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MyBlog: PRINCIPE GUERRIERO E FIGLIO DI EFESTO

COME TRATTARE LE DONNE CHE ROMPONO

Scritto da FalcoRossoexCB il 2005-02-17 12:01



VISTO CHE PENSATE CHE SIANO TUTTE MASTURBAZIONI MENTALI MIE LEGGETEVI QUESTO.

Rov Erstar per il mensile Ciak


La nuova sorprendente eroina americana si chiama Lee Holloway. È il sogno di ogni manager: poco più che ventenne, sorriso dolce, buone maniere, buona famiglia, pronta allo straordinario senza problemi. Ma è anche l'incubo di ogni manager. Perché Lee, segretaria apparentemente perfetta, ha un vizietto nascosto: è decisamente masochista. Per cui fa errori a catena. In modo da essere punita. Secretary racconta con un umorismo un po' dark le sue avventure lavorative e amorose; l'anno scorso vinse il premio della giuria al Sundance Festival e ora è diventato un piccolo caso.


È uscito negli Stati Uniti solo nel circuito d'essai, in 11 sale, e ha incassato ben 4 milioni di dollari. Un cinema di Los Angeles, il Galaxy di Hollywood, lo proietta ininterrottamente da cinque mesi, e per la festa di San Valentino, ha raddoppiato il numero delle proiezioni: dalla mattina presto a notte inoltrata. Spiegazione: quella fra la segretaria Lee (l'attrice Jackie Gyllenhaal) e l'avvocato Edward (James Spader), anche se decisamente fuori ordinanza, è veramente una romanticissima love story. Come suggerisce uno dei manifesti del film (una donna piegata, lo slogan «assumi la posizione» e la scritta "secretary" sul sedere), la sculacciata, correttiva e pedagogica, è l'atteso coup-de-théatre della trama. Il film, sapientemente mediatico, ha scatenato saggi e dibattiti sulla stampa e su Internet. Anche se il regista è maschio (l'esordiente Steven Shainberg) tutto il resto è femminile: Mary Gaithskill, che ha scritto il racconto di partenza, ed Erin Cressida-Wilson che l'ha sceneggiato. E Jackie Gyllenhaal che ha combattuto ferocemente per ottenere la parte.


Rientra così dalla porta principale, un archetipo minore della storia del cinema, che finora aveva usato la finestra per svicolare di nascosto nell'immaginario degli spettatori. È la sculacciata, in inglese spanking (per cui la sigla sm, sta per spanking movies, e non per sadomaso), che ha i suoi maestri e i suoi studiosi. Già nel 1895, Louis-Jean Lumière la rappresentava al maschile in L'arrosère arrosé, in cui un ragazzaccio dispettoso veniva punito e diventava il capostipite di tutta una serie di discoli da raddrizzare, i vari Tom Sawyer, David Copperfield o la banda della Guerra dei bottoni. Nel 1907 il suo rivale Thomas Edison in Stage Struck osò introdurre l'elemento femminile: tre ragazze scappate di casa per fare le artiste, raggiunte e punite cumulativamente. Dai loro genitori.


La prima scena volutamente maliziosa è quella di Harold Lloyd nel film Tutte e nessuna del 1924. Dopo aver sfilato una scarpa alla sua partner Jobina Ralston, la usa per sculacciarla. Da allora ogni strumento è stato buono: paletta, padella, battipanni, spazzola, racchetta da ping pong, giornale. Anche se i puristi sostengono che niente può sostituire degnamente la mano nuda. Dan Rivera, un artista californiano, è arrivato a contare 272 sm, spanking movies (più un centinaio di show tv). E lui cataloga solo quelli in cui è la donna a subire la pratica.


Gli anni d'oro sono stati i Quaranta (solo nel 1941,8 film). Durante il famigerato codice Hays, che vietava ogni forma di sesso e violenza, la sculacciata anziché scomparire ha proliferato. «Non potendo mostrare niente, registi e produttori cercavano sottili alternative», spiega Rivera. Per lo stesso motivo foto promozionali mostravano attrici che si dimenavano sulle ginocchia dei partner, anche se poi la scena nel film non c'è. Il Titanic del genere viene considerato il western McLintock.
Il protagonista, John Wayne, non solo convince il suo futuro genero a somministrarla alla fidanzata, che è sua figlia, ma poi si occupa personalmente della sua capricciosa moglie. Allertati da una furba campagna stampa, gli spettatori aspettavano per tutto il film quella scena madre risolutiva. Il messaggio era tutto in una battuta: «Quando non serve più alzare la voce, alza la mano». La sculacciata hollywoodiana è entrata in crisi dopo il'68 (un solo film nel decennio'70-'80, Nashville Girl, e si trattava di padre e figlia) causa la nascita del femminismo.


È tornata solo nel 1984, con una novità: nel film Ho sposato un fantasma era lei (Victoria Tennant) a chiederla a lui (Steve Martin). Primo esempio di sculacciata consenziente.
Nella storia di questo sottogenere c'è anche qualche nome italiano: Pasquale Festa Campanile, regista de La matriarca con Catherine Deneuve e proprio de La sculacciata con Sydne Rome, che è una specialista perché l'aveva già sperimentata in Che?, di Roman Polanski, un esperto (l'ha piazzata sia in Cul de sac che in Per favore non mordermi sul collo). Nel 1991, poi, Mauro Bolognini la usò in La villa del venerdì tratto da un racconto di Alberto Moravia (a venir sculacciata era Joanna Pakula).


Dagospia.com 4 Marzo 2003



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