probabilmente vi avrebbe sorriso e consigliato un ricovero in clinica. Invece è quello che è successo a Thomas Voeckler, che in un mese ha avuto dalla vita tutto quello che era lecito desiderare: una tappa alla Route du Sud, la maglia tricolore di campione di Francia e un'avventura da protagonista nella
corsa più importante del mondo, grazie alla libertà concessa da Armstrong nella fuga fiume di Chartres. Il Tour scattato da Liegi proprio nel giorno di San Tommaso (3 luglio) ha fatto scoprire a tutti le qualità e il carattere di questo ragazzo di 25 anni cresciuto da bambino nella Martinica e più tardi trapiantato in Alsazia.
Il padre era un medico appassionato di vela: scomparve durante una
traversata quando Thomas aveva appena 13 anni. "Ti-Blanc", così lo
avevano soprannominato, è cresciuto nelle terre francesi d'Oltremare
fino alla categoria juniores, militando nella Scuola ciclistica di Lamentin e poi nel Club cycliste de Trinité. Allora nessuno poteva immaginare che il giovane Voeckler sarebbe diventato quel che è diventato, passando per la vittoria nel 2000 nella Freccia Vallone dilettanti. Il portacolori della
Brioches la Boulangere invece è andato oltre ogni aspettativa, regalando la luce dei riflettori alla squadra di Jean René Bernaudeau, scioccata alla vigilia dal divorzio col campione spagnolo Joseba Beloki. La sua impresa nel tappone di Plateau de Beille, quando si è staccato sul Portet d'Aspet, è andato in crisi sul Col d'Agnes, ma è riuscito a conservare la maglia di leader tra mille sofferenze, ha moltiplicato l'orgoglio dei francesi, già esaltati dalle vittorie solitarie del vecchio Virenque (Saint Flour) e di Moncutié (Figeac).
"Il giorno prima sono salito sul podio convinto che avrei indossato la
maglia gialla per l'ultima volta. Non credevo possibile che avrei perso
meno di cinque minuti in salita da Armstrong. Alla fine ho sentito di
aver realizzato una missione e ho scoperto di non conoscere i miei veri limiti", spiega Voeckler. Col suo volto nuovo alla Cunego, l'alsaziano è la speranza di un ciclismo che ha conosciuto la sua ultima "grandeur" con Hinault e Fignon, non ha più Jalabert, e da anni vive una profonda crisi di talenti, nonostante sia stato capace di produrre quella macchina elefantiaca che è il Tour. Domani la volontà e l'entusiasmo potrebbero non bastare per ripetere l'exploit e regalare a Voeckler un altro giorno in giallo, nella prima delle tre tappe sulle Alpi, che arrivano dopo il riposo di Nimes. Ma il galletto, comunque vada, non avrà nulla da rimproverarsi. Allez, Thomas. Provaci ancora.
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 | Postato: 2004-07-21 14:05
Ancora un arrivo a due al Tour: nella prima tappa alpina il texano batte Ivan e torna leader della classifica. Domani cronoscalata all'Alpe d'Huez.
VILLARD-DE-LANS (Francia), 20 luglio 2004 - Sono le Alpi, eppure quanto assomigliano ai Pirenei. Due gocce d'acqua, a guardare i primi due: Basso-Armstrong, aveva detto La Mongie, Armstrong-Basso, la risposta di Plateau de Beille. E ancora Armstrong-Basso, sottolinea Villard-de-Lans, terzo e ultimo arrivo in salita della Boucle 2004, primo atto della tre giorni alpina che di fatto pare avviata a decidere il Tour, lasciando alla crono di sabato a Besançon il compito di individuare chi andrà a farsi la foto ricordo a Parigi, vicino a chi quella foto se la fa da cinque anni e non risulta annoiato neanche un po'.
E ora, in più, non manca proprio niente a certificare l'anno sesto della dittatura texana sul Tour: se Voeckler aveva lasciato i Pirenei salvando il giallo per 22", stavolta lascia più di 9' al termine di una fatica lunga 179 km e 7 gpm, dovendosi accontentare di addormentarsi all'ottavo posto in classifica. Armstrong mette in cassa la 18ª vittoria di tappa al Tour (più due cronosquadre) e la maglia gialla numero 61 (hanno fatto meglio solo Merckx e Hinault). Affronterà la cronoscalata dell'Alpe d'Huez di domani con 1'25" su Ivan Basso e 3'22" su Kloden, 5'39" su Mancebo e 6'54" su Ullrich, e se a La Mongie la sua faccia non era apparsa bellissima a sforzo appena terminato, oggi a Villard-de-Lans la progressione allo sprint, il pugno al cielo, la smorfia di rabbia sul viso hanno tolto ogni residuo dubbio a chi ne aveva.
A cambiare, almeno un po', la storia, ci ha provato Ullrich, atteso al riscatto dopo i giorni difficili vissuti sui Pirenei: ha scelto il Col de Echarasson, unico di prima categoria della giornata, per un attacco a lunga gittata e per vedere l'effetto che faceva. Ma Armstrong non si è scomposto, lo ha lasciato con 1'10" di vantaggio al massimo prima che il suo grande rivale gli ritornasse inesorabilmente a ruota negli ultimi 30 km (anche grazie al lavoro di Voigt, compagno di squadra di Basso), poco prima che anche gli ultimi attaccanti a lunga gittata del giorno, Virenque e Rasmussen, venissero ripresi. Accanto al Cowboy, va messa agli atti un'altra grande giornata di Ivan Basso, che non ha ceduto finora un metro in salita a chi sta dimostrando di essere il più grande animale da Tour che la storia ricordi. Il varesino partirà penultimo domani nella cronoscalata dell'Alpe d'Huez dedicata a Marco Pantani, e il suo amico-nemico Lance sarà l'unico a cominciare la prova dopo di lui. Arriveranno così per ultimi sul traguardo, cosicché anche domani gli ultimi saranno i primi. In attesa di esserlo anche domenica, sui Campi Elisi.
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 | Postato: 2004-07-22 16:41
Il texano vince la crono dell'Alpe d'Huez battendo Ullrich e Kloden: il sesto Tour de France è sempre più vicino. Basso chiude ottavo a 2'23", ora è a 3'48".
ALPE D'HUEZ (Francia), 21 luglio 2004 - Va a finire che dovranno riscrivere le storie di marziani, o comunque cominciare col cambiare loro il colore, che quello verde sembra passato di moda, almeno sulle strade del Tour e di Francia: la tinta dell'extraterreste è gialla, la collezione di maglie di quel colore è a quota 62, e poco ci manca che diventino 66, lo stesso tempo che serve a far uscire un altro 6 sulla ruota del texano, quello dei Tour vinti, un numero mai uscito da quando la Boucle è su questa terra, cioè dal 1903.
Lance Armstrong vince sull'Alpe d'Huez per la prima volta affrontata contro il tempo come aveva già fatto a Plateau de Beille e a Villard de Lans, anzi fa ben di più e ben meglio, perché in quelle due occasioni non ce l'aveva fatta a togliersi Ivan Basso dalla ruota, dopo che il varesino lo aveva battuto a La Mongie, mentre sui 15,5 km (14 di salita) della montagna cara a Coppi (primo vincitore, nel 1952) e dedicata alla memoria di Pantani il banco è saltato davvero: il cowboy ha chiuso il suo rodeo zavorrando la classifica di Ullrich e Kloden rispettivamente di 1'01" e 1'41", mentre Basso, nonostante una partenza anticipata di 2', è stato prima raggiunto e poi superato, pagando alla fine 2'23" e raccogliendo l'ottavo posto di giornata (meglio di lui ha fatto anche un ottimo Giuseppe Guerini, primo in vetta nel '99, sesto a 2'10" .
Così la verità dell'Alpe coincide con la verità del Tour e addirittura la ribadisce: Basso si ritrova a 3'48", dopo aver vissuto la sua giornata meno brillante di un Tour finora splendido, e non potrà rilassarsi né domani, ultimo tappone con il Glandon e la Madeleine (ma lontani dal traguardo), né sabato, alla cronometro di 55 km a Besançon. Perché Kloden, a 5'03", e Ullrich, a 7'55", il suo podio possono ancora insidiarlo. A proposito di insidie, anche il record di scalata dell'Alpe d'Huez di Marco Pantani, a seconda delle fonti 36'50" nel 1995 (al termine di una tappa di 162 km), o 37'35" sul 1997 (dopo 203 km), poteva essere messo in discussione. Armstrong, per i 13,8 km di salita effettiva, ma con alle spalle solo 1,7 km di corsa, ha impiegato 37'36". In ogni caso, neppure un marziano è riuscito a battere il Pirata.
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 | Postato: 2004-07-25 21:00
Sui Campi Elisi il belga fulmina Nazon e Hondo. Record di Armstrong: sesta vittoria alla Grande Boucle. Basso sul podio sei anni dopo Pantani.
PARIGI (Francia), 25 luglio 2004 - Non ci sono più inciampi, ruzzoloni o accidenti dell'ultimo chilometro a impedire che Lance Armstrong usi anche l'altra mano nel dover spiegare quanti Tour si è portato a casa: fanno sei, come nessuno mai. Dopo la vittoria di Pantani nel '98, solo l'uomo di Austin ha stampato nome e cognome nell'albo d'oro della Boucle. E sempre sei anno dopo l'impresa del Pirata, c'è un italiano nella foto ricordo del podio di Parigi: Ivan Basso, che si porta appresso il suo gioiello, la figlia Domitilla, è terzo, a 6'40" dall'americano che ha perso 19 ininfluenti secondi nell'ultima tappa, a 21" dal tedesco Kloden, che ha fatto meglio del suo capitano e connazionale Ullrich, fermatosi ai piedi del podio.
Prima di Armstrong, sul podio dei Campi Elisi, sale Tom Boonen, in qualità di vincitore di giornata: la progressione del 23enne talento belga della Quick Step Davitamon, al secondo centro dopo quello della sesta tappa, non lascia scampo al francese Nazon, primo lo scorso anno in uguale scenario, e al tedesco Hondo. Quarto McEwen, che chiude in maglia verde come nel 2002: il discorso guardaroba è completato dalla maglia bianca del russo Karpets e da quella a pois di Virenque, al record assoluto di 7 volte vincente nella classifica degli scalatori.
E a un record va vicino anche Boonen: il re di Wevelgem, compagno di squadra di Bettini (che ha provato insieme ad altri 10 coraggiosi ad anticipare l'inevitabile sprint; prima, a inizio tappa, da segnalare ancora scintille tra Simeoni in fuga e la Us Postal pronta a chiudere subito), giunge a 15 successi stagionali, solo uno meno di Alessandro Petacchi. Non per colpa sua è mancato il confronto diretto che lui stesso aveva detto di desiderare in questo Tour (lo spezzino è stato costretto al ritiro dopo una caduta), ma per quello è solo una questione di tempo. Così come sembra una questione di tempo ripercorrere la strada lastricata di successi già battuta da Johan Museeuw, di cui Boonen è considerato l'erede naturale: il vincitore di tre Roubaix e Tre Fiandre vinse sui Campi Elisi nel 1990, a 25 anni ancora da compiere. Questo Boonen, che di anni ne deve ancora compiere 24, è stato addirittura più veloce.
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