Abriel
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Messaggi: 566 Da: Scombischera
 | Postato: 2008-04-01 15:34
Nel 1979, dopo un brevissimo provino (una cassetta registrata di 10 minuti con un servizio sull' East African safari) entrai a fare parte del mondo della radio collaborando ad una piccolissima emittente locale. Facevo un programma settimanale di motori e, visto che eravamo molto pochi, ogni tanto mi capitava di leggere il notiziario e di incollare cartoni di uova (a quei tempi il migliore e più economico insonorizzante del mondo) alle pareti. Un bel giorno di settembre capitò l'occasione di andare in trasferta. C'era la possibilità di accreditarsi al GP "Dino Ferrari" di F1, non valido per il campionato ma dalla valenza tecnica eccellente. Un giorno mi alzai di buon mattino e presi il treno per Imola. I tempi erano ancora abbastanza pionieristici. I nuovi box (ora già sostituiti) ancora non esistevano e la sala stampa era ancora un angusto spazio dietro la tribuna centrale. Avevano appena inventato il fax e la Infotec ne presentava uno proprio all'autodromo, per le esigenze dei giornalisti. I servizi si dettavano rigorosamente tutti al telefono e le cabine erano posizionate all'interno della torre della direzione gara. Per fare una telefonata c'era la fila, ma una volta ottenuta la cornetta i collegamenti erano velocissimi. Gestiva l'Azienda di Stato per i Servizi Telefonici e le cose erano teleguidate da Bologna. Alzavi la cornetta, spingevi un pulsante, ti rispondevano: a che numero vuole essere collegato?. Gli dicevi il numero e la signorina a questo punto ti chiedeva se gradivi addebitare la chiamata sulla Tessera UIT oppure fare la "reversibile" (paga il destinatario). Abbassavi la cornetta e dopo pochi minuti il telefono squillava ed eri in contatto coi tuoi interlocutori. Si scriveva a macchina, di solito su scassatissime portatili Olivetti che, a vista, erano reduci da un sacco di viaggi e battaglie professionali. Sulle macchine da scrivere e sulle custodie campeggiavano le solite collezioni di adesivi in tema: Marlboro, Gulf, Texaco, Martini e Rossi, Essex, Durex (sponsor della Surtees, sic). I radiocronisti brasiliani avevano gli adesivi della Brahma, della Skol e della Copersucar. Assieme a quelli argentini urlavano come pochi. Enrico Benzing, compassato ingegnere prestato al giornalismo, aveva sempre il dubbio che fossero convinti di "bypassare" i sistemi di teletrasmissione: forse urlando forte li potevano sentire a Rio o a Mar de la Plata senza usare i microfoni. Girando per il paddock, mi imbattei in un uomo Marlboro che vedendo la scritta "press" sul lasciapassare mi invitò ad entrare in uno spazio recintato ove la Philip Morris organizzava un "cocktail" (alle 10 del mattino, sic) con i piloti partecipanti. Intervistai Bruno Giacomelli, a quel tempo pilota dell'Alfa Romeo F1 targata proprio Marlboro e riuscii a fare dire 2 parole a Giacomo Agostini (che correva con una vetusta Formula Aurora) ed Elio de Angelis (Shadow). Intervistai anche Mauro Baldi, quel giorno protagonista del Momomarca Renault5. Nelle settimane successive mi dedicai al motociclismo andando a svariate gare di campionato italiano senior (si chiamava proprio così) ed alla Coppa Agv delle Nazioni, una gara a squadre destinata a soccombere sull'altare del "solo il Mondiale ha diritto di cittadinanza".
Il resto alla prossima puntata.
Abriel
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