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Perchè Saffo e Lesbo...

Scritto da sara23 il 2004-07-21 17:29

Tante sono state le parole spese intorno a Saffo, la più grande poetessa di tutti i tempi, colei che ha parlato dell'amore in toni a volte tenui, a volte appassionati e vibranti, come nessuno mai, nel corso dei secoli è riuscito a fare. Da molti è "solamente" considerata la più grande tra i lirici monodici (poesia monodica).

Il lessico bizantino Suda ci dice che Saffo nacque ad Ereso, un piccolo centro occidentale dell'isola di Lesbo, figlia di un aristocratico dell'isola, anche se poi si trasferì nella parte orientale, a Mitilene, dove trascorse il resto della sua vita. Visse a cavallo tra il VII ed il VI secolo a.C. , contemporaneamente ad un altro grande poeta, e compatriota, Alceo, che in un frammento la apostrofa "Saffo divina, chioma di viola, sorriso dolce come il miele". Secondo il latino Ovidio, in realtà, Saffo era piccola di statura, bruna e non bella, mentre Platone la definisce "la bella" (...purtroppo la descrizione più verosimile sembra essere quella del buon Ovidio! n.d.r.)
Sposò un uomo molto ricco, Cercila di Andro, da cui ebbe una figlia, cui diede il nome della propria madre, Cleide. In molti frammenti ritrovati la poetessa parla della figlia, paragonandone, ad esempio, la bellezza, a dei fiori d'oro, o consigliandole come acconciare i capelli.
Da alcuni frammenti che sembrano rimpiangere la giovinezza ormai lontana, è stato dedotto che Saffo fosse giunta ad età avanzata.

Saffo ospitò o riunì nella propria casa parecchie ragazze, che la Suda definisce come "allieve" o "compagne", provenienti da Paesi lontani. Per indicare tale cerchia si usa solitamente il termine tìaso, termine che però la poetessa non utilizza mai. Ella preferisce definire la sua cerchia come "seguaci delle Muse", in quanto le sue allieve apprendevano danza, canto ed altre arti patrocinate appunto dalle Muse. Lo scopo del tìaso è quello di educare ed inserire le giovani nella società delle donne sposate.
E' però importante dire che le attività cui queste ragazze si dedicavano sotto la guida di Saffo (danzare, cantare, intrecciare corone, cospargesi di unguento, partecipare a feste e riti) non erano le stesse che avrebbero svolto come mogli e madri, ma erano viste come educazione fondamentale per poterlo diventare. Le ragazze che venivano educate da Saffo acquisivano pregio
agli occhi dei futuri mariti.
Tra Saffo ed alcune di queste fanciulle esisteva un legame omo-erotico, di cui resta traccia evidente in alcuni frammenti: ne derivano le espressioni di amore lesbico o saffico, che hanno diffuso la fama della poetessa tra i moderni ancor più delle sue odi
(cosa, questa, davvero molto triste, n.d.r.)
L'omoerotismo di Saffo non era considerata una devianza, ma un elemento rituale dei gruppi giovanili, maschili e femminili. Il fine di questi rapporti tra adulto e ragazzo avevano, per il pensiero comune dell'epoca, un fine pedagogico, altrimenti, quale madre avrebbe lasciato in educazione a Saffo le figlie se tutto questo fosse stato giudicato vergognoso?

Ogni attività del tìaso era svolta in nome di Afrodite, rappresentata nella prima ode si Saffo come
"colei che atterra e suscita, affanna e consola"
Il tìaso di Saffo era in concorrenza con altri, ma si distinse tra tutti per la poesia, quasi tutta autobiografica e d'occasione, in cui ella cantava l'amore per l'uno o per l'altra allieva, le proprie passioni, il modo di vedere la vita: una poesia del tutto personale, con anche fini pedagogici. Cantando l'amore e la passione realizzava gli ideali rappresentati da Afrodite.
Una tradizione diffusa voleva che Saffo fosse morta gettandosi dalla rupe di Leucade (rupe mitica da cui, secondo la leggenda, si gettava chi voleva dimenticare una pena, n.d.r.), perché il giovane Faone aveva respinto il su amore. Ma Faone era una figura mitica connessa alla cerchia di Afrodite, e Saffo ne aveva fatto menzione nei suoi canti: è probabile che di qui i commediografi ne avessero tratto spunto per una deformazione irrisoria della poetessa.

I grammatici alessandrini suddivisero l'opera di Saffo in nove libri, catalogati a seconda del tipo di metro utilizzato.
Ella possiede uno stile essenziale, concreto, che va dritto al cuore delle questioni, eppure il tutto è narrato con incredibile musicalità, con immagini, vocaboli e suoni che trasfigurano la realtà terrena innalzandola ad una sorta di paradiso terrestre.

Della sua opera ci resta una sola ode intera e frammenti di altre odi, arricchiti da fortunate scoperte di papiri.
Il dialetto usato da Saffo è quello eolico dell'isola di Lesbo.



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