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Ciclismo

Spidermaan
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  Postato: 2004-07-01 19:11



Gli uomini che possono sgambettare Armstrong: da Ullrich a Mayo, da Hamilton ad Heras, da Basso a Simoni, ecco le carte dei grandi sfidanti.

MILANO, 30 giugno 2004 - Il numero sei per Armstrong è bifronte. Ha una faccia attraente: lo mettesse al fianco dei Tour de France vinti, si siederebbe su una poltrona fatta su misura per lui e solo per lui, e tale rimarrebbe per chissà quanto. E una faccia perfida: a mettersi a contare gli uomini che possono almeno sperare di dargli la paga, a tale numero si arriva. Ecco chi sono, come stanno, e che cosa possono fare per dare una sterzata alla storia.
JAN ULLRICH (30 anni, T-Mobile) E' rimasta figlia unica la vittoria (1997), al contrario prolifici, anche troppo, sono i secondi posti: cinque, tre dietro Armstrong. Come al solito è partito piano, il tedesco, più del solito ha trovato una buona condizione alla vigilia: testimone il Giro di Svizzera vinto. Gli dicono male la crono lunga in meno, e l'assenza di un uomo come Vinokourov, terzo nel 2003, che sarebbè però potuto diventare anche un rivale. Ma già l'anno scorso aveva quasi annullato la distanza da Armstrong: chiuse a 1'01". Gli manca poco per il bis del '97.
TYLER HAMILTON (32 anni, Phonak) Bissato il successo 2003 al Giro di Romandia, l'americano che di Armstrong è stato compagno alla Postal (1997-2001) l'anno scorso chiuse quarto, con la vittoria di tappa di Bayonne e una clavicola rotta a fargli da sgradita compagna. Salutata la Csc, è la stella della svizzera Phonak: incognita nella cronosquadre, ma con due pedine come Sevilla ed Elmiger spendibili bene sulla scacchiera della corsa. La crono di 60 km al penultimo giorno sarà sua amica.
IBAN MAYO (26 anni, Euskaltel) L'alternativa più credibile al tiranno giallo in salita è questo basco di Igorre, sesto lo scorso anno, che già ad aprile ha messo la bici davanti (2° al Giro dei Paesi Baschi) e al Delfinato ha fatto il botto: primo nel prologo, primo nella cronoscalata del Ventoux (in 21 km ha dato 1'57" ad Armstrong), primo alla fine. Nel 2003 vinse sull'Alpe d'Huez; e quest'anno, che la cima cara a Coppi e Pantani si affronta contro il tempo, è il canditato più serio alla sua successione.
ROBERTO HERAS (30 anni, Liberty) "Puntare solo al podio significa dare ulteriore vantaggio ad Armstrong", fa sapere lo scalatore spagnolo, che su tre dei cinque Tour di Armstrong ci ha messo faccia, gambe e cuore. Bicicletta Basca e niente altro nella sua bacheca sezione 2004, ma Heras, dopo la Vuelta 2003 vinta in rimonta su Nozal, pensa solo al Tour. Per questo ha lasciato Armstrong. Per questo sa meglio di tutti che per vincere la Boucle deve passare sul cadavere sportivo del Cowboy.
IVAN BASSO (26 anni, Csc) Il più giovane dei pretendenti al trono giallo è anche la speranza italiana più solida per il podio dei Campi Elisi. Undicesimo nel 2002, settimo nel 2003, il varesino ha per la prima volta una squadra tutta per lui (la Csc di Riis) e non si fa pregare quando si tratta di scommettere su se stesso: "Sono più forte dell'anno scorso. Nelle crono (suo punto debole, ndr) andrò meglio. E anche in salita mi sento più competitivo", aveva detto qualche giorno fa a Gazzetta.it. Ha poco più di tre settimane per dare sostanza alle parole
GILBERTO SIMONI (32 anni, Saeco) Se Basso è la speranza italiana più solida, Simoni è quella romantica. Lo era anche dodici mesi fa, dopo un Giro d'Italia vinto e proclami da urlo. Ma ne uscì tritato, con la sola consolazione della tappa di Loudenvielle. Dodici mesi dopo, a Giro perso e proclami aboliti, ci riprova: "Ho più energie e più esperienza", fa sapere da Liegi, dove la Boucle scatterà sabato. Anche a lui fa gioco che ci sia una crono lunga in meno. E ha uno stimolo in più: rispondere all'impresa rosa del suo compagno Cunego.


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"Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
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  Postato: 2004-07-01 19:13

Ulrich de France...



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  Postato: 2004-07-02 14:09



Di fronte al rifiuto degli organizzatori, il team italiano iscrive lo svizzero Loosli. Ma il ciclista escluso minaccia di presentarsi domani alle visite mediche.

LIEGI, 1 luglio 2004 - Il pasticciaccio era nell'aria, temuto e minacciato da giorni. Da un lato Jean Marie Leblanc, l'implacabile patron del Tour deciso a portare fino in fondo la sua crociata contro i corridori coinvolti in inchieste di doping. Dall'altro l'abruzzese Danilo Di Luca, il capitano in secundis della Saeco, tirato in ballo qualche settimana fa dalle rivelazioni del quotidiano francese Le Monde e indagato in Italia per i suoi rapporti con il discusso medico Carlo Santuccione. Si è dovuti arrivare a due giorni dalla partenza del Tour (sabato il via col cronoprologo di Liegi) perché il braccio di ferro sfociasse in una decisione clamorosa: Di Luca, rifiutato dagli organizzatori, sarà rimpiazzato nella Saeco dal giovane svizzero David Loosli.

"Siamo convinti che questa decisione sia necessaria per la serenità e il corretto svolgimento della competizione, oltre che per l'immagine del ciclismo e della squadra in questione", ha fatto sapere Leblanc. Ovviamente di parere opposto Di Luca, deciso a impugnare il rifiuto presentandosi domani alle visite mediche con il resto dei compagni. "E' una decisione del Tour, che chiaramente ci danneggia - spiega il team manager della Saeco, Claudio Corti -. Per noi non c'erano gli estremi per bloccare il corridore. Di Luca ha difeso la sua posizione ed è intenzionato a chiedere i danni per questa esclusione. Ma gli organizzatori sono stati irremovibili sostenendo di avere dalla loro parte il ministero dello Sport francese e l'Uci".

L'esclusione coatta di Di Luca arriva a due settimane dalla sospensione del suo compagno di squadra Eddy Mazzoleni, anche lui indagato per i rapporti con Santuccione e tirato in ballo dalle intercettazioni pubblicate s lla stampa francese. La direzione del Tour si sta informando circa la posizione di altri corridori, tra cui il ceco Pavel Padrnos (Us Postal) e gli italiani Stefano Zanini (Quick Step-Davitamon) e Andrea Peron (Csc). Quest'ultimo, indagato in passato per i fatti del blitz di Sanremo al Giro 2001, ha riferito che il suo caso è stato archiviato e ora intende promuovere un'azione legale qualora la sua immagine venisse compromessa. Nel caso di nuove esclusioni forzate da parte del Tour, le squadre potranno comunque rimpiazzare i loro corridori prima della partenza da Liegi.


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  Postato: 2004-07-05 14:17



L'estone rimonta McEwen e sprinta a Charleroi. Terzo Hushovd, solo ottavo Petacchi. Cancellara sempre in giallo. Domani 2ª tappa: ancora di scena i velocisti.

CHARLEROI (Belgio), 4 luglio 2004 - Così tante vittorie da far confondere gli almanacchi e mandare in confusione i pallottolieri: c'è più quantità che qualità nell'albo d'oro dell'estone Jaan Kirsipuu, cui però basterebbe il Tour de France per raggiungere un livello di nobiltà di successi accessibili a pochi. Primo nella prima tappa il 4 luglio 1999 (si vestì di giallo, e portò per sei giorni il simbolo del primato), vincente anche a Strasburgo (2001) e Rouen (2002), infine primo nella prima tappa della Boucle 2004, sempre il 4 luglio, sul traguardo di Charleroi: sono ora 120 i suoi primi posti.
Ha vinto di rimonta, il 34enne estone della Ag2r, una rimonta di forza su McEwen e Hushovd, mentre ai piedi del podio di giornata si è piazzato Hondo. Poi si trovano nell'ordine d'arrivo anche Nazon, Cooke e Arvesen, prima di imbattersi in chi alla vigilia doveva essere al posto di Kirsipuu, cioè Alessandro Petacchi. "Forse i miei compagni sono partiti troppo lunghi", ha ammesso a caldo, ai microfoni Rai, lo spezzino della Fassa Bortolo, che poi si è ritrovato intruppato e impossibilitato a lanciare la sua progressione. Anche a Zabel, che aveva scelto la sua ruota, è andata male: 9°, mentre Cipollini, caduto senza conseguenze dopo uno scontro con Sevilla (km 10) e poi staccato su una cote di terza categoria a metà gara, non ha partecipato allo sprint. Domani, sul traguardo di Namur, sarà già rivincita.
Quello sprint che hanno cercato di evitare soprattutto gli attaccanti delle prima ora, cioè Eisel, Renier, Tombak, Voigt e Bettini, scappati dopo 15 chilometri e ripresi dopo 132 al vento: il livornese della Quick Step Davitamon ne ha almeno cavato la soddisfazione della maglia a pois di leader degli scalatori. Ai meno 55 ci hanno provato due ottimi passisti come Piil e Wauters, ma il gruppo li ha inghiottiti all'altezza dello striscione dell'ultimo chilometro, prima di celebrare il vecchio Kirsipuu. Sul podio è salito anche Cancellara, che grazie agli abbuoni raccolti lungo il percorso ha respinto l'assalto del norvegese Hushovd, terzo al traguardo, alla maglia gialla salvata per 4", mentre Armstrong scala al terzo posto, staccato di 10".


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  Postato: 2004-07-06 10:52



In volata sbanda Boonen, cadono Casper e Arvesen, chiusi Petacchi (8°) e Cipollini (10°): all'australiano la 2ª tappa davanti a Hushovd nuova maglia gialla.

NAMUR (Belgio), 5 luglio 2004 - Al Giro funzionava che ripetendo il risultato del giorno prima la festa poteva cominciare, e più ripeteva più un pezzo di storia prendeva forma; al Tour, a questo Tour, fare il bis di 24 ore prima significa dover rimandare appuntamenti e deludere chi vuol vederlo fare ciao ciao dal podio e bagnarsi del suo champagne: Alessandro Petacchi, ottavo nella prima volata, si ritrova ottavo anche nella seconda, a raddoppiare una sorte di sconfitto che sembrava non dovesse toccargli quasi più.
Il traguardo di Namur si concede a quel "cagnaccio" di Robbie McEwen, a segno come al Giro (nella tappa di Spoleto), come sempre all'altezza quando la volata si fa dura: c'è Boonen che sbanda e smette di pedalare, c'è Kirsipuu (vincitore a Charleroi ieri) che lo evita ma innesca una reazione che manda per terra Casper e Arvesen. E c'è lui, 32enne australiano di Brisbane con un debole per il rugby, che va a vincere quasi per distacco. Alle sue spalle c'è la possente sagoma di Thor Hushovd, il norvegese che si toglie la maglia verde di leader della classifica a punti per indossare (grazie all'abbuono, 12", per la seconda piazza) il colore giallo del primato (primo del suo paese a farlo nei 101 anni di Tour) a spese di Cancellara, che nel finale s'era adoperato per favorire lo sprint di Petacchi.
Terzo di giornata è Nazon, poi Hondo, O'Grady, Kirsipuu e Zabel. Dopo Petacchi ("Sono finito quattro volte a toccare le ruote dei miei compagni. Quante spinte...", ha detto a caldo ai microfoni Rai), appunto ottavo, ci sono Glomser e Mario Cipollini: l'iridato di Zolder 2002 non è mai stato in gioco per la vittoria, ma ha cominciato a farsi rivedere nella mischia nonostante abbia perso durante la giornata Gian Matteo Fagnini. Sfortunato, il 33enne lecchese suo apripista storico: una caduta quando mancavano una quarantina di chilometri al traguardo ha fatto male alla sua clavicola e malissimo al resto del suo Tour, concluso quando il bello doveva ancora cominciare.
Andrà così avanti senza di lui la Boucle, che domani, da Waterloo a Wasquehal (210 km), concluderà il mini-Tour belga dopo aver assaggiato il pavè della Roubaix, in particolare lo storico tratto del Carrefour de l'Arbre, ma solo nella prima parte: abbastanza lontano dal traguardo per frustrare le velleità di chi prova ad anticipare il gruppo (oggi Piil, Edaleine, Pineau, Mengin, Scanlon e Lang) e per prevedere una nuova volata da trattenere il fiato.


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  Postato: 2004-07-06 10:53



Il texano: "E' il Tour più duro. Oggi la tappa sul pavè ci preoccupa. La squadra è la migliore di sempre. La maglia gialla? Il momento giusto è a Parigi".

NAMUR (Belgio), 6 luglio 2004 - Gli sono bastati sei chilometri per spaventare tutti e trasformare quello che doveva essere il suo Tour più difficile in un Tour come gli altri. Lance Armstrong dopo un prologo e due tappe è già padrone della corsa che lo ha incoronato negli ultimi cinque anni, anche se la maglia gialla per ora non è ancora sulle sue spalle, ma è passata da quelle dell’enfant prodige Cancellara alle altre ugualmente larghe del vichingo Thor Hushovd.

Il Cowboy sta già vincendo ai punti la sfida dei nervi con i suoi rivali. A cominciare da Jan Ullrich, uscito con le ossa rotte dal primo round nel cronoprologo di Liegi. Il tedesco arrivava alla Grande Boucle sull’onda del trionfo al Giro di Svizzera. Al contrario di Lance, su cui pesavano i dubbi legati alla sconfitta nel Giro del Delfinato (dove aveva subìto l’aggressività di Mayo e Hamilton) e il clima avvelenato dai sospetti gettati in Francia dalla pubblicazione del libro-scandalo "LA Confidential".

Una situazione psicologica sfavorevole, che l’americano sopravvissuto al cancro ha saputo ribaltare con la feroce convinzione di sempre. La presenza accanto a lui della pop star Sheryl Crow, che lo segue nell’avventura in Francia, ha portato serenità in ogni aspetto della sua vita. Il Tour, però, è solo all’inizio e il Cowboy non abbassa alla guardia. Consapevole che il circo dorato in cui si muove, protetto e riverito come un eroe hollywoodiano, nasconde mille insidie. E che la strada verso il record dei sei trionfi alla Grande Boucle è lastricata di pericoli.

"Ogni anno dico che è il Tour che mi aspetta è il più difficile. Stavolta - confessa Armstrong, 32 anni - è soprattutto il livello della competizione a essere più alto che in passato. Lo si è visto già nelle prime tappe. Le medie sono veloci, tutti vogliono stare davanti e ogni giorno ci sono cadute e finali combattuti. Oggi c’è una tappa mai vista prima, con alcuni tratti di pavè della Roubaix. Penso che il Tour di qualcuno può finire lì".

La preoccupa affrontare il pavé?
Penso che siamo tutti preoccupati. Ogni corridore deve preoccuparsi, quando corre sul pavé. I pericoli si moltiplicano. Si può cadere, forare o restare fermi perdendo secondi. Sarà pericoloso. E il Tour ce lo ha già insegnato in passato. Basti pensare a quello che è successo nel 1999 (l’allusione è alla caduta di gruppo sul passage du Gois che gli spianò la strada verso il primo Tour, ndr).

Si aspettava di partire così forte e che i suoi avversari, soprattutto Ullrich, si trovassero subito così in ritardo?
Sono contento di come è andato il prologo di Liegi, ma 15" su Ullrich in realtà sono niente. Si è abituati a giudicare Jan dal suo peso, se si presenta al via con un chilo in più o in meno, ma io lo vedo sempre lo stesso. Anzi, più forte e determinato che mai. Il Tour è appena cominciato.

La cronosquadre di Arras può già dare i primi verdetti della corsa?
E’ meno importante dell’anno scorso, con il regolamento che abbona secondi a chi sfora il tempo massimo, ma è ugualmente importante. Noi non abbiamo fatto un allenamento specifico. Ci siamo allenati assieme solo quattro volte. E il segreto della cronosquadre è la coordinazione, perché chi è davanti non deve spingere né troppo forte né troppo piano. Dovremo essere bravi a saper sfruttare la rotazione tra i nostri uomini.

Si può dire che il vero Tour comincerà sull’arrivo in salita di La Mongie?
Non è una tappa durissima. Lo è di più l’arrivo del giorno dopo a Plateau de Beille. E prima non ci sono certo tappe facili. Per mia esperienza, gli scalatori possono cambiare il destino di una corsa, ma il Tour premia sempre il corridore più completo.

La Us Postal potrà contare su Hincapie, Landis, Ekimov, che si sono piazzati molto bene nel prologo. Crede di avere una squadra all’altezza?
Abbiamo avuto sfortuna e qualche incidente. Ma è la squadra più forte che abbia mai avuto.

Chi sono i rivali per la cronosquadre?
Non ci siamo solo noi e la Telekom di Ullrich. C’è la Phonak di Hamilton, che è molto temibile. E tante squadre che possono rivelarsi delle sorprese. La Fassa Bortolo, ad esempio, mi sembra molto completa.
Ma anche la Csc: Riis è stato sempre un cultore delle cronometro e può disporre di Voigt, Julich, Peron e Basso.

Pensa che mercoledì vestira la maglia gialla?
Se la squadra vince di sicuro (ride)... Non posso dirlo perché prima c’è la tappa. Ma non è importante vestire la maglia gialla in questo momento.

E quando pensa che sia il momento giusto?
A Parigi.


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  Postato: 2004-07-07 17:53



Il francese resiste alla rimonta del tedesco e vince la terza tappa, McEwen in giallo per 1" su Cancellara. Caduta di Mayo: ora è a più di 4' da Armstrong.

WASQUEHAL (Francia), 6 luglio 2004 - Si perderebbe tempo a cercare la notizia vera dalle parti del traguardo di Wasquehal, atto terzo della Grande Boucle, dove succede che McEwen parta lungo ma finisca presto la benzina e che Zabel tenti la rimonta ma non riesca a completarla fino in fondo chiudendo secondo, come già dieci volte in questa stagione, lasciando il successo al francese della Ag2r Jean Patrick Nazon, al 16° centro della carriera, secondo stagionale e secondo al Tour (vinse lo sprint sui Campi Elisi l'anno scorso). E neppure il passaggio di maglia gialla, dal norvegese Thor Hushovd all'australiano McEwen (terzo allo sprint), per 1" su Cancellara, stimola pensieri da grandi titoli.
Il materiale per quelli si trova facilmente riavvolgendo il nastro del film della tappa e facendo fermo immagine sul momento chiave, quando a Wasquehal mancavano una settantina di chilometri, i fuggitivi della prima ora (Voigt e De Groot) stavano per essere ripresi e il gruppo si apprestava a frullare sul primo dei due tratti in pavè offerti dal menu del percorso. E' ancora una caduta a rompere il tran tran di una cronaca fino ad allora fiacca, è ancora una caduta a far divergere i destini. Sono diversi i corridori coinvolti, e chi è messo peggio di tutti, si capisce subito, è Marco Velo: il bresciano della Fassa Bortolo finisce in un fosso, va contro un pezzo di vetro e si ferisce alla spalla, e poi è costretto a salire sull'ambulanza e fare i conti con una clavicola rotta, come Fagnini il giorno prima. Dovrà essere operato: per lui anche la rottura di un'arteria a livello del deltoide. Una dannazione per lui e per Petacchi, che perde un uomo importante (e già non aveva con sé Sacchi e Ongarato): oggi lo spezzino ha lasciato Kirchen fare la sua volata ed è finito nascosto nel primo gruppo, non certo una botta di ottimismo per il Tour che verrà.
Risale invece in bici Iban Mayo, pantaloncino strappato e faccia nera come l'umore: il basco tenta di chiudere sul primo gruppo (sul quale rientreranno tra gli altri Basso e Heras, anch'essi attardati), ma davanti Us Postal (Armstrong), T-Mobile (Ullrich) e Phonak (Hamilton) fiutano il vento e danno giù di brutto, e i tratti in pavè non favoriscono certo le maglie arancioni dell'Euskaltel costrette a inseguire col capitano menomato: alla fine il gruppo Mayo (in compagnia anche di Cipollini, Bettini e l'ex maglia gialla Hushovd) paghera 3'53" al gruppo Armstrong. Il texano aveva ammonito alla vigilia: "Per qualcuno il Tour può finire sul pavè", e poco ci manca che quel qualcuno non sia proprio Mayo. Che certo non sarà favorito nella cronosquadre di domani, 64,5 km da Cambrai ad Arras: non potrà perdere più di 3 minuti, come da nuovo regolamento, ma rischia comunque di ritrovarsi dopo la prima settimana sulle spalle una scimmia pesante 7', complicata da scacciare via.


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  Postato: 2004-07-07 17:54

Armstrong magna...



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  Postato: 2004-07-09 10:59



Dopo una lunghissima fuga O'Grady vince la quinta tappa e il campione di Francia diventa il nuovo leader al posto di Armstrong che non ha difeso la maglia.

CHARTRES (Francia), 8 luglio 2004 - Decide lui. E come ieri aveva deciso di dare una dimostrazione di forza nella cronosquadre, che solo il limite ai distacchi imposto dal regolamento ha tentato di mascherare, oggi dà semaforo verde a una fuga a lunga gittata che gli toglie il simbolo del primato. Solo per poco, c'è da giurarci.
Non mentiva Lance Armstrong quando, pochi attimi dopo essersi vestito di giallo per la 60ª volta, annunciava l'intenzione di voler tornare presto ai colori a sfondo blu della sua Postal: non vale ancora la pena, per lui, di sopportare lo stress e le responsabilità supplementari che la maglia gialla impone. Così chi ha il coraggio di provare da lontano, questa volta, viene premiato: al 16° dei 200 chilometri di giornata (quinta tappa, da Amiens a Chartres) vanno via in cinque, e ci vuole poco a capire che saranno quei cinque che si giocheranno tappa e primato.
Sono il danese Piil (Csc), sempre allo scoperto non appena ha potuto in questo inizio di Boucle, lo svedese Backstedt (Alessio-Bianchi), ultimo vincitore della Roubaix, l'australiano O'Grady (Cofidis) e i francesi Casar (fdjeux.com) e Voeckler (La Boulangere), campione di Francia. Appena il tempo di dire peccato per l'assenza di italiani che il vantaggio arriva in doppia cifra (massimo 16'); lo sguardo all'andatura del gruppo, poi, toglie ogni dubbio.
I sussulti alle spalle dei fuggitivi arrivano solo dalle cadute: vento e pioggia non rendono lievi le condizioni di corsa e sono in tanti a finire per terra. Tra di loro anche diversi gregari della maglia gialla (Azevedo, Beltran, Landis), Petacchi (al km 95, Pozzato e Tosatto lo riportano sotto) e ancora Bettini, mentre si arrende l'australiano McGee, sofferente alla schiena fin dalla prima giornata. Lo spezzino della Fassa Bortolo (al traguardo staccato di 1' dal gruppo maglia gialla)ha raccontato così l'incidente: "Un paio di compagni di Armstrong sono scivolati e hanno innescato una caduta che non sono riuscito ad evitare. Sono finito a terra, stranamente, di pancia picchiando la spalla sinistra. La sensazione è stata che la spalla fosse uscita dalla sua sede e poi fosse tornata al suo posto. Adesso cercherò di capire bene cosa è successo con il medico della squadra e vedere se è il caso di fare alcuni accertamenti". E dal responso di questi accertamenti dipenderà il proseguimento del suo Tour.
Quando mancano dieci chilometri al traguardo di Chartres i cinque a turno hanno provato l'assolo, ma la soluzione finale è stata in uno sprint a cinque senza Backstedt (esausto), che ha lanciato O'Grady al secondo successo di tappa al Tour (nel '98 vestì anche di giallo, per 3 giorni), e che ha ufficializzato il passaggio di consegne tra Armstrong e Voeckler, al mattino il meglio piazzato (59° a 3') in classifica. Il gruppo, regolato da McEwen, arriva a 12'33": ma il vero padrone della corsa è ancora lì.


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Il norvegese Hushovd ha vinto in volata l'8ª tappa sul traguardo di Quimper dopo un tentativo fallito di Bettini. Voeckler resta maglia gialla, domani riposo.

QUIMPER (Francia), 11 luglio 2004 - Campione di Norvegia lo sarà per tutto l'anno, re del Tour per un giorno lo era già stato dopo la seconda tappa, quando si era vestito di giallo, e con il successo di oggi nell'ottava frazione s'è guadagnato un altro supplemento di gloria: è la progressione di Thor Hushovd, infatti, a mettere d'accordo tutti sul traguardo di Quimper, per il nono successo stagionale dell'uomo di Arendal.
Era un arrivo per lui, che il successo parziale lo stava inseguendo dall'inizio (terzo nella prima tappa, secondo nella seconda): s'era visto già sulle cartine che lo strappo di un chilometro che conduceva alla linea bianca avrebbe solleticato l'ispirazione di molti, e così è stato. Infatti il gruppo era quasi in fila indiana, e il primo a provarci era stato Bettini, ancora allo scoperto dopo il tentativo di ieri che così bene aveva giocato a favore di Pozzato: al Grillo a pois s'è aggianciato McEwen, ma l'australiano non ha collaborato, favorendo il rientro del plotone. Ha provato poi ad anticipare tutti Kirchen, lussemburghese della Fassa, ma senza successo: ci ha pensato Hushovd a piazzare uno spunto senza appello, a Kirchen è rimasta la piazza d'onore. Di seguito Zabel e McEwen, sesto Boonen, un altro atteso, 13° e primo italiano Scarponi, subito davanti a Marinangeli. Nessuna scossa in classifica generale, guidata sempre dal francese Voeckler.
Quanto successo prima si può classificare senza troppa paura di sbagliare nella routine di inizio Tour, senza questa volta cadute gravi (ma qualche capitombolo c'è stato anche oggi) ma con l'immancabile fuga a lunga gittata: a fare compagnia all'onnipresente Piil (si è fatto 551 km in fuga, compresi i 138 di oggi) , danese della Csc (è quello che ha passato più chilometri al vento in queste prime tappe), c'erano Scholz e Matteo Tosatto, a conferma che rispetto all'inizio i nostri sono più reattivi quando si tratta di provarci. Hanno avuto fino a quasi 6' di vantaggio, prima di rientrare nei ranghi ai meno 10. Domani, come tutti, potranno riposarsi; il Tour riparte martedì da Saint Leonard de Noblat, vigilia della visita del gruppo al Massiccio Centrale: l'antipasto delle montagne che verranno.



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