Moderato da: Spidermaan
Forum » »
Sport
|
|
|
|
|
|
|
|
Ciclismo |
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-14 10:02
Lo dice Cipollini che aggiunge: "Non so come ho fatto". Ora è da vedere se potrà proseguire. Petacchi: "Non me la sono sentita di rischiare".
SPOLETO (Perugia), 13 maggio 2004 - Cipollini: "E' stato un calvario". Petacchi: "E' stato rischioso". Cipollini: "Quando è finito l'effetto degli antidolorifici ho visto le stelle". Petacchi: "Quando mi sono toccato con Tosatto ho temuto di cadere". Cipollini: "Se non migliora, sarà dura continuare". Petacchi: "Se avrò un'altra occasione, domani punterò al tris". Mario Cipollini e Alessandro Petacchi si leccano le ferite, quelle del corpo e quelle dello spirito, al termine di una tappa che dice male ad entrambi e sorride al terzo incomodo Robbie McEwen. La volata di Spoleto era un'arena per equilibristi del brivido, l'australiano tascabile della Lotto ne è uscito con il solito numero da giocoliere, respingendo la rimonta del redivivo Pollack e del solidissimo Marco Zanotti. Nelle prime posizioni anche Usov e D'Amore, il napoletano 3° ad Alba e maglia azzurra dell'Intergiro. Sesto Eddy Mazzoleni, che quando non tira in salita per Simoni e Cunego,riesce financo a fare le volate.
I tre giri finali del circuito di Spoleto sono stati un festival del coraggio. Lo hanno sfoggiato prima McGee, Marzoli e Moos, pronti a ripartire quando il gruppo pilotato dalla Fassa Bortolo ha ripreso i 6 superstiti di una fuga iniziale di 14 uomini in cui c'era anche Cioni. Poi è toccato ad Astarloa, Garzelli, alla maglia rosa Simoni, a Cunego e agli altri big di classifica scattare nel punto più duro complicando la vita ai velocisti (ci hanno rimesso Svorada e soprattutto Quaranta, ancora in ritardo). A completare il tutto, un restringimento della strada ai 700 metri e la curva a destra ai 250 che hanno rimescolato le carte dello sprint, da cui è rimasto fuori Petacchi (12°). Cipollini si è staccato, chiudendo 121° a 3'19". Re Leone si è battuto contro il dolore e ne è uscito ingigantito. "E' stato già un miracolo arrivare al traguardo, non so come ho fatto". Di più non gli si poteva chiedere, tra la botta alla caviglia sinistra e i punti di
sutura alla tibia e al gomito destri dovuti alla caduta del giorno prima a Civitella in Val di Chiana. Ora bisognerà capire se e come potrà continuare il Giro del portabandiera della Domina Vacanze.
"Nel circuito finale Giancarlo (il team manager Ferretti, ndr) mi ha detto di rischiare il meno possibile - rivela Petacchi, 30 anni, vincitore ad Alba e Civitella -. L'ho ascoltato, perché non voglio tornarmene a casa per una caduta, anche se mi sentivo persino meglio di quando ho vinto. Ho esitato un po' nella confusione e McEwen ha preso la ruota di Tosatto, con cui poi mi sono toccato. Stava succedendo come ad Aug e Cipollini. Io sono rimasto indietro e ho anche sbagliato l'ultima curva". Lo spezzino è il velocista più forte del mondo, ma non certo un cuor di leone. L'opposto di McEwen, uno che corre sempre al limite, sprezzante
del pericolo, ma quando c'è da guidare la bici e tirare fuori gli
artigli non teme rivali. "Oggi volevo vincere - conclude il corridore di Brisbane, 31 anni, 5 vittorie al Giro -. Ero a ruota di Velo, che si è spostato, e ho dovuto chiudere il buco su Tosatto, il quale poi si è rialzato perché non vedeva Petacchi. Così ho fatto una volata di 160 metri. Petacchi non è il più forte ogni giorno, qualche volta lo è McEwen"
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
|
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-15 20:50
"Il dolore è più grande della voglia di proseguire, inutile torturarsi", Re Leone non riparte da Frosinone e abbandona la corsa rosa.
FROSINONE, 15 maggio 2004 - Si porta via i rimpianti, la speranza con cui è arrivato e la voglia che aveva di dimostrare al mondo quanto potesse dare ancora, a 37 anni, dopo 187 vittorie, 42 tappe al Giro, una Sanremo, un Mondiale e tutto ciò che si può chiedere alla carriera di un campione. Mario Cipollini lascia il Giro d'Italia dopo 6 tappe. Inutile andare avanti. Inutile torturarsi, alle prese con il dolore e le ferite per la caduta di Civitella in Valdichiana. Dopo due tappe di calvario, Re Leone ha deciso di dire basta. "Ho insistito, ma il danno era più grande della voglia e della forza di proseguire - spiega il capitano della Domina Vacanze -. Non credo sia giusto continuare a torturarsi, a livello motorio ci sono problemi non indifferenti, ematomi che mi impediscono di spingere sui pedali quando la strada sale. Nella sfortuna ho avuto fortuna però, perché con una bici lanciata addosso a 60 all'ora poteva andare peggio".
La sfida con Petacchi resta incompiuta, tra i due non c'è stato mai un vero confronto, se non nella prima tappa di Alba, dove il rivale spezzino ha iniziato la sua striscia di tre vittorie. "Non mi porto via quasi niente - continua Re Leone -. Credo però che sarei stato estremamente competitivo e di non essermi mai potuto esprimere al meglio. Contavo di farlo nei prossimi giorni. Al di là dei problemi di inizio stagione, ero arrivato al Giro in crescendo di condizione".
E ora? Ora che il Giro perde l'altra stella delle volate, quale sarà il futuro di Cipollini? "Esco dal Giro col morale a terra, per cui prima di costruire un'impresa come il Tour c'è da rimettersi in sesto. Non penso al Tour in questo momento", confida il velocista toscano. Ci vorrebbero tante cose per ritrovare la voglia di lottare: "Un ambiente sereno, una squadra competitiva e il sottoscritto non sarebbe così vecchio come certa gente vuol far credere". Nel congedo di Cipollini riaffiorano anche le ombre di un rapporto sempre più complicato all'interno della sua squadra, dove vacilla la fiducia nelle persone che gli sono state affianco nelle ultime stagioni, dal team manager Santoni al d.s. Salutini, ad alcuni compagni del treno in cui il capitano non si identifica: "Credo che Cipollini non abbia ciò che aveva qualche anno fa - dice in prima persona il campione - ma neanche molto di meno, avere attorno un ambiente più capace potrebbe essere determinante". Ripartire per un'altra avventura. Cipollini ne avrà voglia?
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-19 12:06
Le pagelle della prima parte del Giro: i voti più alti al leader della classifica, Petacchi e Simoni, rimandato Garzelli, bocciato Rebellin. Domani la decima tappa.
PORTO SAN GIORGIO (Ap), 18 maggio 2004 - Il primo giorno di riposo del Giro è un giorno di quiete relativa. Il grande frullatore delle conferenze stampa, dei meeting e degli impegni promozionali si è messo in moto fin dalla mattinata, costringendo i corridori agli straordinari. La corsa rosa è quasi alla metà del tragitto che la porterà a Milano (30 maggio) ed è tempo di primi bilanci. Mancano ancora la crono di Trieste e la settimana decisiva, con il Mortirolo, il Gavia e la terribile sequenza di montagne dei tre tapponi alpini, ma si può già stilare una classifica dei "più" e dei "meno" del Giro.
PROMOSSI - Il massimo voto per Cunego, Simoni e Petacchi. Il baby talento veronese ha entusiasmato, confermando le attese della vigilia.
Le vittorie a Pontremoli e in cima a Montevergine, e soprattutto l'autorità con cui le ha ottenute, lo candidano a essere protagonista anche sulle grandi salite. Per ora porta a spasso con disinvoltura la maglia rosa e con altrettanta disinvoltura annacqua le polemiche in casa Saeco. Il suo capitano Simoni non gli è stato da meno, facendo sentire la voce del padrone sulle pendenze mozzafiato di Corno alle Scale. Certe dichiarazioni hanno fatto trasparire un po' di insofferenza, ma il trentino resta ancora il favorito per un tris rosa da leggenda. Nelle volate Alessandro Petacchi è stato finora la fotocopia del Fenomeno che nel 2003 aveva battuto tutti i record. Quattro vittorie su cinque sprint si commentano da sole. Gli ha dato filo da torcere soprattutto l'arcigno McEwen, vincitore a Spoleto. Nella scia di Cunego e Simoni hanno poi brillato Popovych, un ritrovato Figueras e l'emergente Pellizotti. Note di merito anche per l'australiano McGee, vincitore del prologo di Genova, e per l'iridato Astarloa.
RIMANDATI - Merita appena la sufficienza Stefano Garzelli, partito con grandi ambizioni e una condizione in teoria migliore di quella del rivale Simoni, ma clamorosamente mancato nel giorno della verità a Corno alle Scale. Il varesino si è parzialmente riscattato sulla salita di Montevergine. Ora ci si attende un colpo di coda nella terza settimana, altrimenti per il vincitore del Giro 2000 addio sogni rosa. Hanno convinto poco anche il suo luogotenente Tonkov e l'outsider Cioni. Al di sotto delle previsioni Noè, che in casa Alessio cede all'arrembante Pellizotti. Arranca Belli. Mentre resta defilato in attesa della crono l'ucraino Gonchar. Tra i velocisti si è rivisto solo in un'occasione Furlan e ha deluso Svorada. Nel giudizio su Cipollini, invece, pesa la caduta di Civitella Val di Chiana costata il ritiro a Re Leone dopo appena sette tappe. Il toscano lascia per la prima volta il Giro senza nemmeno una vittoria di tappa. Nessuno può dire se sarebbe riuscito a battere in qualche occasione Petacchi. Sta di fatto che nell'unica volata disputata (Alba) tra i due non c'è stata storia.
BOCCIATI - Da Davide Rebellin è venuta la più grossa delusione di questo inizio Giro. Il veneto è stato sempre la controfigura del TRebellin capace solo poche settimane prima di centrare lo storico tris Amstel-Freccia-Liegi. Contava di lasciare il segno in una tappa, magari vestendo la maglia rosa. Invece, dopo un prologo promettente, si è lentamente spento, fino ad alzare bandiera bianca dopo il tonfo di Montevergine. Lontanissimi da quelli di qualche anno fa, Garate e Perez Cuapio. Assente lo sloveno Valjavec, uomo di punta della svizzera Phonak. Irriconoscibile Quaranta, che ormai graffia più a parole che sui pedali.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-22 21:17
L'ucraino Gonchar domina la cronometro di Trieste, il suo connazionale nuovo leader della corsa. Simoni cade e perde 2'31", Cunego in ritardo, risale McGee.
TRIESTE, 22 maggio 2004 - Cronometro a Sergej Gonchar (De Nardi), maglia rosa sulle spalle di Yaroslav Popovych (Lanbouwkrediet-Colnago). E' il verdetto della tredicesima tappa del Giro d'Italia, l'attesissima lotta contro il tempo che ha visto i corridori impegnati per 52 km con partenza e arrivo a Trieste. Una frazione favorevole ai due ucraini e ha visto invece uscire sconfitti Damiano Cunego, che ha perso la maglia di leader, Gilberto Simoni e Stefano Garzelli.
Il primo è andato come ci si attendeva alla vigilia ed è arrivato a 3'02" dal vincitore di tappa. Gli altri due, Simoni e Garzelli, hanno sofferto di guai imprevisti: il primo è scivolato malamente in una curva, il secondo ha rotto il cambio e ha dovuto sostituire la bici. Entrambi hanno perso tempo e ritmo chiudendo rispettivamente a 2'31" e 2'30" dal vincitore di giornata. Da segnalare il secondo posto di tappa per l'australiano Bradley McGee, che risale in classifica, e l'ottimo comportamento di Franco Pellizotti, che ha "rubato" 13" a Simoni sul traguardo triestino.
La classifica generale, adesso, vede Popovich al comando con 3" su Gonchar. Alle loro spalle ci sono McGee a 1'02", Simoni a 1'27", Pellizotti a 1'32", Cunego a 1'48", Figueras a 2'30" e Garzelli a 2'31". La giornata di domenica ha in programma la quattordicesima tappa, da Trieste a Pola per 175 km.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-24 17:59
A Pola 7° successo dello spezzino che batte in volata Rodriguez: eguagliato il primato del dopoguerra di De Vlaeminck, Maertens e Saronni. Popovych in rosa.
POLA (Croazia), 23 maggio 2004 - Petacchi batte Petacchi. E nel farlo raggiunge il record di vittorie di tappa del dopoguerra detenuto dai belgi Roger De Vlaeminck (1975) e Freddy Maertens (1977), oltre che da Giuseppe Saronni (1980). Alfredo Binda resta irraggiungibile con 12 successi nel 1927. Lo spezzino della Fassa Bortolo ha conquistato la settima vittoria in questo Giro, superando il record personale di sei ottenuto un anno fa. Ale Jet ha regolato tutti anche in questa quattordicesima tappa, che ha portato i corridori da Trieste a Pola (in Croazia) dopo 175 km. Allo sprint ha battuto Fred Rodriguez, che lo aveva anticipato a Carovigno, mentre terzo è arrivato il suo compagno della Fassa Bortolo, Marco Velo - staccato di 2" - dopo che una caduta di Simone Cadamuro all'ultima curva ha spezzato il gruppo dei velocisti lanciato sul traguardo.
Immutata la classifica generale con Yaroslav Popovych (Landbouwkrediet -Colnago) in maglia rosa, Gonchar a 3", McGee a 1'02" e Simoni a 1'27", Pellizotti a 1'32" e Cunego a 1'48". La frazione è stata caratterizzata da una lunga fuga, iniziata dopo soli 15 km, che ha visto protagonisti Illiano, l'immancabile Muraglia e Tonkov. Il gruppetto veniva poi raggiunto da Marzoli ma successivamente perdeva Tonkov. E infine veniva riassorbito quando al traguardo mancavano meno di dieci chilometri. Poi entrava in scena il treno della Fassa e si andava al previsto sprint.
Domani è in programma la 15ª frazione, da Parenzo a San Vendemiano di 234 km, appuntamento per i velocisti. Per Petacchi l'occasione di riscrivere il libro dei record degli sprint vincenti al Giro.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-25 09:27
Nella 15ª tappa lo spezzino batte McEwen e Pollack e stabilisce così il nuovo record di successi nel dopoguerra al Giro. Popovych resta maglia rosa.
SAN VENDEMIANO (Treviso), 24 maggio 2004 - E otto. Alessandro Petacchi ha vinto alla grande anche la 15ª tappa del Giro d'Italia, che ha portato i corridori da Parenzo (in Croazia) a San Vendemiano dopo 243 km. E cogliendo l'ottavo successo in questa corsa rosa ha battuto il record di vittorie in un solo Giro dal dopoguerra, superando il primato di De Vlaeminck (1975), Maertens (1977) e Saronni (1980) eguagliato ieri. Dei plurivincitori assoluti ora ha agganciato Girardengo (1923) mentre a quota 10 ci sono Olmo (1936) e Guerra (1934), e davanti a tutti - praticamente irraggiungibile con 12 successi - Alfredo Binda del 1927.
Sul traguardo lo spezzino della Fassa-Bortolo ha battuto Robbie McEwen e Olaf Pollack rimontando con autorità eccezionale dopo essere rimasto un po' "imbottigliato" ai 500 metri. Immutata la classifica generale con Popovych (Landbouwkrediet-Colnago) sempre in maglia rosa con 3" su Gonchar, 1'02" su McGee, 1'27" su Simoni, 1'32 su Pellizotti e 1'48" su Cunego. La frazione è stata caratterizzata dalla lunga fuga di un gruppo di quattro corridori - Scirea, Righi, Ginestri e Van Hout -, che sono "evasi" dal gruppo dopo circa 35 chilometri dal via. Il loro massimo vantaggio è arrivato oltre i 10 minuti. Poi, come al solito, si è svegliato il plotone e i fuggitivi sono stati ripresi a poco più di 10 km dal traguardo.
Domani è in programma la 16ª tappa, da San Vendemiano a Falzes di 217 km con arrivo in salita. Mercoledì la seconda e ultima giornata di riposo.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-26 11:44
Nella 16ª tappa del Giro il 22enne della Saeco attacca in salita e fa il vuoto. L'ex leader Popovych a 3"50, Simoni (a 2"39) dice: "Ormai il gioco è per Damiano".
FALZES (Bolzano), 25 maggio 2004 - Damiano Cunego ha vinto la 16ª tappa del Giro d'Italia, da San Vendemiano a Falzes di 217 km. Il corridore della Saeco, autore di una grande impresa sulle due salite conclusive, ha preceduto al traguardo Rinaldo Nocentini (1'20" e Alexander Moos. Con questa impresa Cunego ha conquistato anche la maglia rosa avendo staccato di 3'50" il precedente leader, l'ucraino Yaroslav Popovych e di 2'40" il suo capitano Gilberto Simoni.
La tappa si è accesa nella salita che portava i corridori sul passo della Furcia. Un primo allungo di Gilberto Simoni è stato subito richiuso dalla maglia rosa Popovych. Stefano Garzelli è stato riportato sotto da Pavel Tonkov ma il varesino ha mostrato di non essere affatto brillante. E dopo a 3 km dalla vetta (59 dal traguardo) è arrivato il poderoso attacco di Damiano Cunego. Il 22enne della Saeco ha staccato la maglia rosa e ha via via aumentato il vantaggio portandolo fino a 3'10".
In quel momento della corsa al comando c'era lo svizzero Niki Aebersold inseguito da un gruppetto di corridori tra cui Mazzoleni e Tonti, entrambi compagni di squadra di Cunego che con la sua azione si è così aggregato all'inseguimento del leader della Phonak. I due gregari hanno pilotato Cunego fino alla salita del Terento, l'ultima fatica della giornata. Con una pedalata agilissima Damiano ha raggiunto tutti i fuggitivi stremati dalla fatica e ha conquistato la testa della corsa andando a vincere in solitario. "Ci tenevo a vincere questo Giro - ha detto Simoni al traguardo - ma ormai il gioco è per Damiano. Purtroppo lui ha fatto tutto quello che pensavo io. Ma oggi l'eroe non è solo lui ma tutta la squadra.
Domani seconda e ultima giornata di riposo, giovedì la 17ª frazione da Brunico a Fondo Sarnonico di 153 km.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-27 12:07
Il leader del Giro svegliato alle 4.30 per la perquisizione nella camera che divide con Mazzoleni. Corti (Saeco): "L'orario non mi è parso opportuno".
FALZES, 26 maggio 2004 - Non è stato un giorno di riposo per il Giro, che si è risvegliato all'alba con la notizia delle perquisizioni negli alberghi di otto corridori, tra cui Eddy Mazzoleni e Alessandro Spezialetti, gregari nella Saeco della maglia rosa Cunego e del suo capitano spodestato Simoni. Gli agenti del Nas di Firenze sono entrati in azione su mandato della Procura di Roma alle 4.30 del mattino, mentre altri militari effettuavano controlli a distanza nelle abitazioni degli atleti. Le perquisizioni, che hanno riguardato anche Sacchi e Galletti, Scirea, Muraglia, gli abruzzesi Marzoli e Simone Masciarelli, facevano parte di un'operazione antidoping ben più vasta (battezzata "Oil for drug" a carico di 138 indagati in 28 Provincie italiane. Al Giro sono state controllate le stanze e i bagagli degli 8 corridori, nonché il pullman e gli automezzi della Formaggi Pinzolo Fiavè, per la quale sembra sia coinvolto anche un meccanico cicloamatore.
Un blitz in piena regola, niente a che vedere però con quello che sconvolse il Giro nella notte di Sanremo del 2001. Stavolta, infatti, i controlli erano circoscritti a pochi atleti e i militari non hanno sequestrato alcun prodotto vietato. Tutto si è risolto con una svegliataccia di soprassalto nel cuor della notte e un paio d'ore perse per la stesura dei verbali. Con buona pace dei corridori, che a metà mattinata hanno potuto riprendere la bici per il classico defaticamento alla vigilia del terribile trittico alpino che si apre domani con la tappa di Fondo Sardonico. Le brutte notizie semmai sono che l'inchiesta sarebbe scattata, in autunno, a seguito di indagini su malori e una morte sospetta tra i cicloamatori del Lazio e che tra i coinvolti a vario titolo ci sarebbe pure Carlo Santuccione, noto preparatore di alcuni professionisti (si parla persino del coinvolgimento di un dirigente federale). Il Giro è stato solo l'occasione per scoperchiare un pentolone in cui rientrano anche altri sport, a cominciare dall'atletica.
"Le perquisizioni che hanno riguardato due nostri corridori sono risultate vane - spiega Claudio Corti, team manager della Saeco -. La squadra è tranquilla, perché non abbiamo niente da temere. La giustizia deve fare le sue verifiche ed è normale che gli agenti facciano il loro lavoro. L'orario, però, non mi è parso opportuno. E nemmeno il momento. Ancora una volta ci sarebbe voluto più rispetto per i corridori e per il Giro. Se qualcuno è responsabile deve pagare, ma si possono fare le indagini anche lontano dai riflettori". Sereni anche Mazzoleni (al quale è stata chiesta la ricetta per un antiasmatico a restrizione d'uso) e Spezialetti, che si è preoccupato piuttosto per la moglie incinta Anastasia, costretta a precipitarsi di notte nella loro casa di Fontanelle d'Atri (la moglie di Alessio Galletti, incinta anche lei, ha avuto un malore). Mentre Cunego, che era in camera con Mazzoleni, ha dichiarato: "Se c'ero, dormivo. Non è facile svegliarmi, mi sono girato subito dall'altro lato. Giusto in ogni
caso che gli agenti facciano quello che ritengono più opportuno per le loro indagini".
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-05-31 00:02
Il vincitore della Corsa Rosa racconta la sua avventura e le sue emozioni. Per quest'anno niente Tour, il pensiero è per Olimpiade e Mondiale.
CLUSONE (Bg), 30 maggio 2004 - Aveva detto "Mi do tre anni per vincere il Giro", l'ha vinto alla prima occasione buona, dimostrando che la
maglia rosa, come il potere, logora chi non ce l'ha. Damiano Cunego ha bruciato le tappe, è andato con le gambe più veloce e più lontano di dove potessero portarlo il calcolo e la ragione. La sua traiettoria di predestinato si è compiuta in un mese, ventuno tappe che gli hanno cambiato la vita e spalancato le porte dell'avvenire. Il nuovo che avanza ha la faccia pulita e i modi da scolaretto di questo ragazzino di Cerro Veronese, con i capelli a cresta, lo sguardo malandrino e una testa da campione. Un ragazzino che parla con la prudenza suggerita dai 22 anni e dalle raccomandazioni del mentore Giuseppe Martinelli, ma che possiede il carisma del leader naturale, tanto da essere riuscito a catalizzare intorno a sé la fiducia di un gruppo (da Mazzoleni all'ultimo gregario) destinato in partenza a supportare Simoni, il capitano spodestato con cui la concorrenza è diventata guerra aperta dopo l'affronto della tappa di Bormio 2000.
Una situazione difficile da gestire, per la Saeco e per il golden baby, che vive il giorno dell'apoteosi di Milano da separato in casa con Simoni. Non è un caso che il trentino sia stato l'unico, al risveglio in albergo, a non indossare la maglietta rosa preparata per le celebrazioni. Simoni ha fatto colazione da solo, disertando la conferenza stampa dell'ex delfino. La loro convivenza d'ora in avanti "non sarà facile", come ha ammesso lo stesso Cunego, per nulla pentito dello scatto irriverente di Bormio ("Mai pensato di umiliare Simoni, ma ho fatto la cosa giusta" . Definisce con tre aggettivi la sua vittoria al Giro. Inaspettata. "Se un mese fa mi avessero detto che avrei vinto quattro tappe e il Giro, mi sarei messo a ridere. A volte, se ci credi, i sogni si realizzano". Magnifica. "La maglia rosa è qualcosa di speciale". Collettiva. "E' stato un successo di squadra". Tre momenti che hanno deciso il suo Giro. "A Montevergine ho conquistato la maglia rosa e ho capito che potevo aspirare alla vittoria. A Falzes ce la siamo ripresi con una grande impresa e da quel momento ho pensato solo a tenerla. Ho perso la calma solo sulla Mendola, quando ho dovuto cambiare tre volte la bici. Ma l'ho ritrovata subito. Se ero in crisi, sono riuscito a mascherarlo bene". La fortuna? "Conta sempre. Ma ci ho messo del mio, perché a volte la fortuna bisogna cercarsela".
E' tra i sei più giovani vincitori di sempre. Coppi aveva due anni meno di lui quando vinse il Giro, Saronni appena uno in meno. Cunego ha ribaltato le gerarchie e le convinzioni, come Coppi con Bartali e Gimondi con Adorni. La sua maturazione è stata rapida quanto la sua ascesa. La Saeco si è ritrovata in casa un patrimonio che potrà fruttarle molto in termini di ritorno di immagine. Il team manager Corti e "papà" Martinelli hanno vinto grazie a lui il quarto Giro con quattro corridori diversi. E il ciclismo ha scoperto il campione che invocava, per riempire almeno in parte il vuoto lasciato dalla scomparsa di Pantani ("era il mio mito e un idolo per la gente, non meritava quella fine" . All'orizzonte ci sono già nuove sfide. "Quest'anno c'è l'Olimpiade di Atene e vorrei esserci. E poi il Mondiale, che si corre a Verona, in casa mia. Cinque anni fa ho vinto, ma ero junior, tutta un'altra storia". E il Tour? "Per ora non se ne parla, e forse nemmeno l'anno prossimo...". Quello sarà pane per Simoni e la sua voglia di riscatto.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
Spidermaan
Guru del cazzeggio Iscritto il: 2002-01-13
Messaggi: 26235
 | Postato: 2004-06-01 14:15
Le telefonate dei lettori in Gazzetta sommergono il vincitore del Giro: "Con te Pantani non è morto", dicono. E Damiano li conquista tutti.
MILANO, 31 maggio 2004 - Telefoni fissi e telefoni mobili che squillano tanto da fermarsi solo se staccati, una processione ininterrotta di Gazzette, foto e fogli da autografare, le luci della ribalta che non si stancano di incrociare il suo sguardo, strette di mani da crampi e tante di quelle attenzioni da rischiare la mancanza d'aria.
E' solo il primo giorno della seconda vita di Damiano Cunego, ma per essere un assaggio non lascia dubbi sul sapore; il veronese ha vinto il Giro d'Italia a 22 anni, 8 mesi e 11 giorni (sesto più giovane di sempre), e ora che il conta-età segna un numero uguale di anni e mesi, ma giorni 12, è puntuale come a Falzes: alle 14 si presenta in Gazzetta per rispondere alle telefonate dei lettori, che avevano pensato bene di scattare in anticipo: era già da un po' che la linea si prendeva con difficoltà.
Non va mai in difficoltà, invece, il ragazzo che ha spianato le montagne rosa e che aveva sempre detto "un giorno vincerò il Giro", però forse non sospettava di avere la capacità di saper rendere presente il futuro: saluta tutti, dice "grazie" a chi gli dice "grazie", quasi non si capacita di quanto grande sia stato quello che ha fatto.
Gli dicono: "Che Dio ti benedica". Gli urlano: "Con te Pantani non è morto". Gli sussurrano: "Mi hai fatto innamorare della bici". Gli chiedono "cosa mangi, come ti alleni, quando vai a dormire". Gli dedicano "una poesia da Vienna, da un italiano di Belluno, e forza Veneto". Gli tendono dolci agguati: "Scrivimi", "Vieni". Gli domandano spiegazioni e reclamano assicurazioni: "Ma allora, con Simoni tutto bene?". Gli tirano la volata: "Vai al Tour, solo tu puoi battere Armstrong". E non risuona soltanto la voce roca e vissuta dei vecchi suivers, ma al contrario arrivano forte e chiari gli acuti di chi ai 18 anni ne ha di strada da fare per arrivarci: il giovane Cunego ha tanti giovani fans.
Lui, il giovane Cunego, dà appuntamento ai consueti circuiti post-Giro (il primo questa sera ad Arona), conferma che Simoni è tutto tranne che un nemico e che ce ne vorrà per vederlo al Tour de France, pensa al "meritato riposo" e si rende conto della nuova dimensione quando sono passate due ore e ancora non s'è riconquistato la libertà: ci sono da fare le foto dietro la storica immagine di Coppi e Bartali, l'intervista con una troupe giapponese e un sacco di varie ed eventuali. Occhio: non saranno tutti così i giorni della sua seconda vita; potrebbero essere ben "peggiori", se continua a pedalare così veloce.
----------------- "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di se,
un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo,
senza aver mai provato pena per se stesso"

Email
www
Quote
|
|
|
|
|