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Ciclismo

Spidermaan
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  Postato: 2004-06-04 11:34



Dopo oltre un anno di calvario, il corridore toscano torna in sella al Giro della Svizzera. Quindi farà la Vuelta per conquistare un posto al Mondiale.

MILANO, 3 giugno 2004 - Francesco Casagrande vede la luce in fondo al tunnel e torna a gareggiare. Lo farà dal 12 al 20 giugno al Giro della Svizzera. La sua ultima corsa è stata il Lombardia. Il suo calvario era iniziato nell’inverno scorso quando, per motivi di sponsorizzazione, ha dovuto cambiare pedali. Quelli nuovi consentivano al piede una minore libertà di movimento. Da questo un’infiammazione alla guaina del tendine d’Achille del piede sinistro, all’inizio sottovalutata. Ora, dopo un lungo lavoro di fisiokinesiterapia, è pronto a rimontare in sella.
"Mi sento bene - spiega il corridore della Lampre - credo di essere guarito. Mi sarebbe piaciuto correre anche a Cesenatico nel Memorial Pantani, ma la squadra preferisce che mi alleni ancora qualche giorno. Dopo la Svizzera farò il 27 giugno l’Italiano e il Brixia Tour a luglio. Poi spero di fare molto bene nelle prove di Coppa del mondo di agosto (San Sebastian il 7 e Zurigo il 22, ndr). Andrò in Spagna a settembre per la Vuelta con la grande speranza di convincere Ballerini a convocarmi per il mondiale di Verona". Casagrande avrebbe dovuto smettere di correre a fine stagione. Questo infortunio lo ha convinto a prolungare la sua carriera di un anno: smetterà nel 2005.


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"Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
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  Postato: 2004-06-05 21:20



"Correrò in Francia - racconta Super Mario - e spero di far bene per candidarmi alle Olimpiadi. La squadra non è adattissima ma conto sul sacrificio di tutti".

VIAREGGIO (Lucca), 5 giugno 2004 - Mario Cipollini sarà al via del Tour de France. E questa è la notizia più importante. Anche se - a suo dire - non è al meglio e la squadra non è adatta a soddisfare le sue esigenze. Parole dure, ma conta la voglia di voltar pagina puntando a un obiettivo preciso: cercare di far bene nelle prime tappe, quelle adatte ai velocisti, per candidarsi ad una maglia azzurra da vestire in occasione dell'Olimpiade di Atene. All'hotel Principe di Piemonte di Viareggio, Re Leone ha tenuto una conferenza stampa insieme a Ernesto Preatoni, il patron della Domina Vacanze. L'uomo che ha ricucito tra Cipollini e la squadra dopo le polemiche nate al Giro, quando SuperMario accusò i compagni di non capirlo e criticò la logica con cui il gruppo era stato formato, più vicina alle logiche di marketing che a quelle della corsa.
Il futuro di Cipollini, quindi, si chiama Tour e più ancora Atene. "Faccio le cose passo dopo passo - spiega il toscano -, ora c'è il Tour. Poi vedremo, ma io non sono uno che si arrende facilmente. Mi piacerebbe far bene in Francia per porre la mia candidatura per le Olimpiadi". Non è al meglio, ma guarda avanti. "Spero di essere competitivo anche se al momento non sono in condizioni ottimali. Spero che la squadra sia affiatata e nella condizione di sopportarmi, come sono stato sempre abituato in carriera. Questa squadra è composta da sei atleti che hanno caratteristiche da scalatori e solo due sono adatti a lavorare per me. Quindi, per far bene, serve il sacrificio di tutti. Le prime tappe sarebbero adatte a me, far bene sarebbe il massimo".
Mario si sta allenando ma al Tour (che scatta il 4 luglio) potrebbe arrivare anche senza gareggiare prima. "Decideremo tra una decina di giorni cosa fare, non so ancora se parteciperò al campionato italiano, ma potrei andare in Francia anche senza avere corse nelle gambe". Al Tour rivivrà la sfida con Petacchi. "Lui arriva con un morale superiore, ma io gli renderò la vita difficile. Credo che le mie sei vittorie in una edizione al Giro valgano più delle nove di Petacchi: prima si viaggiava a 75 km/h, ora si tocca 71,2. Vuol dire che i corridori sono cambiati". E la vena pungente non finisce qui. "Vado al Tour, ma c'è rammarico per una chiamata che arriva a questa età (37 anni) e in un momento di forma non ideale". E chiude su Cunego. "E' un bel corridore, avrà futuro, ma ha vinto senza avversari. Non voglio offendere, ma è così".


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  Postato: 2004-06-08 11:25



Casagrande è pronto al rientro in Svizzera: "Solo a pensarci mi passa il malumore. Non ero mai stato infortunato così a lungo, adesso il dolore è sparito".

USMATE (MILANO), 7 giugno 2004 - "Che sofferenza seguire il Giro sul divano davanti al televisore. Per fortuna i troppi arrivi in volata mi hanno portato a un maggior distacco. Ora voglio solo verificare qual è la mia reale condizione". Francesco Casagrande tornerà a correre da sabato, al giro di Svizzera che il ciclista toscano vinse nel 1999.

Dopo aver partecipato al Lombardia lo scorso inverno, il leader della Lampre ha dovuto subire uno stop di otto mesi per una tendinite alla gamba sinistra, ma ora guarda con ottimismo al futuro: "Il pensiero del rientro in Svizzera per fortuna ha eliminato il malumore. Un infortunio così lungo non l'avevo mai patito in carriera ma ora, dopo allenamenti sempre più intensi, il dolore al tendine d'Achille è sparito". Contrariamente a quanto accade a molti, il Giro di Svizzera non servirà a Francesco per preparare il Tour de France, obiettivo non alla sua portata in questo momento.

Piuttosto a Casagrande piace molto il circuito del campionato italiano in linea del prossimo 27 giugno a Santa Croce sull'Arno dove punta a una gara da protagonista contro il suo favorito personale, il campione uscente Paolo Bettini. Per i mesi di luglio e agosto, invece, Casagrande ha stilato un programma di avvicinamento a Verona per il Mondiale - dove fu quarto cinque anni fa - articolato su gare italiane e sulle tre prove estive di coppa del Mondo e, probabilmente, sulla Vuelta.



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  Postato: 2004-06-10 11:39



A 15 giorni dalla prima operazione dei Nas, fermati il medico Santuccione, il consigliere della Federciclismo Camerini e altre 5 tra farmacisti e cicloamatori.

MILANO, 10 giugno 2004 - Inchiesta antidoping seconda parte. A distanza di 15 giorni dalla prima maxi-operazione, che all'alba del 26 maggio scorso vide 138 decreti di perquisizioni personali e domiciliari emessi dalla Procura di Roma nei confronti di un'associazione per delinquere finalizzata al commercio di farmaci e sostanze ad azione dopante, i carabinieri del Nas sono entrati di nuovo in azione.

Nelle prime ore del mattino hanno arrestato il medico Carlo Santuccione ed eseguito altre ordinanze di custodia cautelare in varie regioni italiane. Tra le persone arrestate, secondo quanto si è appreso, ci sono anche il consigliere della Federciclismo Maurizio Camerini, di Rieti, e il medico pisano, Simone Giustarini, con studio a Collesalvetti (Livorno). Ma provvedimenti restrittivi sono stati emessi anche a carico di alcuni cicloamatori: Luciano Nocera, di Fiano Romano, Renzo Asci di Roma e Cesare Coconi, di Viterbo. Arrestato anche il camionista pisano Maurizio Balestri, che ha un passato di corridore e che continua ad essere vicino al mondo del ciclismo seguendo società amatoriali e giovanili. A tutti sono stati concessi gli arresti domiciliari.

I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere al commercio e assunzione illegale di sostanze dopanti, dal contrabbando di specialità medicinali alla distribuzione illegale di sangue umano. Provvedimenti sono stati presi anche nei confronti dei farmacisti di Pietrasanta, Lorenzo Lavagnini e Sergio Bartalucci (il primo era già stato arrestato e poi rimesso in libertà), che hanno avuto l'interdizione dalla professione.

L'inchiesta romana, condotta dal Nas di Firenze e coordinata dal magistrato Paolo Ferraro, aveva portato a un blitz durante il Giro d'Italia, con perquisizioni ad otto professionisti di sei squadre che avrebbero avuto contatti con il dottor Santuccione: durante le perquisizioni non erano stato trovato nulla nelle camere d'albergo. I carabinieri avevano visitato anche il suo studio medico a Cepagatti, vicino a Pescara, ma il medico si era dichiarato estraneo alla vicenda. Nello stesso giorno venne perquisita anche la sede della Federciclismo, ma l'indagine aveva interessato anche il mondo dell'atletica con il coinvolgimento del campione del mondo di salto con l'asta Giuseppe Gibilisco, e di Nicola Vizzoni, vice campione olimpico a Sydney nel lancio del martello.


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  Postato: 2004-06-16 10:56



Nella quarta tappa del Giro di Svizzera il toscano della Fassa esulta troppo presto, l'australiano lo beffa. Ullrich leader, Garzelli a casa.

BATTERKINDEN (Svizzera), 15 giugno 2004 - Se consola, è in buona compagnia. Ma a pensarci bene, come fa a consolare. Francesco Chicchi, 23enne toscano della Fassa Bortolo, un passato da campione del mondo under 23 (Zolder 2002, anticipò lo sprint vincente firmato Mario Cipollini di qualche giorno dopo) e un presente da professionista iniziato lo scorso anno ancora asciutto di vittorie, esce bene dall'ultima curva e imposta ancora meglio la progressione verso il traguardo di Batterkinden, dove la quarta tappa del Giro di Svizzera vive il suo epilogo. Bene, benissimo, troppo bene.
Talmente bene che mancano ancora dieci metri; quanti ne bastano all'australiano McEwen per fare tre cose: tenere le mani ben salde sul manubrio, ribadire la sua fama di furbo e scaltro e andare a vincere ancora al Giro di Svizzera (già sua la seconda tappa), sesto centro stagionale e 101° in carriera. E mentre Pollack si conferma piazzato sicuro (terzo), davanti a Baldato, Bettini (che nel finale su uno strappo ha provato la gamba tentando l'azione personale), Hunter e Guidi, Chicchi prima si illude ancora, poi realizza: si capisce dalla lacrime, e a poco serve la pacca sulla spalla del compagno Cancellara.
E' la grande emozione che regala l'atto quarto del Giro di Svizzera, che manda alle statistiche una classifica ancora invariata (Ullrich guida con 2" su Camenzind, 6" su Jeker e 7" su Zampieri) in attesa dell'arrivo in salita di domani ad Adelboden, che non vedrà protagonisti Garzelli e Belli, ritirati in corso d'opera (il primo per la sciatalgia al gluteo sinistro, il bergamasco per problemi al ginocchio sinistro) e neanche Markus Zberg, caduto al km 33 in un burrone con altri quattro (tra cui Nauduzs), sofferente alle vertebre cervicali.
E' un'immagine già vista: il peccato di troppa fretta pagato a caro prezzo, la precipitazione che diventa dannazione, il ritornello che vuole la gara finita solo a linea bianca pestata per intero dimenticato nel momento più importante. Di recente era capitato anche a Zabel, che ha un numero tendente all'infinito di gare da pro' più di Chicchi, e su un palcoscenico ancora più da gran sera come la Sanremo: ma può far piangere di più una prima volta sfumata che una quinta Sanremo alle ortiche (come sarebbe stato per il tedesco). Così il titolo già pronto "Chicchi, un giorno da Petacchi", finisce nel cestino. Assieme alla sua prima volta.


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  Postato: 2004-06-20 18:37



Il tedesco vince la crono di Lugano, chiusura del Giro della Svizzera, e beffa Jeker per un secondo: la corsa è sua. Cioni sul podio finale: è terzo.

LUGANO (Svizzera), 20 giugno 2004 - Finisce come la logica voleva e come il cuore di Fabian Jeker ha cercato di impedire fino all'ultimo: finisce che Jan Ullrich vince la cronometro di chiusura del Giro della Svizzera, 25,6 chilometri a Lugano, e assieme a lei anche la corsa elvetica cede alla sua corte serrata: 41" lo separavano alla partenza dallo svizzero della Saunier Duval, lui gliene infligge 41 più 1, ed proprio quell'uno a far prendere a vittoria e sconfitta le strade così prevedibili a bici ferme, eppure così incerte alla prova dei fatti.
Millequattrocentoquarantachilometri, tanto da Sursee a Lugano misurava il Giro di Svizzera, un tanto che non ce la fai neanche a pronunciarlo per intero in un secondo, ma anche un tanto che basta a segnare il viso di Jeker dalle lacrime e aprire sulla bocca di Ullrich un sorriso formato Tour de France (da lui vinto del '97, poi sempre perdente nella sfida con Armstrong), al via da Liegi il prossimo 3 luglio. Nella prima parte della cronometro sembrava faticare il tedesco: guadagnava, ma non abbastanza. Poi la parte finale, più favorevole, lo ha premiato: non è venuta per caso la vittoria di questo Giro di Svizzera (la prima per lui in una grande corsa a tappe dopo la Vuelta '99), non dopo quella fuga-bidone del primo giorno che ha ridotto a una trentina gli uomini in odore di successo finale e in cui lui è stato prontissimo ad entrare.
Ce n'era un'altra di sfida giocata sul secondo, e pure questa racconta la storia di una rimonta riuscita: la firma è quella di Dario David Cioni, il tosco-inglese della Fassa Bortolo. L'austriaco Totschnig se lo vedeva negli specchietti già al mattino, dietro di lui appunto solo di un secondo, e lungo i 25,6 chilometri della cronometro prima nervosa e poi da rapportoni (oltre 48 di media per il vincitore) non ha potuto impedire il sorpasso (Cioni ha fatto meglio di di 7" nè il completamento di due mesi vissuti sempre lì dove si decidono i destini di chi va forte: quinto al Giro di Romandia, quarto al Giro d'Italia, ora terzo al Giro di Svizzera. La strada che ha da percorrere non finisce qui, ma certo la direzione, quella si può considerare già giusta.


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  Postato: 2004-06-28 10:46



Il corridore della Alessio-Bianchi si aggiudica il titolo italiano battendo in volata Marinangeli e Gerosa. Il gran caldo decima il gruppo: solo in 35 all'arrivo.

SANTA CROCE SULL'ARNO (Pisa), 27 giugno 2004 - Il concepimento di una vittoria può avvenire nei momenti più impensati, e più impensabili. Nel caso di Cristian Moreni, 31enne mantovano di Asola, nuovo campione d'Italia, è avvenuto alla Route du Sud, recente breve corsa a tappe francese: "Ho vinto la prima tappa, ho tenuto la maglia, poi mi sono dovuto arrendere nella cronometro a McGee. Ma nella tappa pirenaica ho capito di avere una buona tenuta in salita. E quando all'ultimo giorno ho vinto la volata del gruppo dei battuti, ho avuto conferme anche sullo spunto veloce".
Gli sono serviti entrambi, tenuta in salita e spunto veloce, per indossare dopo 256 chilometri e quasi sei ore di gara (5.58'15", media 42,909) la maglia tricolore. La tenuta in salita gli ha permesso di reggere sullo strappo di Poggio Adorno, unica vera asperità del circuito di Santa Croce sull'Arno: 1,4 chilometri dalle pendenze sì dolci, sì culminanti a 9 chilometri dal traguardo, ma da ripetere 15 volte sotto un sole da arrostire e con una temperatura da febbrone (40 gradi). Lo spunto veloce se lo è conservato per il finale, per regolare nettamente allo sprint i 7 compagni di fuga: secondo posto per Marinangeli, terzo Gerosa, solo quinto un deluso Danilo Di Luca.
La selezione vera l'ha fatta soprattutto la natura, nel senso delle condizioni climatiche; così solo in 35 dei 164 alla partenza (tra i ritirati anche Cunego e Cipollini) sono comparsi nell'ordine d'arrivo. Anche perché la corsa è stato viva da subito: prima ora a oltre 44 km/h di media, poi sempre sopra i 42. Grazie, all'inizio, alla fuga a tre di Pinotti, Gobbi e Aggiano, a cui ha tentato di agganciarsi il padrone di casa Tafi, dopo 24 km, il taccuino della cronaca non è rimasto vuoto. Ma è tra nono e decimo dei quindici giri del circuito che la corsa si è decisa, quando al comando si sono ritrovato in 13, tra cui Moreni, e poi sono rinvenuti Di Luca e Pozzato. Il grosso del gruppo allora molla, tra i big soprattutto Bettini, e poi Bartoli, tentano di rinvenire sulla testa della corsa, ma non ce n'è.
Al tredicesimo passaggio il forcing di Di Luca sulla salita di Poggio Adorno taglia fuori Pozzato, colpito da crampi. Così succede che quando suona la campanella dell'ultimo giro gli uomini al comando sono nove: Di Luca, Marinangeli, Bertolini, Moreni, Gerosa, Murro, Solari, Bossoni e Valoti e sono gli uomini (tranne Murro, che perderà contatto) che arriveranno a vedere lo striscione del traguardo sperando nell'impresa. Quell'impresa che sembra affare di Di Luca, ma Moreni ne ha di più, per ottenere la settima vittoria della carriera e una maglia da indossare per 12 mesi e da mettere al fianco di quella rosa vestita per 3 giorni al Giro 2000.
"Che soddisfazione sfilare sul traguardo davanti a certi team manager che non hanno mai creduto in me", dice il mantovano che in passato aveva fatto fatica a trovare un ingaggio, prima dell'incontro del novembre 2001 con Bruno Cenghialta e l'Alessio. Ma più che polemizzare ora pensa alle vacanze ("una settimana a Riccione", a guardare negli occhi la gioia dei figli (Sara, 10 anni, e Gabriele, 7, che gli fanno compagnia sul podio), e al ritorno in gruppo ad Amburgo, il primo agosto. Giusto due settimane prima dell'Olimpiade: "Con questa vittoria, chissà...". Già, chissà che per lui i Giochi potrebbero riaprirsi.


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  Postato: 2004-06-29 14:19



Alle spalle di Moreni, neo campione italiano, in evidenza tre nomi poco noti, Marinangeli, Gerosa e Bossoni, arrivati a un passo dall'impresa.

MILANO, 28 giugno 2004 - Ci poteva stare che vincesse uno di loro, in un campionato italiano come quello che è stato, poco sensibile al fascino dei grandi nomi e generoso invece con chi buona parte della fatica la compie in mezzo al gruppo. Poi è finita che ce l'ha fatta Cristian Moreni, certamente non una star della Hollywood del ciclismo ma neanche comparsa tale da darsi di gomito per chiedersi e chiedere chi mai fosse; però Marinangeli, Gerosa e Bossoni, finiti in quest'ordine alle spalle del mantovano dell'Alessio-Bianchi, gliel'hanno fatta sudare.
Più di tutti lo ha fatto Sergio Marinangeli, 24enne (il 2 luglio) umbro di Gualdo Tadino ma residente a Montegranaro, nelle Marche, con la fidanzata Sara: il compagno di squadra di Cipollini alla Domina Vacanze ha pagato caro un cambio di traiettoria nello sprint ("perché altrimenti potevo farcela davvero". Vero è che famoso non è (ancora), vero anche che a leggere con attenzione gli ordini d'arrivo di questa metà stagione il suo nome lo becchi molto spesso: 20 volte nei primi 10, con belle prove soprattutto al Giro di Georgia e al Giro di Germania.
E' la sua seconda stagione da pro', ma la prima è quasi come non ci fosse stata: al Giro di Malesia, prima gara, brutta caduta e frattura del femore, con stop di sei mesi compreso nella sfortuna. Un medico cinese, Oh Kim Soon, lo ha rimesso in sesto. Ora lui, grande appassionato di macchine ("ma devo cambiare la mia, una Punto. Sogno la Bmw" e di internet, spera in un bel Tour a fianco di Cipollini e Scarponi, "ma con la libertà tattica per potere giocarmi una vittoria di tappa".
Sul podio del tricolore, a fare le foto con Moreni e Marinangeli c'è andato Paolo Bossoni (anche per lui compleanno il 2 luglio, farà 28 anni), emiliano della Lampre, che da ragazzino suonava la tromba nella banda comunale di Busseto, il paese di Giuseppe Verdi: le sue vittorie in carriera sono cinque, l'ultima proprio in Toscana, nell'ultima Coppa Sabatini. Ma non toccava a lui: il fotofinish ha premiato per la terza piazza Mauro Gerosa, 29enne comasco della Vini Caldirola, ancora senza vittoria in una carriera da pro' cominciata nel 2000. Ancora per poco, potrebbe significare quel terzo posto tricolore.


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  Postato: 2004-06-29 22:08



Basso e Simoni per la classifica, Bettini, Di Luca, Bartoli per le tappe, oltre agli esordienti Pozzato, Celestino e Scarponi: carte azzurre per la Boucle.

MILANO, 29 giugno 2004 - Ripassare sabato per l'agonismo, e da lì in poi ogni giorno, per tre settimane, sarà buono: ma non c'è bisogno di aspettare il venerdì per dare il via alla vigilia del Tour de France numero 91°, nelle parole già cominciata da un po', nei fatti viva già da oggi. Soprattutto se si danno occhi e attenzioni a come si muovono le carte che l'Italia si giocherà sul tavolo francese.
Ivan Basso, migliore dei nostri negli ultimi due anni (11° e 7°), è in partenza: "Con la Csc (dove ci sarà anche Bartoli) proveremo domani le tappe iniziali con il pavè e la cronosquadre". Sperando di confermare i progressi a cronometro, e tenere allo stesso tempo in salita. Lo imita la Saeco, che atterrerà in serata a Charleroi con le stesse intenzioni del varesino: l'anno scorso le ambizioni di classifica gridate ai quattro venti di Simoni rimasero frustrate, rimpicciolite nella speranza di un centro di tappa poi ottenuto a Loudenvielle; ora il trentino ci riprova (senza Cunego, a casa per tirare il fiato), spendendo meno parole e conservandosi i fatti per quando conterà davvero.
I favoriti per la passerella in giallo sui Campi Elisi sono altri, una cinquina che parte da Armstrong e finisce ad Hamilton, passando per Ullrich, Mayo ed Heras: loro dovranno guadagnarsi la dignità di pronosticabili chilometro su chilometro, cronoprologo compreso. Subito dopo il cronoprologo, invece, caccia aperta alle tappe con Petacchi, dopo i nove centri al Giro, pronto a uscire dai blocchi per i primi centri, e anche per gli ultimi, poiché pagherebbe di suo per vincere lo sprint finale sui Campi Elisi. Troverà per la prima volta in Francia Cipollini, che torna dopo 5 anni e un poker consecutivo servito: anche per l'iridato di Zolder la scelta obbligata del basso profilo, dopo una prima parte di stagione più amara che dolce (solo due vittorie), e tanta voglia di rivincita.
Assenti Rebellin, che lavora per una grande seconda parte di stagione (tornerà al Sachsen Tour, in Germania, il 21 luglio) e Moreni, neocampione italiano (in vacanza a Riccione), quando non sarà volata, nè cronometro, nè alta montagna, cercheranno di mettere la bici davanti Bartoli, Bettini, Di Luca, Pozzato, Celestino e Scarponi, questi ultimi tre al debutto. Messi tutti assieme, sarà più strano vederli arrivare a Parigi senza vittorie che non il contrario.


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  Postato: 2004-06-30 14:09



A pochi giorni dall'inizio del Tour, Lance Armstrong parla dei suoi rivali e racconta come inseguirà il sesto trionfo consecutivo: "Ma non è un'ossessione".

30 giugno 2004 - Dategli un nemico e solleverà il mondo. A pedali. Non c’è un campione del ciclismo che abbia più «cattiveria» agonistica di Lance Armstrong, il texano con una sola missione. Storica: vincere il sesto Tour de France. Sarà che la sua infanzia è stata una corsa a ostacoli, sarà che un giorno si è trovato occhi negli occhi con un medico che gli parlava di cancro e di fifty-fifty, intese come possibilità di sopravvivere. Fatto sta che nessuno ha lo stesso, feroce, bisogno di affermazione.
Quest’anno, però, Lance si trova di fronte alla sfida più complicata della carriera. Il Cowboy corre anche per la storia. Va all’assalto di un’impresa mai riuscita: vincere il sesto Tour. Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain si sono fermati a cinque. E nessuno di loro ha mai conquistato una maglia gialla a 32 anni, l’età di Lance.
Metteteci il clima avvelenato dal libro «L.A. Confidential» che gli rovescia addosso 374 pagine di sospetti di doping e dintorni. Metteteci avversari fortissimi, da Jan Ullrich fino a Iban Mayo, passando per Tyler Hamilton e i sogni italiani di Gibo Simoni e Ivan Basso.
Ce n’è abbastanza perché Lance si senta accerchiato. Perché si senta solo contro tutti. La situazione migliore per il Cowboy, che quando ha le spalle al muro tira fuori le risorse migliori. Al cancro dava del «bastardo» e non perdeva giorno per ricordargli di «aver sbagliato corpo». Così fa con gli avversari. E quando sale in bici non ipotizza nemmeno che esista la sconfitta. Semmai l’accetta. Dopo.
Non dovrebbero essere un problema i nuovi controlli antidoping sul sangue, visto che proprio Lance, con una lettera inviata un anno fa al Tour e all’Uci, metteva in guardia di fronte al potenziale pericolo dell’emoglobina sintetica (particolare rivelato nel libro di Daniel Baal, all’epoca numero due del Tour).
— Lance Armstrong: è da un anno che pensa a questo Tour de France. Si sente al 100 per cento?
«Penso di esserci vicino. Ma dobbiamo tenere ben presente che i giorni più complicati sono lontani tre settimane, perciò è importante essere "pronti", ma non al limite. Essere al 90 per cento, alla vigilia è meglio che essere al 101 per cento. Comunque gli ultimi test sono molto, molto buoni».
— Il viaggio verso il 6° Tour è: sensazione, progetto o necessità?
«Non è un’ossessione. E’ una pietra miliare del ciclismo che spero di conquistare. E’ l’avvenimento centrale del mio 2004».
— Ullrich è sempre il rivale numero uno?
«Jan è la minaccia più grande. Molti aspetti sono a suo favore: la squadra, tecnici esperti, grande motivazione e la specializzazione nella crono».
— Mayo e Hamilton?
«Vengono subito dopo Ullrich, ma dobbiamo ancora vedere come si presenteranno al via del Tour. Tyler ha un vantaggio perché è veramente forte a cronometro e la prova contro il tempo finale è lunga 60 chilometri! Questo lo pone un gradino sopra a Mayo».
— E Simoni? Può essere protagonista?
«Lo spero davvero. Abbiamo bisogno di protagonisti, soprattutto in montagna. Più rivali, più nemici ci sono e meglio sto. Sono sicuro che Simoni andrà forte, perché è uscito amareggiato dal Giro e farà di tutto per dimostrare il suo vero valore. Bene anche per lo spettacolo».
— Ha seguito il Giro in tv: cosa pensa di Cunego?
«Mi ha davvero impressionato. E se penso che è nato nel 1981! Non mi sembra vero. Damiano è la grande speranza italiana. Può migliorare a cronometro (deve farlo) ed è un ottimo scalatore. In corsa mi sembra sicuro di sè e ha molto carisma. Mi piace questo ragazzo. Ho un messaggio per lui: "Fammi sapere quando sei pronto per venire al team Discovery Channel..."».
— Ma è il suo nuovo sponsor.
«Grande compagnia, grande gente che la guida. Investiranno 30 milioni di dollari per 3 anni. Il ciclismo ha fatto un grande acquisto».
— Cosa ha deciso per l’Olimpiade?
«Non ho preso la decisione finale, sebbene mi sembra poco probabile. Sono stato troppo a lungo lontano dai miei bambini. Non vedo l’ora di tornare a casa ad abbracciarli».
— Il libro «L.A. Confidential», scritto da David Walsh e Pierre Ballester, ha movimentato il suo avvicinamento al Tour. E’ preoccupato?
«Assolutamente no. Per me sono stimoli in più. Walsh e Ballester sono giornalisti che la sala stampa conosce bene e credo che abbia poco rispetto per loro. Ballester ha dovuto lasciare l’Equipe per comportamento contrario all’etica. Mi sembra un uomo disperato. Questo è il problema. Lui e Walsh hanno lavorato per 3-5 anni a questo libro... forse ancora più a lungo. Hanno parlato con centinaia di persone, forse migliaia, e alla fine hanno trovato due persone che hanno raccontato alcune belle storielle, tutte false, mentre si sono rifiutati di scrivere quello che l’altro 99 per cento delle persone ha raccontato. E’ giusto? No. E’ equo? No. Ad ogni modo spero che siano pronti a difendersi perché andrò avanti con la mia azione legale tanto a lungo finché non sarà fatta giustizia in questa vicenda. Ho intenzione di andare fino in fondo».
— La sua famiglia verrà al Tour?
«No».
— Sheryl Crow sarà il decimo "postino"?
«Sarà con noi occasionalmente. E molto eccitata per il Tour ed è un grande compagno in più. Il ragazzi della squadra amano averla in gruppo».



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